La vendita delle due fregate militari all’Egitto da parte dell’Italia smuove ulteriormente le acque all’interno della maggioranza di governo, l’operazione non è stata ben vista né dal PD né da una consistente fetta del Movimento 5 Stelle. La questione ha suscitato scandalo: perché?

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Cercando di fare un piccolo excursus sulle recenti relazioni tra Italia ed Egitto, di certo non si può dire che tra i due corra buon sangue. Prendiamo innanzitutto in considerazione la questione legata all’omicidio di Giulio Regeni tra gennaio e febbraio 2016, ancora oggi si attende chiarezza da parte del governo egiziano che è stato sospettato di aver giocato un ruolo chiave nell’omicidio del giovane ricercatore, con lo stesso Parlamento europeo si espresse duramente sulla questione accusando l’Egitto di grave violazione dei diritti umani. Intavolare adesso una trattativa del genere con l’Egitto (tra l’altro di natura militare) viene visto come uno schiaffo in faccia gratuito rifilato alla famiglia Regeni, ma ciò che aggiunge ancor più scalpore a questa trattativa è anche la sua apparente insensatezza a fronte delle posizioni dei due Paesi nello scacchiere nord-africano. 

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L’Egitto è uno dei Paesi sostenitori di Haftar in Libia, a differenza dell’Italia che invece riconosce la leadership di Sarraj. Sappiamo tutti come l’evolversi dello scenario libico non abbia per niente favorito l’Italia negli ultimi tempi, se prima il nostro Paese godeva di un ruolo di partner privilegiato in Libia (soprattutto dal punto di vista dello sfruttamento delle risorse energetiche), in seguito alla guerra civile la posizione italiana si è andata sempre più indebolendo nell’ultimo decennio. Perché mai intavolare una trattativa del genere con un Paese non alleato e che, per giunta, è sostenitore di Haftar occupando di fatto una posizione nello scacchiere libico che va contro i tuoi interessi?

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Il Partito Democratico ha espresso il suo disappunto per la trattativa pretendendo che la questione venga portata in Parlamento, anche il Movimento 5 Stelle non l’ha presa bene ma è più spaccato riguardo la questione visto che Vito Crimi ha difeso la scelta del governo sottolineando l’ingente valore economico della trattativa, la più grande (in termini militari) fin dai tempi del dopoguerra. Luigi Di Maio (ministro degli Esteri) ha cercato di calmare le acque affermando come ancora la trattativa non sia da ritenersi del tutto conclusa ma oltre al caso Regeni e alla posizione egiziana in Libia alla polemica va ad aggiungersi quella che sembrerebbe l’ennesima delocalizzazione di attività produttive all’estero, a scapito della cantieristica nazionale. L’eccessiva dipendenza dall’estero a seguito delle delocalizzazioni industriali ha evidenziato, proprio nel corso di questa pandemia, una vulnerabilità del nostro Paese che non dovrebbe essere più sottovalutata.

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In un’intervista per Repubblica Giuliano Pisapia, vice-presidente della Commissione per gli Affari costituzionali del Parlamento UE, ha affermato come l’operazione italo-egiziana possa essere stata impostata in cambio del silenzio sul caso Regeni (così fosse sarebbe davvero un pesante schiaffo in faccia alla famiglia Regeni). C’è da notare, tuttavia, come la posizione italiana nello scenario internazionale sia alquanto insolita negli ultimi tempi, da un lato abbiamo visto come negli ultimi tempi il cordone che legava Italia e USA si sia sempre più indebolito e dall’altro abbiamo notato una sempre più grande apertura del nostro Paese alla Cina (non a caso il nostro è stato l’unico Paese europeo che ha ricevuto gli aiuti dalla Cina nel pieno della pandemia) e alla Russia, che a sua volta ha fornito solidarietà e aiuti medici durante la pandemia. Certo, abbiamo avuto anche gli aiuti USA, ma sono arrivati dopo, e in più abbiamo visto come l’opposizione di centrodestra guidata da Salvini e Meloni abbiano più volte rinvigorito la vicinanza che l’Italia dovrebbe avere verso gli Stati Uniti a dispetto di quella Cina che, a detta della destra, più che salvatrice è stata infettatrice. Da un lato quindi un governo che non ha nascosto dei sorrisi verso est, dall’altra un’opposizione che cerca di ricordare a tutti come siano gli USA l’alleato da preservare, e ora un’operazione con l’Egitto che oltre a essere insolita vista la posizione italiana nel fronte nord-africano di certo non renderà felici gli Stati Uniti e Israele.

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Stefano Privitera

Stefano Privitera

Stefano Privitera. Laurea in Relazioni Internazionali. Per lo IARI analizza la politica interna italiana
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