Il panorama che emerge è quello di una regione impantanata nella corruzione dilagante e nelle politiche repressive contro il pluralismo informativo; una regione soggetta a continue pressioni indotte dai cartelli, dalla criminalità organizzata e dai gruppi paramilitari, che controllano l’informazione e che ostacolano, con ogni mezzo illecito necessario al loro scopo, il lavoro dei giornalisti e di coloro che provano a portare alla luce le ingiustizie di una politica collusa.

Il 3 maggio di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, proclamata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1993. Per avere un quadro generale della situazione mondiale sulla libertà di stampa, Reporter senza frontiere pubblica ogni anno l’Indice della libertà di stampa, una classifica di 180 nazioni  che riflette il grado di libertà dei giornalisti e delle nuove organizzazioni e le politiche dei governi per far rispettare, o per censurare, tale libertà. L’indice, basato sul principio dell’emulazione tra stati, tiene conto del pluralismo, della censura, dell’apparato legislativo, della trasparenza e dell’indipendenza dei media per stilare annualmente la classifica. La mappa della libertà di stampa colora ciascun Paese e regione secondo cinque categorie cromatiche: buono (bianco), abbastanza buono (giallo), problematico (arancione), cattivo (rosso) e molto cattivo (nero).

Quale quadro emerge osservando la regione latinoamericana? Con una panoramica visiva, possiamo dire guardando la mappa che la situazione è decisamente grave. Emerge, prepotente, un Paese colorato di nero, segno di una grave violazione della libertà di stampa: è Cuba, classificata 171° su 180. La repubblica socialista detiene il monopolio mediatico e la costituzione proibisce i media privati. I giornalisti freelance sono costantemente sotto minaccia e sotto sorveglianza, costretti a interrogatori e all’eliminazione delle loro informazioni.

I colori più diffusi sono l’arancione e il rosso fuoco, sparsi in quasi tutta la regione. L’America Latina è la regione della corruzione, della cyber-sorveglianza, delle violazioni della libertà di informazione, anche se queste ultime assumono forme diverse da Paese a Paese. Honduras (148°), Venezuela (147°), Messico (143°), Colombia(130°), Bolivia (114°) si posizionano in quella preoccupante categoria rossa che non tutela i giornalisti e che censura i media indipendenti. Tra i motivi principali, ci sono le numerose inchieste condotte dai giornalisti sul tema della corruzione, del traffico di droga e degli scomodi legami tra i cartelli e la politica, che i governi vogliono mettere a tacere.

Brasile (107°), Paraguay (100°), Ecuador (98°), Peru (90°), Argentina (64°), Cile (51°) e Guyana (48°) si posizionano circa a metà della classifica mondiale. Ma l’America Latina vanta anche Paesi che si sono distinti per una modesta tutela della libertà di stampa, in maniera controcorrente alla media regionale. Il Suriname e l’Uruguay, rispettivamente al 20° e al 19° posto dell’indice, garantiscono un ambiente favorevole per i giornalisti, l’accesso alle informazione e un panorama mediatico variegato.

Il Costo Rica vince la medaglia d’oro dell’America Latina e la settima posizione mondiale per il rispetto della libertà di stampa e di espressione con cui porta avanti un’informazione libera grazie a una legislazione progressiva e a un ambiente pluralista.

E’ interessante, inoltre, fare riferimento anche all’Indice dei Predatori della Libertà di Stampa, stilato sempre da Reporter senza frontiere e aggiornato l’ultima volta nell’anno 2018: tale elenco, senza ordine di classifica, include i trentatré peggiori nemici pubblici della libertà di stampa, leader mondiali che ostacolano e censurano la libera l’informazione, soggetti influenti che minacciano il giornalismo. In questo elenco troviamo Los Zetas, il cartello messicano impegnato nel traffico internazionale di droghe, nei rapimenti a scopo di estorsione e in altre attività illecite sul territorio centroamericano; Nicolás Maduro, presidente del Venezuela, aggiunto all’indice nel 2016; Raúl Castro, presidente del Consiglio di Stato di Cuba il cui mandato è durato fino ad aprile 2018.

Il panorama che emerge dai due indici è quello di una regione impantanata nella corruzione dilagante e nelle politiche repressive contro il pluralismo informativo; una regione soggetta a continue pressioni indotte dai cartelli, dalla criminalità organizzata e dai gruppi paramilitari, che controllano l’informazione e che ostacolano, con ogni mezzo illecito necessario al loro scopo, il lavoro dei giornalisti e di coloro che provano a portare alla luce le ingiustizie di una politica collusa.

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