Come riportato da fonti filosiriane, in questi giorni ad al-Shaddadi, città situata a 60 km a sud di Hasaka, nel nord-est siriano, sono in atto delle proteste tra cittadini locali e le milizie delle Forze Democratiche Siriane supportate dagli Stati Uniti. Gli abitanti della città, per la maggior parte arabi sunniti, chiedono l’espulsione delle milizie curde attraverso proteste di massa e manifestazioni. Gli stessi condannerebbero le pratiche abusive e i crimini commessi dagli alleati di Washington contro l’Isis e hanno deciso di dare più peso alle loro azioni invogliando i commercianti a chiudere le proprie attività commerciali, i negozi. In segno di protesta e per ostacolare l’ingresso delle FDS sono state bruciate gomme di auto. Gli abitanti del posto, come riferito dall’agenzia del regime SANA, temono un’ulteriore imposizione di regole e comportamenti da parte delle milizie curde e la loro necessità di reclutare presso i propri comandi militari giovani arabi.

A parte la faziosità delle informazioni provenienti dalle agenzie governative, non è la prima volta che il governatorato di Hasaka testimonia scontri e ostilità tra arabi e membri delle Forze Democratiche Siriane. Queste ultime hanno il controllo di ampie parti del territorio orientale e cercano costantemente di assicurarsi la sicurezza contro le imboscate delle cellule dormienti dello Stato islamico. Gli arabi e le loro tribù non accettano la presenza delle milizie curde che, a loro avviso, stanno avviando una politica di inglobamento nei loro ranghi e vertici militari di gran parte della popolazione. Gli stessi, più volte, hanno lamentato presunte appropriazioni di rendite petrolifere, nonché la gestione della risorsa in maniera poco equa e rispettosa. A quanto pare, si sono rivelati poco incisivi i costanti incontri tra rappresentanti di tribù arabe e curdi o tra i primi e i delegati politici dell’Arabia Saudita.

Gli Stati Uniti, chiaramente, non possono permettersi di continuare ad assistere a divergenze e opposizioni tra le FDS e gli abitanti locali, e soprattutto in un momento decisivo che ha portato all’implementazione di un safe-zone con la Turchia e all’eliminazione quasi totale dei membri di Daesh. Le tensioni tra le parti in causa rischiano di propagarsi a lungo termine, anche successivamente all’eventuale conquista di Idlib e dintorni da parte del regime siriano. Lo stesso non ha mai messo in secondo piano l’area orientale del Paese, ricca di risorse energetiche. Washington sa che i dissapori tra i Curdi e gli arabi nella parte orientale potrebbero essere sfruttati dal regime di Assad per compiere eventuali manovre militari per riportare l’area sotto il proprio controllo, che la Russia potrebbe proporsi come possibile mediatore nelle tensioni e che i proxies iraniani presenti a ovest dell’Eufrate potrebbero essere pronti in qualsiasi momento per appoggiare i governativi. In ultimo, le ostilità tra le FDS e gli arabi della Siria orientale potrebbero essere lo strumento attraverso il quale l’Isis potrebbe ricompattarsi e proseguire nell’intento di destabilizzare il Siraq.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: