Nella settimana dell’anniversario dell’inizio della guerra di Corea, le tensioni tra i due paesi preoccupano sempre di più l’equilibro della penisola coreana.

 Gli sforzi per giungere ad una pace ormai attesa da settant’anni saranno nuovamente messi da parte a causa dei recenti scontri tra le due Coree: una serie di episodi negli ultimi due mesi hanno portato all’attuale situazione delle due Nazioni, dove non vi è più una linea diretta per la comunicazione tra i due Paesi. Non è la prima volta che Corea del Nord e Corea del Sud si trovano in una situazione ad alto rischio di coinvolgimento militare: la storia delle relazioni bilaterali della penisola coreana presenta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale un panorama complesso.

Dalla guerra alla Sunshine policy

La guerra di Corea scoppiò il 25 giugno 1950 con l’invasione da parte dell’esercito nordcoreano dei territori della Corea del Sud. Da una parte la Corea del Nord di stampo comunista (con Cina e Unione Sovietica che sarebbero presto divenuto suoi  alleati) dall’altra la Corea del Sud (alleato degli USA) portarono avanti il conflitto per oltre tre anni causando circa tre milioni tra feriti e morti: solo con la firma dell’armistizio di Panmunjom, venne istituito quello che ancora oggi rappresenta il confine dei due Paesi (meglio noto come “LDM” la linea di demarcazione militare che si trova all’altezza del 38° parallelo). Dopo più di venticinque anni di tensioni (nonostante l’armistizio infatti la Corea del Nord non riconosceva la Corea del Sud come Stato e viceversa), un primo tentativo di riappacificazione si ebbe con Richard Nixon e con la sua apertura nei confronti della Cina, da sempre partner e alleato della Corea del Nord. Nonostante però gli sforzi di apertura di un dialogo tra i Paesi della penisola coreana, la situazione non mutò e si dovette aspettare il crollo dell’Unione Sovietica per arrivare ad un primo vero accordo: nel dicembre 1991 venne siglato l’accordo di cooperazione e non aggressione, anche chiamato “Accordo Base” con la quale i due Paesi riconoscevano la legittima esistenza l’uno dell’altro. Per la Corea del Nord, la decisione di siglare questo patto, fu più una mossa strategica quasi obbligata sia a causa della fine dell’Unione Sovietica sia per la profonda crisi economica in atto nel Paese.

È proprio durante gli anni 90 che la Corea del Nord iniziò lo sviluppo del proprio programma nucleare: nel 1994 sotto la guida di Kim Jong-II oltre al programma nucleare iniziò anche lo sviluppo dei programmi per la realizzazione di razzi balistici. Tali avvenimenti preoccuparono non solo la Corea del Sud ma anche il panorama internazionale: per cercare di allentare le iniziative del Nord e per rinnovare ed ampliare la propria economia, verso la fine degli anni 90 la Corea del Sud con a capo Kim Dae -Jung cercò nuovamente di stringere accordi con i vicini del nord. Nonostante episodi di tensione che continuarono a verificarsi (tra i più noti lo scontro navale di Yeonpyong nel 1999 a cui farà seguito un simile episodio nel 2002), a partire dal 1999 la Corea del Sud ha attuato la “Sunshine Policy”: voluta dal presidente Kim Dae-jung, tale linea politica ricordava una versione della Ostpolitk, con la Corea del Sud che riconosceva la Corea del Nord come Nazione. Tra i punti del programma vi era anche la decisione della Corea del Sud di non tentare in alcun modo di invadere il nord della penisola ma di stringere un patto di tipo cooperativo – economico con i propri vicini.

 

La politica del sole ebbe certamente risvolti positivi: nel 2000 il presidente sudcoreano si incontrò a Pyongyang con il presidente Kim Jong-II in quello che fu il primo vertice tra i due Paesi dopo 55 anni. Un altro segnale positivo avvenne in settembre durante la cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi di Sidney in cui gli atleti di entrambi i Paesi marciarono insieme per la prima volta lungo la passerella di presentazione.   Anche dal punto di vista economico vi furono importanti sviluppi: si creò infatti nel 2003 la regione industriale di Kaesong dove si stabilirono più di cento aziende sudcoreane che potevano operare in Corea del Nord. Se però da una parte sembrava esserci la possibilità di una futura trattativa di pace, le delegazioni non portarono avanti in modo concreto l’idea di una nuova unificazione e da una parte le critiche al programma della politica del sole insieme alla diffidenza degli Stati Uniti nei confronti della Corea del Nord, portarono questa ad interrompere i contatti e a ricominciare lo sviluppo del proprio programma nucleare (in quel periodo la Corea del Nord allontanò dal Paese gli ispettori inviati dall’ONU e nel 2006 avvenne il primo test nucleare).  

Gli ultimi anni e la nuova tensione

Gli ultimi dieci anni sono stati pervasi da continui alti e bassi tra le due Nazioni: questi hanno anche provato numerosi incidenti lungo la ZDC (la zona demilitarizzata coreana) che hanno portato anche alla morte di civili. A partire dal 2017 sembrava che la situazione avesse ripreso finalmente un equilibrio: il nuovo presidente sudcoreano Moon Jae – In aveva infatti dichiarato di voler riavvicinare il proprio Paese con la Corea del Nord per siglare un trattato di pace e riprendere i rapporti bilaterali tra le due Nazioni, in più il rapporto instauratosi tra Donald Trump e Kim Jong-Un aveva dato l’illusione di una possibile risoluzione delle ostilità all’interno della penisola e anche una possibile apertura sul piano internazionale. Il 27 aprile 2018 il presidente sudcoreano Moon Jae -In e il presidente nordcoreano Kim Jong-Un si sono incontrati nella zona demilitarizzata. Argomenti discussi in tale occasione sono stati la possibilità di denuclearizzazione della Corea del Sud e dall’altra parte di un’interruzione del programma nucleare della Corea del Nord: con la firma della dichiarazione di Panmunjom si intravedeva una possibile fine al travagliato percorso dei due Paesi.

Ma ancora una volta, quella che doveva essere una tanto attesa fumata bianca si è nuovamente trasformata in fumata nera. L’inasprirsi dei rapporti con gli USA e i nuovi esperimenti nucleari della Corea del Nord hanno rinnovato nuovi attriti e nuove tensioni fino ad arrivare ai giorni nostri con quella che è stata definita come “crisi dei volantini”. Nel corso di maggio e giugno numerosi disertori nord coreani hanno inviato medicinali, mascherine e materiale propagandistico tramite palloncini oltre il confine nordcoreano. La Corea del Nord ha ritenuto questi episodi come affronti alla leadership del Paese, tanto da aver minacciato ritorsioni e azioni provocatorie nei confronti della Corea del Sud. In questo caso la risposta del presidente Moon Jae – In non si è fatta attendere, affermando che la Corea del Sud non avrebbe accettato in alcun modo nuove provocazioni da parte del governo guidato da Kim Jong-Un. Dopo lo scambio di fuoco avvenuto a maggio nei pressi di un posto di guardia sudcoreano, martedì scorso è avvenuta l’esplosione dell’ufficio di collegamento inter-coreano, situato proprio vicino al confine, nella zona di Kaesong. L’ufficio non veniva più utilizzato da inizio gennaio e tale avvenimento era stato precedentemente annunciato da Kim Yo – jong, sorella del presidente Kim Jong -Un, della quale negli ultimi mesi si era parlato molto in seguito alla sparizione del presidente nordcoreano di oltre tre settimane.

Mentre la situazione resta tesa, con la Corea del Nord che ha annunciato che se necessario verrà disposto l’esercito lungo la linea demilitarizzata, ora dobbiamo attendere le mosse di Seul che ancora non ha dato risposta in seguito all’esplosione dell’ufficio a Kaesong. Ciò che è certo è che in un momento in cui la prima preoccupazione della Corea del Sud fino a qualche settimana fa era la battaglia al Covid19, ora Seul deve fare attenzione all’imprevedibilità dello storico vicino per evitare ulteriori episodi di questo genere. In ogni caso, sembra che il processo di riappacificazione tanto bramato dal presidente Moon Jae-In non si avvererà presto ma che anzi la penisola coreana rischia di rivivere in futuro un nuovo conflitto tra i due Paesi.

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