La diplomazia del “Non-Allineamento” adottata da Nehru durante la Guerra Fredda è stata utilizzata come strumento di allontanamento delle mire egemoniche dei due blocchi e come piattaforma di visibilità per l’India dopo la sua decolonizzazione. La disgregazione del blocco sovietico, però, ha spinto New Delhi a rimodulare la propria strategia, spostando il proprio focus geopolitico sempre più a Est.



Nel 1947 l’emanazione del Indian Indipendent Act ha messo fine al dominio coloniale britannico sulla penisola indiana con la creazione di due stati indipendenti: l’India e il Pakistan. All’indomani della decolonizzazione, il governo dell’India è stato guidato dal Primo Ministro Jawaharlal Nehru che ha delineato i principi cardine di politica estera del paese durante il periodo della divisione bipolare del globo. Il primo di questi principi è stato il “Non-Allineamento” e la creazione di un terzo polo di potere composto da stati afro-asiatici stanchi delle mire egemoniche e colonialiste dei paesi occidentali. Simbolo di questa battaglia è stata la Conferenza di Bandung del 1955, durante la quale Nehru e Zhou Enlai ribadirono l’importanza dei cosiddetti “Cinque Principi della Coesistenza Pacifica”. Il secondo principio, invece, è stato quello d’improntare la propria politica estera sui valori del realismo politico. La scelta di questi due principi portanti da parte di Nehru è stata giustificata dalla logica del tempo: l’India aveva da poco ottenuto l’indipendenza e l’obiettivo era la sua preservazione, evitando di finire sotto l’influenza delle due superpotenze e combattendo i conflitti per l’integrità territoriale, come quelli con Cina e Pakistan.1

La fine della Guerra Fredda, però, ha comportato una perdita di significato della politica del “Non-Allineamento”, considerando che la divisione in blocchi d’influenza fosse ormai venuta meno. Ne consegue una lunga fase di riforme economiche e di politica internazionale. Iniziatore e fautore di queste nuove riforme è stato il Primo Ministro Narasimha Rao. Dal punto di vista economico, l’economia indiana è stata liberalizzata sulla scorta dell’esempio cinese, iniziando la trasformazione in superpotenza. Dal punto di vista diplomatico, il Primo Ministro ha lanciato la Look East Policy, una politica estera che ha spostato l’attenzione di New Delhi verso i paesi del Sud-Est Asiatico, per migliorare la cooperazione e la connettività della regione. Queste due riforme costituiscono la spina dorsale della “Nuova India”, e sono state perseguite anche dai successivi Primi Ministri. A portare a un livello successivo la Look East Policy è stato l’attuale Primo Ministro Nerendra Modi, con la trasformazione della precedente in Act East Policy annunciata all’ India-Asean Summit nel 2014. Seppur i principi guida sono rimasti pressoché gli stessi, la visione è stata allargata anche al Nord Est Asiatico e all’Australia, chiarendo che l’impegno regionale dell’India non si limita soltanto a uno “sguardo”, ma a una partecipazione “proattiva”. I tre pilastri di questa nuova politica sono state le “3 C”: connettività, cultura, commercio.2

Le motivazioni che hanno spinto New Delhi a questo riorientamento sono diverse. In primo luogo sono stati importanti i motivi di carattere energetico. La deflagrazione dell’Unione Sovietica ha comportato la necessità di trovare nuovi partner economici per poter soddisfare i propri bisogni, fino ad allora compensensati dalla potenza sovietica come ad esempio per approvigionamento di armi e di risorse petrolifere. A questo si sono aggiunti gli effetti della guerra per la sovranità del Kuwait, la quale aveva mostrato all’India l’importanza di diversificare le sue aree di reperimento delle fonti energetiche, fino ad allora concentrate principalmente nella regione del Golfo. Paesi come il Myanmar, il Brunei, l’Indonesia con una grande disponibilità di risorse energetiche sono apparsi come potenziali partner ideali. Altrettanto importanti sono state le motivazioni di carattere economico. Il segretario del Ministero degli Esteri Dixit, il quale aveva aiutato il Primo Ministro Rao nella formulazione della nuova politica estera, non solo aveva apprezzato gli sforzi mostrati dal Giappone nell’aiuto economico dato all’India, ma aveva visto nel crescente dinamismo economico dell’Est Asiatico un nuovo modello e dei nuovi potenziali partner ai quali avvicinarsi. La risonanza assunta dal fantomatico “East Asian Miracle” era stato d’ispirazione per l’India nella sua fase di liberalizzazione e di sviluppo. Infine, particolare importanza hanno assunto le motivazioni di carattere politico. Fattore fondamentale è stata la rapida crescita economica cinese. L’assertività in politica estera mostrata da Pechino e l’engagement verso i paesi del Sud Est Asiatico ha avuto un forte impatto sulla percezione della sicurezza di New Delhi. Non solo la Cina è un importante alleato del Pakistan, ma i rapporti di forza creati nel Mar Cinese Meridionale hanno costituito una minaccia agli interessi indiani. Ad esempio, l’installazione di radar e la costruzione di strutture navali e militari sulle isole Coco e a Sittwe in Myanmar, e la sottomissione dello Sri Lanka attraverso la “trappola del debito” hanno particolarmente allarmato l’India. A ben vedere queste isole risultano vitali per la connettività tra la penisola indiana e il resto del continente asiatico, considerando che questa dipende proprio dai confini marittimi e continentali con il Myanmar e con il Bangladesh. Per questo motivo l’India sembra essere preoccupata dalla potenziale strategia cinese denominata “String of Pearls”, una “collana di perle” che vedrebbe accerchiato il territorio indiano dal vicino e dai suoi alleati, tra cui il Pakistan, collegando la Cina continentale con Porto Sudan, impedendone il rifornimento energetico, fondamentale per mantenere alto il tasso del suo sviluppo economico.3 Altrettanto importante è la sinergia politica che si è creata tra India e Giappone, soprattutto sotto l’amministrazione rispettivamente di Modi e di Abe. La complementarità economica e la condivisione del timore delle mire egemoniche cinesi hanno fatto convergere le strategie dei due paesi, i quali hanno dichiarato l’interesse nel mantenimento di una regione Indo-Pacifica libera nella navigazione dei mari (in particolare lo stretto di Malacca) e basata sui valori democratici. La cooperazione tra i due stati al momento sembra essere una delle più dinamiche della regione spaziando dall’ambito economico, a quello militare, fino ad arrivare a quello della sicurezza regionale. Ne è la prova la partecipazione nipponica al progetto indiano di Make in India, l’iniziativa bilaterale del Japan-India Defence Forum, e la presenza di entrambi gli stati nel Quadrilateral Security Dialogue, assieme agli Stati Uniti e all’Australia, tacciato da Pechino come strumento di contenimento della sua leadership in Asia.4

Le trasformazioni del sistema internazionale all’indomani della fine della Guerra Fredda hanno influenzato l’India nelle sue scelte di politica estera, spostando il suo orizzonte verso Est. Particolare rilievo sembrano aver assunto i motivi di carattere economico che hanno spinto l’India ad avvicinarsi al “Polo Confuciano”, la minaccia rappresentata dalla Repubblica Popolare Cinese, e la sintonia con l’arcipelago nipponico. Il governo indiano, rimane, comunque, cauto nel prendere una posizione troppo netta nei confronti di Pechino considerando anche le problematicità legate ai confini territoriali.     

        

 Fonti:

 

  1. Per un approfondimento in merito alla politica estera di Nehru, Indira Gandhi e Rajiv Gandhi durante la Guerra Fredda: Michelguglielmo Torri. Storia dell’India, Roma: Editori Laterza,2007, pp. 647-718.

 

  1. Chietigj Bajpaee, “Dephasing India’s Look East/Act East Policy”, Contemporary Southeast Asia 39, no. 2, 2017, pp. 348-372.

 

  1. Strategic Frontier Research Foundation, “China’s “String of Pearls”: The encirclement of India & how to break the chakravyuh?”, Sito web: https://www.strategicfront.org/chinas-string-pearls-encirclement-india-break-chakravyuh/ (Accesso effettuato il 19/05/2020).

 

  1. Observer Research Foundation, “India-Japan Strategic Cooperation: Impacting Indo-Pacific”, Sito web: https://www.orfonline.org/expert-speak/india-japan-strategic-cooperation-impacting-indo-pacific-61778/(Accesso Effettuato il 19/05/2020)

 

 

 

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