Elisabeth Byrs, portavoce del World Food Programme ha informato l’agenzia Reuters, che L’OMS ha provveduto a consegnare la prima fornitura di attrezzatura medica in Africa. Il volo “della solidarietà” è atterrato il 14 aprile ad Addis Abeba trasportando in Etiopia presidi medici di diverso tipo: un milione di mascherine, guanti, occhiali, camici, termometri e ventilatori.

Materiale che dovrebbe essere sufficiente, agli operatori medici, per fornire assistenza ad almeno 30000 pazienti in tutto il continente.  Dall’Etiopia, si provvederà a distribuire le attrezzature in Sudan, Eritrea, Somalia e Tanzania e, da questi Paesi, a quanti più Stati possibili. John Nkengasong, direttore del centro di controllo delle malattie dell’Unione Africana ha commentato l’iniziativa con ottimismo sostenendo che le forniture mediche sono state tempestive e aggiungendo che il continente è ancora in tempo per sconfiggere il diffondersi dell’infezione.

In Africa, al momento, i numeri confermati sarebbero 15.249 casi e 816 decessi. La certezza sui dati, ovviamente, resta debole data la mancanza di kit diagnostici.

Nonostante l’intervento delle Nazioni Unite per la lotta del Covid-19, in Africa resta alta la preoccupazione. Ad allarmare la popolazione, infatti, non è il virus ma le conseguenze del lockdown. Le misure restrittive stanno impendendo, in almeno 33 dei 54 paesi africani, la distribuzione delle scorte alimentari nei mercati e nelle zone rurali. La situazione, dunque, non fa che aggravare il problema dell’approvvigionamento alimentare in Africa: secondo i dati di Oxfam, già prima della pandemia, 250 milioni di persone non aveva abbastanza cibo (una persona su cinque) e un quarto della popolazione dell’Africa sub-sahariana soffre di malnutrizione.

Le conseguenze, sono già visibili negli episodi di tensioni in diverse aree del continente. In Kenya, ad esempio, la scorsa settimana, migliaia di persone disperate si sono ammassate in un punto di distribuzione di forniture alimentare, causando una ressa che ha portato, alla fine, ad una repressione da parte della polizia. In Zimbabwe, invece, la polizia ha confiscato tre tonnellate di frutta e verdure trasportate da un gruppo di contadini che avevano viaggiato di notte nel tentativo di eludere le restrizioni, per consegnare gli alimenti in uno dei mercati più importanti del Paese. La vicenda ha avuto una grande risonanza sociale che si è conclusa con un rogo delle scorte alimentari appiccato dalle autorità, con il fine di “punire” simbolicamente la violazione delle misure. Il rogo si è consumato davanti a centinaia di persone affamate che si erano recate al mercato nella speranza di recuperare alcune scorte di cibo.

È chiaro che in Africa, come nelle aeree più disagiate dei Paesi occidentali, l’emergenza sanitaria è anche e soprattutto un’emergenza economica. Il Covid-19 sta lasciando emergere le debolezze del sistema economico, sia nei territori nazionali che a livello mondiale.  Un sistema poggiato su equilibri instabili che dovranno essere ripensati alla fine di questa crisi.

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Giusy Monforte

Giusy Monforte

Laureata in Scienze Politiche a Catania, si specializza in Studi Internazionali all'Orientale di Napoli prestando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo aver svolto un tirocinio presso la rivista di geopolitica Eurasia, ha collaborato con la rivista di teoria e politica Pandora, con il quotidiano di approfondimento politico L'Indro e con "Russia2018". Attualmente si occupa di analisi geopolitiche per l'Osservatorio Russia e per l'Istituto Analisi Relazioni Internazionali.
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