Attanagliata come tutti i paesi dell’estremo oriente, la Corea del Sud emerge al resto del mondo sia come esempio di democrazia made in Asia sia come modello vincente al contenimento del corona virus, quali sono gli altri punti forti di questo relativamente piccolo stato peninsulare?

La Corea del Sud oggi è considerata dall’opinione pubblica occidentale come un allievo modello. Si tratta di un paese nato dal processo di decolonizzazione post seconda guerra mondiale, un paese che ha resistito all’invasione Nord Coreana e Cinese durante il conflitto del 1950-1953 e un popolo che ha sopportato decenni di dittatura militare filo occidentale.

Essa rappresenta un fulgido esempio di come l’adozione al sistema capitalistico sia stato in grado debellare la povertà assoluta fino a diventare l’undicesima economia mondiale come PIL nominale e ventottesima come PIL Pro Capite.Assieme al decollo economico, frutto di una parziale politica di sostituzione alle importazioni e supporto alla creazione di economie di scala, la Corea del sud ha recentemente guadagnato lustro con la diffusione della sua industria cinematografica di grande spessore. 

Il cinema e l’arte in generale sono veicoli potentissimi di soft power, lo sanno bene gli Stati Uniti d’America che con la nascita di Uollywood hanno rapidamente diffuso in tutto il mondo l’American Dream ed i valori ad esso connessi: guardateci, è bello essere americani. Laddove però l’equazione sembra essere a soluzione univoca, è bene tenere in mente come non tutti i paesi che abbiano investito nell’industria del cinema abbiano ottenuto lo stesso risultato. E’ il caso dell’India che non ha ancora raggiunto la stessa qualità e varietà di genere con Bollywood, ed è sopratutto il caso della Cina, i cui milioni di Yuan hanno saputo produrre solamente prodotti kitsch di bassa propaganda. 

Il cinema coreano piace, e non è frutto di una improvvisa folgorazione bensì il lavoro accorto di registi colti e intelligenti, un cinema che è cresciuto negli anni, pazientemente, arrivando nel 2020 alla consacrazione mondiale con “Parasite” di Bong Joon-ho, primo film straniero in assoluto ad aggiudicarsi la statuetta come Miglior Film. 

Consegnare la statuetta ad un film non americano non rappresenta solo il riconosciuto apprezzamento della critica, ma anche, simbolicamente, la presa di coscienza di come ormai il mondo non sia Atlantico centrico.  La Corea ha superato i suoi maestri occidentali, ma per fortuna, non ha rinnegato i valori da essi ereditati, diventando a pieno titolo, assieme al Giappone, un baluardo regionale contro dittature e democrazie illiberali.

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