Nelle scienze sociali ed economiche lo “sviluppo”, è un concetto controverso che non ha una definizione univoca e che comprende quasi tutti gli aspetti della società. Proprio per questo, nel tempo siamo stati abituati all’idea di un mondo diviso in paesi sviluppati e in via di sviluppo. Anche sul diritto alla salute, lo “sviluppo” nei vari paesi ha un ruolo predominante.



In vari periodi storici, gli ordinamenti statali e le organizzazioni internazionali, per scopi politici differenti hanno manipolato le finalità del diritto alla salute, trasformandolo da “bene” individuale, inteso come necessità del singolo ad essere curato, a “bene” collettivo, cioè come interesse della collettività ad avere individui sani.

Gli ordinamenti statali, essendo responsabili della salute dei loro popoli, hanno il compito di prevenire e limitare le situazioni di malessere, che possono impedire al soggetto una vita sana e dignitosa. Da ciò si intravede come il diritto alla salute rappresenta un diritto fondamentale della persona, che deve essere salvaguardato attraverso l’azione dei pubblici poteri.

Nell’ordinamento internazionale troviamo vari attori pubblici e privati, che si occupano dello sviluppo della sanità nei vari paesi, soprattutto in quelli in via di sviluppo. Al centro di questa azione, con differente peso e responsabilità, troviamo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale (FMI).

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) è un ente internazionale a base universale che si coordina nelle sue azioni con le Nazioni Unite, a cui attualmente aderiscono 194 paesi, chiamati Stati membri. Nel 1948 ai sensi della Carta delle Nazioni Unite ad essa è stata riconosciuta la qualifica di istituto specializzato.

L’obiettivo dell’organizzazione, come indicato dall’art. 1 della Costituzione dell’OMS è di “condurre tutti i popoli al più alto grado possibile di sanità”. Ciò si integra con gli artt. 25 e 22 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, all’interno dei quali si indica come ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia.

Le 22 funzioni indicate nell’atto costitutivo dell’OMS all’art. 2, possono essere raggruppate in sei macroaree. Inizialmente troviamo quella del coordinamento delle attività internazionali nel campo della sanità; poi quella del supporto, utile per potenziare i servizi sanitari nazionali dei paesi in via di sviluppo, e della promozione alla saluteglobale, tendente a stimolare attività che migliorino le condizioni di vita; poi quella dell’informazione dell’opinione pubblica e della promozione della formazione e della ricerca tra i vari paesi aderenti; infine quella di stabilirestandards internazionali per classificare le malattie o i prodotti farmaceutici.

Dalle funzioni sopra elencate, traspare il carattere indivisibile della salute e la necessità di un approccio globale nella sua promozione, soprattutto con l’accelerazione avvenuta negli ultimi anni del processo di globalizzazione che produce maggiori rischi per la salute e l’integrità individuale e collettiva.

Nei primi anni della sua esistenza l’azione dell’OMS si concentrò sullo sviluppo di programmi di controllo ed eliminazione di un numero ridotto di malattie infettive, come la sifilide ed il vaiolo. Nel 1978, tutti gli Stati membri firmarono la Dichiarazione di Alma Ata, che si impegnava la raggiungimento della “Salute per tutti” entro l’anno 2000, attraverso la diffusione dell’assistenza sanitaria di base, individuando la Primary Health Care, come principale strategia per il raggiungimento di questo obiettivo.



Nel corso degli anni ’90 l’influenza di differenti soggetti sulla scena sanitaria internazionale, come la Banca Mondiale, il FMI e le grandi multinazionali farmaceutiche, cambiarono progressivamente la figura dell’OMS, facendola diventare una macchina burocratica scarsamente organizzata.

Salvo poche eccezioni, negli ultimi decenni l’OMS ha subito le varie trasformazioni globali, cedendo parte del proprio ruolo guida ai contribuenti privati (come la Fondazione Bill e Melinda Gates che rimane ad oggi il secondo contribuente assoluto) e pubblici (come gli USA e il Regno Unito). Questa situazione ha prodotto una gestione deficitaria di tutte quelle richieste effettuate dai paesi del sud del mondo per sviluppare i propri sistemi sanitari nazionali, con il conseguente aumento delle disparità tra i paesi del nord e del sud.

Come indicato dal Report di monitoraggio sul Primary Health Care del 2019, il ritmo dei progressi nei sistemi sanitari dei paesi del sud del mondo è rallentato dal 2010 a causa di una gestione inefficiente delle risorse economiche. I fattori socioeconomici, geografici e culturali influenzano le varie esigenze di assistenza sanitaria e l’accesso ai servizi.

Per raggiungere la copertura sanitaria universale entro il 2030, oltre a dover ampliare i servizi connessi all’assistenza sanitaria di base, c’è bisogno di un investimento economico massiccio da parte dei Governi dei Paesi in via di sviluppo, che consenta di eliminare le divisioni sociali e ridurre gli ostacoli per l’accesso ai servizi, come i carenti collegamenti tra le zone rurali e le città.

Per supportare economicamente i paesi in via di sviluppo in questi ingenti investimenti è necessario, se non essenziale, l’intervento di istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale.

Queste due organizzazioni internazionali nacquero con gli accordi di Bretton Woods del 1944 ed ebbero inizialmente il compito di gestire i problemi legati ai deficit e alle carenze di capitali degli Stati. In seguito, con la dismissione nel 1971 del sistema di Bretton Woods ed il conseguente indebitamento dei PVS per far fronte all’improvviso aumento dei prezzi delle importazioni e alla caduta del valore delle proprie esportazioni, il FMI e la Banca Mondiale cambiarono le loro funzioni e le loro priorità.

L’attività del FMI si è orientata verso l’aggiustamento strutturale delle economie dei PVS membri dell’organizzazione. Parallelamente la Banca Mondiale assicurava anch’essa prestiti vincolati a misure macroeconomiche, nonché l’assistenza tecnica per implementare queste politiche economiche all’interno degli Stati.

In seguito al peggioramento delle condizioni di vita di ampie fasce di popolazione nei PVS, queste due organizzazioni promossero la creazione di misure di temperamento, come quella dei “Fondi d’investimento speciali” destinati a rispondere ai diversi bisogni della popolazione inclusi quelli sanitari.

Nel 1993, con la pubblicazione del rapporto annuale intitolato Investing in Health, la Banca Mondale si afferma sullo scenario internazionale come il nuovo protagonista in ambito sanitario, che cerca di promuovere sia l’introduzione di un pacchetto di misure essenziali su cui focalizzare l’azione di sanità pubblica che una riforma dei sistemi sanitari, verso una progressiva privatizzazione di questi.

Nel 2007, con la revisione della strategia salute, nutrizione e popolazione, la Banca mondiale insieme al FMI, hanno iniziato a concentrare i propri contributi sul rafforzamento e lo sviluppo dei sistemi sanitari, sostenendo solo su carta, il ruolo guida dei governi dei PVS.

Negli ultimi anni oltre alla Banca Mondiale, al FMI e all’OMS, nuovi attori privati iniziano ad affacciarsi sulla scena sanitaria globale e ad influenzare le agende di sviluppo sanitario dei territori. Tra questi troviamo società multinazionali del settore farmaceutico e assicurativo e singoli mecenati che agiscono tramite le proprie fondazioni non profit come la Bill and Melinda Gates Foundation.

Una maggiore influenza economica delle organizzazioni internazionali e dei soggetti privati nelle politiche sanitarie dei PVS, porterà sempre di più ad una limitazione della loro sovranità sia in ambito sanitario che amministrativo. Si può quindi affermare, come il “colonialismo sanitario” sia la nuova frontiera per il controllo implicito dei governi e dei popoli dei Paesi in Via di Sviluppo. 

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