È un continuo vortice geopolitico quello che interessa la Libia contemporanea, spezzettato ricordo dello Stato sovrano dei tempi di Muammar Gheddafi, suo ultimo quarantennale leader.Il vento forte delle primavere arabe del 2011, che conclusero brutalmente l’epoca del rais di Sirte, ha fatto sprofondare la nazione libica in una apparentemente perpetua anarchia. La sua composizione territoriale era già marcatamente frammentata durante i decenni del potere Gheddafi, che nonostante l’identità clanica e tribale della società libica, era riuscito a fare sintesi fra le principali aree del paese: Tripolitania a nord-ovest , Cirenaica a est, Fezzan a sud-ovest. La mappa  sia geografica che politica della Libia di oggi, invece, ricalca solo formalmente le divisioni amministrative e concettuali della Libia del decennio scorso. Sempre più, inoltre, risulta chiaro come i fili del paese siano manovrati dall’esterno. Le principali istituzioni, sia quelle riconosciute dalla comunità internazionale come il governo di Tripoli, sia l’autoproclamato governo di Tobruck, hanno subito nelle ultime settimane non pochi stravolgimenti dei quali è facili pensare siano eterodiretti dalle potenze straniere che vigilano costantemente su quella porzione di Maghreb.

Il GNA tripolitano, il cosiddetto governo di accordo nazionale, ha deciso di riportare al suo incarico “originale” l’ormai ex Ministro degli Interni Fathi Bashagha.
Dopo aver annunciato la sua sospensione la scorsa settimana a seguito delle proteste contro la corruzione e le cattive condizioni di vita in cui versa la popolazione, in un post su Facebook il GNA ha annunciato che il Primo ministro Fayez al-Sarraj aveva “revocato la sospensione temporanea” di Bashagha, e che sarebbe tornato al suo ruolo lo stesso giorno. Fortemente delegittimato dagli insuccessi strategico-militari è invece Khalifa Haftar, il deus ex machina della parte est. I due schieramenti sono però le proiezioni di appetiti di cancellerie estere, rispettivamente di Turchia e Qatar e di Russia e Emirati Arabi Uniti. La conseguenza è che, nonostante le dinamiche interne presentino continui nuovi risvolti, il processo decisionale libico prosegue ad avere una cabina di regia estranea.

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Davide Agresti

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