L’idea globalmente riconosciuta e accettata, di un Artico come una zona di pace e cooperazione, negli ultimi anni si sta pian piano allontanando dalle strategie delineate da ciascuno Stato per la regione circumpolare. Con il succedersi dei governi e con una maggior incidenza dei cambiamenti climatici, l’Artico diventa sempre più scivoloso e in questa situazione nuova il Regno Unito, si è fatto spazio in maniera silente, affermando una politica chiara e attuando delle azioni concrete.

Tra tutti gli attori già presenti e attivi su ghiacci, si annovera il Regno Unito, che nell’ultimo anno ha cambiato decisamente la sua strategia sulla regione. La storia della presenza inglese nella regione artica comincia nel 2018, con l’annuncio dell’allora segretario alla Difesa Gavin Williamson, che dichiarò la natura polare del Regno Unito e l’attuazione di una strategia artica di difesa (DAS).

Royal Marine Reservists durante un’esercitazione in Norvegia (Fonte Royal Marine)

A questo primo annuncio sono seguite svariate azioni, tra cui la ripresa da parte della Royal Navy delle operazioni sottomarine, il programma decennale di addestramento di oltre 800 Royal Marines all’anno con la cooperazione delle forze norvegesi, l’acquisto di una flotta di Poseidon P-8 per pattugliare un’area che va dall’Atlantico settentrionale sino all’estremo nord e in ultimo in ordine di tempo il supporto alle operazioni NATO con la Royal Air Force Typhoons, sullo spazio aereo islandese.

La politica inglese per l’Artico consta di tre pilastri: scienza con molteplici studi sul cambiamento climatico, incentivi allo sviluppo tecnologico e per la protezione ambientale; commercio di gas e petrolio, seppur in misura minore il turismo ed infine la difesa dei propri confini e dei confini dei propri alleati.

La leadership britannica nelle attività scientifiche dell’Artico, in particolare, potrebbe dipendere dalla forma futura delle relazioni del Regno Unito con l’UE. Gli interessi britannici nell’Artico e nel Baltico sono convolventi e talvolta si intersecano in quanto fanno tutti parte del grande disegno di un High North più ampio e più accessibile.

Il Regno Unito, i Paesi baltici e i paesi nordici condividono anche interessi comuni nel preservare la forza della NATO nell’Artico, anche attraverso le esercitazioni NATO Trident Juncture 2018.

E’ certo però che il futuro della strategia del Regno Unito per l’Artico dipenderà dai risultati delle prossime elezioni. Come si è visto, negli ultimi due decenni, l’approccio del Paese all’Artico è cambiato per tematiche e per strategie in base ai vari governi che si sono succeduti.

Base di ricerca in Artico (Fonte Defense One)

Ad ogni modo per il Regno Unito, rimane importante comprendere gli interessi di tutti gli alti attori presenti nella regione. Tra questi la potenza russa, nei cui confronti, l’approccio adoperato sino ad oggi è stato quello dei “buoni rapporti di vicinato”. A questo si aggiungano anche attori nuovi quali l’India, la Cina e il Brasile.

Rispetto a queste tra grandi potenze il Regno Unito mantiene canali diplomatici aperti e fluidi, riconoscendo che se il mondo si rivolge a fonti rinnovabili di energia pulita e a basso costo, mettendo in crisi la domanda globale di combustibili fossili, la Russia agirà in modo più deliberato per proteggere le risorse dell’Artico e trarne vantaggio. Questo potrebbe comportare la piena egemonia di Russia e Cina nel trasporto marittimo in Artico, a tal proposito, lasciare un canale aperto verso queste potenze, potrebbe significare una spartizione della navigazione artica in un futuro nemmeno troppo lontano.

E’ chiaro che l’Artico sta sollevando nuove domande per la NATO e tutti i paesi, come il Regno Unito, che cercano di trarre vantaggio da una nuova era di geopolitica artica scivolosa. Toccherà aspettare però le prossime elezioni inglesi e il futuro dei rapporti tra Londra e Unione Europea per capire quanto una leadership inglese sia possibile tra i ghiacci.

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