Nel 1991 il Presidente del Consiglio Europeo Jacques Poos definì l’Ue un Gigante economico, ma un verme dal punto di vista militare. forse non aveva torto, ma da quel lontano 1991 il vento è cambiato, ha preso un’altra direzione, i progressi fatti dall’Ue nel settore della Difesa europea sono stati notevoli negli ultimi anni. A che punto siamo con la formazione dell’Esercito Europeo? Possiamo immaginare in un futuro non troppo lontano di vedere dispiegati i Berretti Blu dell’Unione in missioni di pace all’estero?

Bisogna tornare a costruire l’Unione così come ideata dai grandi padri costituenti, bisogna tornare a far sognare e far innamorare delle istituzioni europee i cittadini. Ma soprattutto bisogna difendere gli interessi del continente europeo con più nettezza e determinazione. Le future sfide globali richiederanno sempre più uno sforzo maggiore agli Stati per essere affrontate e risolte. Al di fuori dei confini europei molti sono gli attori che preferirebbero avere un Europa debole e divisa, dalla vicina Russia del Presidente Putin alla lontana Cina, infine il Presidente Trump, già durante la campagna elettorale si intuiva la sua idea di un ordine internazionale non più multipolare ma unilaterale dietro lo slogan America First si nasconde l’idea di un nuovo assetto geopolitico globale, la visione di due grandi potenze Stati Uniti da una parte e Cina dall’altra. Oggi a Washington hanno poca simpatia per l’Unione Europea e per i valori che essa rappresenta, anche se il Presidente Trump risulta scettico verso il multilateralismo globale per l’Ue questa visione del mondo rimane strategica e di vitale importanza. Se l’Ue riuscirà in questo sforzo rimane ancora un’incognita. Ma invece senza l’impegno attivo, creativo e persino testardo dell’Ue che il multilateralismo rischi di svanire è pressoché certo. È altrettanto certo che l’Unione, che a sua volta rappresenta la forma più radicale di multilateralismo al mondo, non sopravviverebbe in un assetto internazionale in cui l’unilateralismo e il bilateralismo sono la norma.

Finché l’amministrazione americana sarà quella di Trump l’Unione continuerà a lavorare con gli Stati Uniti solo quando sarà possibile, il rivolgersi in automatico alla Casa Bianca non esiste più, il messaggio di Trump è stato più volte chiaro, l’Unione dovrà cavarsela da sola e dovrà cercare da sola soluzioni a questioni globali urgenti. Questo è già successo con l’accordo sul clima di Parigi, passando per l’agenda del commercio internazionale in particolare con il Giappone e il Canada con i quali sono stati siglati i più importanti accordi commerciali dall’Ue, sino ai tentativi fatti per salvare l’accordo nucleare iraniano e il sostegno a organizzazioni regionali come l’Unione africana e l’Asean. Per far si che l’Unione possa sperare di conservare il ruolo che le spetta sembrerebbe ormai inevitabile la creazione un esercito di difesa europeo completo, solo attraverso questo strumento pratico l’Unione potrà intervenire direttamente in situazioni di instabilità geopolitica come quella del Medio-oriente, del Caucaso o di tutto il Nord Africa, ma soprattutto grazie ad un esercito di difesa europeo l’Ue sarebbe in grado di proiettare sul resto del mondo una politica estera diversa, una politica estera che farebbe sentire il peso dell’Ue in maniera più netta.

Fonte: Servizio Europeo per l’azione esterna (EEAS).

Poniamoci adesso due semplice domande: Esiste una politica di difesa europea? Esiste un esercito di difesa europeo? Magari può sorprendere ma la risposta è positiva per entrambe le domande. Per rispondere al primo quesito bisogna prendere in considerazione gli articoli 42 e 46 del Trattato di Lisbona, nel quale la politica estera di sicurezza e difesa (PESD) viene considerata dal Trattato come strumento e parte integrante della politica estera dell’Ue. Rispondendo invece alla seconda domanda partiamo proprio dal 1999 in cui i Capi di Stato e di Governo dei paesi membri Ue parteciparono al Consiglio europeo di Helsinki, da quel vertice vennero fuori le Helsinky Headline Goals una serie di principi con cui si ponevano le basi per una difesa e un esercito comune europeo, sinteticamente si sanciva che l’esercito di difesa europeo doveva basarsi su principi di pace legati alle Nazioni Unite e doveva comprendere inizialmente una forza d’intervento rapida capace di dispiegare circa 60 mila uomini che se le circostanze lo richiedevano dovevano entrare in azione in circa 60 giorni, i paesi membri si impegnavano ciascuno a disporre di un numero di uomini in base alle proprie capacità militari, i soldati dovevano essere impiegati per i seguenti compiti:

  • Compiti umanitari e di salvataggio
  • Prevenzione dei conflitti e mantenimento della pace
  • Gestione di crisi internazionali
  • Consulenza militare ed assistenza
  • Compiti di stabilizzazione post-conflitto.

L’anno successivo al consiglio europeo di Helsinki nel 2000 si ebbe un ulteriore Consiglio in Portogallo a Santa Maria da Feira, in cui venne siglato un accordo tra gli Stati per costituire un contingente di 5000 poliziotti europei che sarebbe servito per eventuali missioni all’estero di prevenzione e gestione di aree di crisi, vennero inoltre costituiti due organismi militari europei molto importanti ovvero il Comitato Militare (EUMC) che riunisce tutti i Capi di Stato Maggiore della Difesa degli Stati Membri e lo Stato Maggiore Militare (EUMS). Nel 2003 al Consiglio di Salonicco viene definita la strategia di sicurezza europea la quale prevedeva una maggiore cooperazione tra gli stati membri dell’Ue, inoltre dato che la maggior parte dei paesi europei fa parte della NATO venne subito chiarito che il progetto di difesa europea doveva essere qualcosa di complementare alla Nato, non doveva dunque risultare una copia dell’esercito Nato.

Il 12 Luglio del 2004 verrà istituita l’Agenzia europea di difesa (EDA) strumento importantissimo per il settore della difesa europea, il cui compito sarà quello di sostenere tutti gli stati membri a migliorare le capacità di Difesa europea e di sostenere e sviluppare la Politica estera di sicurezza e difesa (PESD), ma anche stimolare la ricerca tecnologica e rafforzare l’industria della difesa europea. Dal 2000 fino ad arrivare ai giorni nostri le missioni all’estero dell’esercito di difesa europeo sono state circa 35, la più grande e importante missione mai lanciata dall’Ue resta la missione in Kosovo chiamata Eulex, operativa già dal 2009 ha visto un dispiegamento di 3443 uomini divisi tra militari, personale diplomatico e civile europeo, la missione attualmente ancora operativa risulta finanziata fino al 2020.

Nel 2017 è stata avviata un’ulteriore fase di integrazione tra gli stati nel campo della politica di difesa europea, si tratta della PESCO la cooperazione strutturata permanente, quest’ultima vede la partecipazione di 25 stati membri su 28 sono volutamente rimanere fuori Danimarca, Malta e naturalmente Gran Bretagna dopo il caso Brexit. L’obiettivo che sta alla base della Pesco è quello di aumentare gli investimenti per la difesa europea e di sviluppare congiuntamente nuove capacità ed equipaggiamenti militari, ma anche operazioni militari condotte sotto la bandiera dell’Unione o di altre organizzazioni internazionali come l’ONU. Ad oggi la Pesco ha avviato 34 progetti nel campo della difesa che coprono il settore aereo, terrestre, navale, spaziale e cibernetico.

Tra i 25 Stati partecipanti alla Pesco l’Italia è sicuramente uno dei più importanti contributori, il paese ha preso parte a 21 progetti e detiene la leadership in 7 progetti. Di fatto l’Italia è stata tra i Paesi promotori del processo di integrazione europea nel comparto della difesa al fine di rilanciare l’industria militare europea e far si che l’Europa possa garantire sicurezza e autonomia ai propri cittadini e territori.

Fonte: Statistacharts

In conclusione, il progetto di difesa Ue appare ancora come un puzzle i cui pezzi mancanti sono ancora numerosi, sicuramente gli Stati membri e le istituzioni europee dovranno impegnarsi maggiormente per raggiungere i risultati sperati, la costituzione di un esercito comune europeo porta con sé vantaggi economici e geopolitici per cui vale la pena continuare ad investire e dedicare ogni sforzo.

Sitografia:

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