Le relazioni diplomatiche tra Somalia e Turchia affondano le radici nell’Impero Ottomano ma sono state riviste e si sono intensificate nel 2011 quando il governo di Erdoğan ha offerto il proprio sostegno politico, economico, umanitario e militare contribuendo alla sfida per combattere il terrorismo di Al-Shabaab.



La visita del Presidente Erdoğan in Somalia nel 2011 ha segnato l’inizio dell’influenza di Ankara nel Paese più ad Oriente del Corno d’Africa. Il presidente turco ha mostrato sin da subito un chiaro interesse per la posizione strategica della Somalia e, allo stesso tempo, si è premurato di fornire assistenza umanitaria e finanziaria e di rendere il Paese il principale snodo commerciale tra Turchia ed Africa. Il progetto turco per questa “partnership strategica” ha incluso anche una serie di iniziative mirate a rafforzare le basi di difesa e sicurezza del governo somalo considerata l’ingerenza sempre maggiore del gruppo terroristico di Al-Shabaab che opera controllando una buona parte del territorio tra cui anche la capitale (Mogadiscio), muovendosi regolarmente, imponendo la sua influenza anche in Paesi al confine, soprattutto in Kenya, e avendo contatti con altri organizzazioni terroristiche legate al DAESH presenti nel continente.

Per quanto la Somalia più volte abbia chiesto fiducia all’Unione Africana e alle Nazioni Unite per dimostrare di poter affrontare autonomamente le questioni in materia di sicurezza e difesa, si sono sempre presentate debolezze e fragilità del sistema interno che hanno necessitato un supporto esterno finalizzato a sradicare definitivamente questo sistema terroristico che rappresenta una minaccia alla sicurezza sia interna al continente che al di fuori di esso.

Così il 31 settembre 2017, in Somalia è stata inaugurata la più grande base militare turca all’estero con l’obiettivo di addestrare e aiutare l’esercito nazionale somalo che, tra le altre difficoltà, non può essere adeguatamente finanziato direttamente dalla Repubblica Federale di Somalia. Dati gli equilibri instabili, queste connessioni con la Turchia, soprattutto dal punto di vista militare, sono diventate imprescindibili ancor più quando si è trattato di facilitare ed assistere altri Paesi in operazioni nell’ex colonia italiana (come è avvenuto nella stretta collaborazione tra i servizi segreti turchi e dei servizi di intelligence italiani nell’operazione di salvataggio della volontaria italiana Silvia Romano rilasciata dal gruppo terroristico di Al-Shabaab il 10 maggio dopo 18 mesi di prigionia).

Erdoğan ha rinnovato più volte la sua solidarietà nella lotta contro la minaccia terroristica anche pagando questo impegno con la vita dei propri cittadini (alcuni di loro sono rimasti uccisi nei numerosi attentati organizzati da Al-Shabaab) a condizione di poter continuare a godere dei privilegi derivanti da questa partnership strategica che talvolta fa emergere anche aspetti legati alle interazioni contro l’Arabia Saudita e a favore del Quatar. Nella lotta al terrorismo in Somalia il ministro degli Affari Esteri turco ha accusato l’Arabia Saudita di finanziare direttamente il gruppo terroristico di Al-Shabaab. Di contro, negli ultimi tempi la Somalia sta sempre più intensificando i rapporti diplomatici con il Quatar.

 

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