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Che non sarebbe stata una stagione estiva come le altre c’era da immaginarselo. La crisi sanitaria da Covid-19 sta alterando pericolosamente i flussi turistici internazionali, con ripercussioni importanti sull’economia nazionale degli Stati più attrattivi, ma anche sulla libertà di scelta dei turisti, i quali adesso devono prendere atto dei travel ban imposti nei confronti dei cittadini dei Paesi dove la situazione sanitaria non è sotto controllo. Tra questi, insieme a India, Russia e Brasile, rientrano gli Stati Uniti, che nelle ultime settimane hanno visto un riacutizzarsi dell’epidemia. Gli Stati Uniti, secondo i dati diffusi dalla Johns Hopkins University, hanno rilevato più di 2.6 milioni di casi e quasi 130.000 decessi: un triste primato che preoccupa gli altri Paesi. Soprattutto se si considera che la curva epidemiologica delle ultime settimane indica un netto peggioramento nella diffusione del virus.

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Così gli Stati europei, preso atto della situazione epidemiologica, hanno deciso di estendere il divieto di accogliere cittadini provenienti dagli Stati Uniti, a fronte della riapertura delle frontiere con 14 Paesi. Non è stata una scelta indolore, data la storica importanza economica dei flussi turistici dagli USA verso l’Europa. E, sebbene sia una mossa comprensibile sul piano sanitario, potrebbe essere foriera di conseguenze sul piano politico e diplomatico. I 31 Paesi dell’Area Schengen hanno chiuso la porta sine die ai turisti statunitensi, ma- e ciò farà arrabbiare la Casa Bianca- si prefiggono di riaprire ai turisti dalla Cina “a condizioni di reciprocità”. Alla luce del contesto politico-diplomatico in cui si trova l’Europa, tale decisione potrebbe incrinare ancor di più i rapporti con l’alleato Atlantico.

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Nelle scorse settimane, il Segretario di Stato USA, Mike Pompeo, aveva chiamato all’unità tra le due sponde dell’Atlantico per fronteggiare l’ascesa della Cina nello scacchiere globale. Oltre alle divergenze sulla politica estera, Washington e Bruxelles non sono ancora riusciti a trovare un accordo organico che riesca ad appianare le tensioni commerciali, emerse circa un biennio fa a seguito dell’imposizione di dazi statunitensi su alcuni prodotti europei. La Commissione Europea e i negoziatori della Casa Bianca hanno tenuto degli incontri prima dello scoppio della pandemia, ma i progressi raggiunti rischiano di essere vanificati. Tutto dipenderà dalla reazione del Presidente Trump, il quale, come abbiamo imparato, non rimarrà silente di fronte all’estensione del travel ban verso l’Europa ai danni dei cittadini statunitensi

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Emanuele Gibilaro

Emanuele Gibilaro

Emanuele Gibilaro laureato in Storia, Politica e Relazioni Internazionali presso l'Università di Catania. Iscritto al corso di Diplomazia e Organizzazioni Internazionali presso l'Università di Milano è appassionato di politica internazionale, analizza la politica estera statunitense, le questioni della sicurezza nazionale, marittima, energetica e gli interscambi della diplomazia americana con organizzazioni internazionali, Cina, Arabia Saudita e Iran.
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