Quando la Rivoluzione cubana iniziò, con il rovesciamento del dittatore Batista il 1 gennaio 1959 e l’ascesa al potere del rivoluzionario Fidel Castro, Dwight Eisenhower era il Presidente degli Stati Uniti e l’Unione Sovietica era la seconda potenza mondiale; 61 anni dopo Eisenhower e l’URSS sono soltanto argomenti dei libri di storia moderna, mentre il dibattito sul processo iniziato da Castro nell’isola caraibica continua a essere vivo e attuale, raccogliendo ancora sostenitori e oppositori per tutto il globo. Per la sinistra politica del mondo, infatti, Castro è stato un eroe capace di incarnare lo spirito e i sentimenti di un popolo, di una nazione e di un intero continente, che ha lottato per lo sviluppo e l’indipendenza del suo Paese dall’egemonia americana e l’eliminazione di ogni forma di disuguaglianza; i suoi avversari politici, invece, criticano il sistema di partito unico ereditato dal comunismo sovietico e lo considerano un despota e dittatore sanguinario.

Quel che è certo è che il regime cubano si propose più volte di diventare un punto di riferimento per altri Stati, soprattutto nelle vicine regioni dell’America Latina e in Africa, cercando di esportare il proprio modello socialista tramite il finanziamento di movimenti di guerriglieri e proponendo in Castro un nuovo leader per i Paesi del gruppo dei “Non Allineati”.

Facendo un punto della situazione di Cuba e dell’intera America Latina negli ultimi 61 anni, è possibile evidenziare almeno tre successi e due“sconfitte” ereditate dall’odierna Cuba dalla Rivoluzione.

Innanzitutto, è da notare che, nel corso degli anni, uno degli aspetti più apprezzati a livello internazionale dell’isola riguarda il suo sistema sanitario, pubblico ed universale, preso a modello dalla maggior parte dei Paesi latinoamericani. I suoi punti cardine sono la disponibilità alla collaborazione con medici di altre nazioni- un esempio a noi vicino è dato dall’aiuto concreto offerto da una equipe di medici cubani nei nostri ospedali anti Covid- e il mantenimento di bassi tassi di mortalità; tuttavia, negli ultimi 20 anni, si è registrato un peggioramento della situazione generale, dato dalla mancanza di medicinali e dalle rovinose condizioni strutturali di alcuni ospedali del Paese.

 Il governo cubano, però, attribuisce questo decadimento alle gravi pressioni create dalle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti: il 17 aprile 2019, infatti, l’attuale Presidente americano ha annunciato la volontà di inasprire la pressione economica del proprio Paese nei confronti di Cuba; prendendo, quindi, le distanze dallo storico riavvicinamento tra il governo dell’isola e Washington avvenuto nel 2014 durante il mandato di Barack Obama, Donald Trump ha deciso di imporre nuove limitazioni ai viaggi e ai trasferimenti di denaro tra le due nazioni, scegliendo, tra l’altro, di annunciarlo nello stesso giorno in cui, nel 1961, l’esercito americano tentò di invadere “l’Havana” alla Baia dei Porci.

A 61 anni dal successo del “Movimento del 26 luglio”,poi, Cuba ha praticamente sconfitto l’analfabetismo, grazie a un sistema di istruzione pubblica organizzato in modo tale da comprendere tutti gli insegnamenti basilari trasmessi mediante tecniche e modelli educativi esportati anche nel resto dell’America Latina.

Infine, una curiosità che caratterizza la vita quotidiana dell’isola (e che non tutti immaginano) riguarda il fatto che, secondo vari organismi internazionali, Cuba è uno dei Paesi più sicuri dell’area latinoamericana e caraibica, seconda solo al Cile: alla luce delle statistiche dell’UNODC (Ufficio ONU sulle droghe e il crimine), infatti, nel quadriennio 2012/16 il tasso di omicidi registrato sull’isola è stato di soli 4,99 casi ogni 100.000 abitanti.

Gli aspetti da migliorare, invece, riguardano soprattutto l’economia e la tutela dei diritti umani. Molti esperti concordano nel considerare proprio l’economia cubana come la sconfitta più chiara del processo di riforme iniziato nel 1959 da Fidel Castro e continuato dal fratello Raul fino al 19 aprile 2018: sono ancora tanti, infatti,  gli obiettivi da raggiungere in materia di aiuto alle fasce più deboli della popolazione e di lotta alla povertà, soprattutto perché, secondo molti teorici, il governo cubano ha peccato di eccessivo idealismo e poca concretezza nella conduzione della vita economica del Paese, premettendo ragioni politiche sottese al mantenimento del potere all’adozione di linee guide economiche più decise.

Quello dei diritti umani, invece, è uno dei temi più delicati che divide l’opinione pubblica internazionale tra chi critica l’ideologia della Rivoluzione cubana e chi l’appoggia, valorizzando solo gli obiettivi raggiunti. Nel corso degli anni, infatti, alcuni organismi internazionali hanno denunciato sistematiche violazioni degli stessi  perpetuate sull’isola, dalla mancanza di libertà di stampa all’incarcerazione degli oppositori politici; tuttavia il governo ha sempre negato tali accuse, sostenendo di rispettare diligentemente i diritti e le libertà del proprio popolo e tacciando i propri oppositori di essere “mercenari” al servizio degli  Stati Uniti.

A più di due anni dalla fine della governance firmata Castro, quindi,  è ancora difficile sapere con certezza quale sarà il futuro dell’isola e come raggiungerà gli obiettivi prefissati, ma si può senza alcun dubbio parlare di una nuova era non solo per Cuba ma per l’intero scenario internazionale.

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Claudia Ferro

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