Bruxelles prosegue la mediazione, non rinunciando alla futura stabilità balcanica. Sulla trattativa pesano i dazi kosovari e il possibile avvicinamento di Belgrado a Mosca

Il mese di ottobre potrebbe rivelarsi decisivo nelle future dinamiche di Serbia e Kosovo. Quest’ultimo è chiamato rinnovare il proprio governo in seguito alle dimissioni estive del primo ministro Ramush Haradinaj, al centro di un’inchiesta su presunti crimini di guerra (1). Le elezioni previste per il 6 saranno oggetto di controllo da parte dell’Unione europea, che per l’occasione ha disposto una missione di monitoraggio elettorale (2). La Serbia invece potrebbe avvicinarsi intensamente all’orbita russa, rendendo ancora più difficoltoso il suo cammino verso Bruxelles. Il 25 è infatti prevista la firma per l’accordo di libero scambio con l’Unione economica eurasiatica, organizzazione internazionale guidata da Mosca. È chiaro che qualunque sarà il risultato di questo particolare mese di ottobre, non riguarderà solo il futuro dei rapporti Serbia-Kosovo.

I due Paesi balcanici sono da tempo in una fase di stallo nel sofferto dialogo che UE e Stati Uniti chiedono a gran voce. I dazi imposti da Pristina sulle merci serbe e l’opera di delegittimazione che Belgrado sta portando avanti nei confronti del Kosovo pesano come macigni sulla ripresa dei contatti tra le parti. La normalizzazione dei rapporti (e la conseguente stabilità della regione) è una priorità per l’UE. A questo risultato è vincolato anche l’avvicinamento dei due Paesi allo spazio politico ed economico dell’Unione, come affermò l’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini lo scorso anno, a margine del 5° Consiglio sulla stabilizzazione e associazione UE-Serbia (3). Da quasi un anno il governo di Pristina ha imposto dei dazi sulle merci importate dalla Serbia (e dalla Bosnia-Erzegovina) del 100% (4). La decisione fu criticata in una dichiarazione proprio da Federica Mogherini. L’alto rappresentante sottolineò come l’imposta “costituisce una chiara violazione dell’accordo di libero scambio dell’Europa centrale (CEFTA) e dello spirito dell’accordo di stabilizzazione e di associazione tra l’Unione europea e Kosovo” (5). I dazi rappresentano uno strumento di ritorsione a conseguenza dell’atteggiamento diplomatico di Belgrado sul piano internazionale, volto a delegittimare la sovranità del Kosovo.

Secondo il governo di Pristina, il mancato ingresso nel novembre 2018 del Paese nell’Interpol (l’Organizzazione internazionale della polizia criminale) sarebbe dovuto alle pressioni serbe. All’indomani della bocciatura (la terza, oltre al ritiro della candidatura nel 2017), il ministro dell’Interno serbo Nebojša Stefanović condivise sui social la propria soddisfazione per la decisione dell’assemblea generale dell’Interpol(6). L’obiettivo apertamente dichiarato dal governo serbo (7) è di portare avanti una strategia politica che intende far scendere il numero di Stati che hanno riconosciuto ufficialmente il Kosovo, in seguito alla dichiarazione di indipendenza del 2008. Lo sforzo ha dato i suoi frutti: sono dodici al momento gli Stati che hanno ritirato il riconoscimento. Tra gli ultimi: Togo, Repubblica Centrafricana, Palau e Madagascar, cui potrebbe aggiungersi anche la Repubblica Ceca. Il presidente ceco Miloš Zeman, in visita ufficiale in Serbia a inizio settembre, si dichiarò disposto a far riaprire il dibattito sul riconoscimento (avvenuto nel 2008) del Kosovo (8).

In foto Nebojša Stefanović Beograd, 25 agosto 2019- FOTO TANJUG/ SAVA RADOVANOVICr

Tuttavia la ripresa del dialogo, necessario alla Serbia per le sue aspirazioni europee, passa necessariamente da questo riconoscimento dell’ex provincia, la quale a sua volta sottopone la cessazione dei dazi a tale operazione. Una posizione che l’ex primo ministro kosovaro Haradinaj ha promesso di mantenere in caso di rielezione (9)

La questione dei dazi proprio per lo stallo che ha provocato nel tortuoso dialogo tra le parti preoccupa anche la diplomazia statunitense, interessata agli sviluppi dell’Europa orientale. Il nuovo inviato speciale USA per i Balcani occidentali, Matthew Palmer, in un’intervista si augura che il prossimo governo kosovaro possa sospendere i dazi, ostacolo al proseguimento delle trattative. Inoltre ha sottolineato l’importanza della normalizzazione dei rapporti tra Belgrado e Pristina, poiché ne deriverebbe un fattore positivo per la regione, gli Stati Uniti e l’Europa (10). Posizione espressa anche dal presidente statunitense Donald Trump in un messaggio al suo omologo serbo Aleksandar Vucic lo scorso febbraio, nel quale si sostiene l’importanza del reciproco riconoscimento tra Serbia e Kosovo (11).

Sul dialogo si è espresso anche il presidente francese Emmanuel Macron, durante un breve incontro avvenuto il 26 settembre a New York col ministro degli Esteri serbo Ivica Dacic, a margine dell’Assemblea generale dell’ONU. Macron ha fatto presente che prima di impegnarsi attivamente come mediatore tra i due Paesi balcanici, preferisce attendere l’esito delle elezioni in Kosovo e l’avvento del nuovo governo (12). Un impegno che da tempo vede unite Francia e Germania. Il 29 aprile scorso si tenne a Berlino un vertice sui Balcani occidentali, con l’intento di trovare una soluzione all’annosa questione tra Serbia e Kosovo. La riunione non diede grossi risultati a causa delle successive divergenze emerse proprio tra Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel sulla questione dell’allargamento dell’UE. Un successivo vertice previsto a Parigi fu annullato a seguito dell’inasprimento dei rapporti tra i due Paesi balcanici oggetto dell’iniziativa franco-tedesca.

In foto Aleksandar Vucic Presidente della Repubblica di Serbia dal maggio 2017

Un supporto degno di nota alla causa di Pristina è però arrivato recentemente proprio dalla Germania, che ha donato mezzo milione di euro al Ministero della Difesa del Kosovo. L’aiuto economico servirà a rinforzare le dotazioni sanitarie per l’esercito, la Kosovo Security Force. Anche per Angela Merkel la questione del dialogo è un problema da risolvere, come ribadito nell’incontro del 18 settembre con la premier serba Ana Brnabic. Tuttavia, su questo punto le due leader non hanno trovato un punto di incontro, pur ribadendo i progressi ottenuti nella cooperazione reciproca tra i due Paesi (13). Appena un anno fa proprio Ana Brnabic si trovò al centro di un caso mediatico che suscitò la dura reazione di Bruxelles. La premier serba in un’intervista rilasciata durante un talk show dichiarò che “quello di Srebrenica fu un crimine terribile, ma non un genocidio” (14). Poco dopo il Parlamento europeo approvò con una risoluzione la relazione della Commissione sulla Serbia. Nel testo, al punto 26, si deplora apertamente la negazione del genocidio di Srebrenica, aggiungendo anche che il suo riconoscimento “costituisce un passo fondamentale nel cammino della Serbia verso l’adesione all’Unione europea” (15).

Lo status di Paese candidato ufficialmente all’ingresso nell’Unione fu concesso alla Serbia dal Consiglio d’Europa nel 2012 (16) Da allora i negoziati sono stati contrassegnati dalle richieste europee di compiere gli sforzi necessari anche nella soluzione delle questioni pendenti col Kosovo. Nel 2013 la storica firma dell’accordo Belgrado-Pristina per la normalizzazione delle relazioni sembrava aver chiuso un capitolo che si trascinava dalla violenta dissoluzione dell’ex Jugoslavia. “La Serbia e il Kosovo hanno dimostrato che possono entrambi concentrarsi sul futuro piuttosto che rimanere impigliati nel passato”, recitava entusiasticamente un comunicato stampa della Commissione europea (17). Da allora il dialogo ha conosciuto alti e bassi, fino alle forti incomprensioni dell’ultimo anno dovute all’ostracismo serbo verso il riconoscimento del Kosovo e ai dazi imposti da questo alle merci serbe. Tuttavia lo scorso febbraio un c’è stato un particolare tentativo da parte del governo di Belgrado di voler risolvere la questione.

In una conferenza stampa il ministro degli Esteri serbo Dacic ufficializzò la proposta della Serbia di procedere ad una ridefinizione dei confini col Kosovo, non riconosciuti in quanto la stessa indipedenza di Pristina non lo è ancora. Si è ipotizzato addirittura uno scambio di territori. Al momento la questione non registra sviluppi a causa, oltre che delle problematiche già menzionate tra i due Paesi, anche delle rispettive crisi politiche ed economiche. Il Kosovo ha visto il proprio Parlamento sciogliersi anticipatamente a luglio a seguito delle dimissioni di Haradinaj. Invece la Serbia ha fatto più volte fa i conti con accese proteste antigovernative (18), in attesa delle elezioni parlamentari e amministrative della prossima primavera annunciate dal presidente serbo Vucic (19). In ogni caso, l’ipotesi relativa alla modifica dei confini ha suscitato reazioni contrastanti da parte di altri Paesi. Nicholas Abbott, ambasciatore britannico in Kosovo, ha espresso perplessità, sostenendo come il Regno Unito ritenga che l’alterazione degli attuali confini possa destabilizzare la regione (20).

In foto Nicholas Abbott – ambasciatore britannico in Kosovo

Ma la Serbia non ha solo la questione Kosovo sul tavolo. Presto Belgrado potrebbe trovarsi non più sulla strada che porta all’UE, che fin dall’inizio ha fatto da mediatrice sulla normalizzazione dei rapporti con Pristina, ma su quella che la avvicinerebbe a Mosca.

Il 25 ottobre è prevista la firma dell’accordo per un trattato di libero scambio con l’Unione economica eurasiatica. L’annuncio della prossima firma serba è arrivato da Alexander Botsan-Kharchenko, ambasciatore russo a Belgrado, riportato da un’emittente televisiva serba. Il diplomatico russo ha sottolineato come l’integrazione della Serbia nell’UE non rappresenti un ostacolo al trattato. Anzi, Botsan-Kharchenko ritiene che il Paese balcanico possa fare da ponte tra Oriente e Occidente (21) Una posizione nettamente diversa è quella di David McAllister, presidente della commissione Esteri del Parlamento europeo. Secondo quanto espresso da quest’ultimo, il trattato dovrebbe garantire almeno una clausola d’uscita. Tale previsione, afferma McAllister, permetterebbe alla Serbia di abbandonare l’accordo nel momento in cui il Paese fosse accolto come membro dell’UE (22).

A preoccupare Bruxelles però non c’è solo il possibile avvicinamento di Belgrado alla sfera di influenza economica e politica russa. Se il Kosovo ha di recente incassato un importante aiuto economico dalla Germania, la Serbia sta registrando un’ondata di investimenti di provenienza cinese. Nell’ultimo decennio anni le società cinesi hanno investito oltre 300 miliardi di dollari in territorio serbo, prendendo il controllo anche di settori industriali vitali (23) Un fenomeno ormai esteso anche ad alcuni Stati membri, che ha portato l’UE a emanare nuovi regolamenti in merito (24) Anche i Paesi candidati all’ingresso nell’Unione, come la Serbia, si sentiranno tenuti ad adeguarsi alle nuove forme di controllo, se vogliono tenere in vita i negoziati.

Fonti

1 https://www.ilpost.it/2019/07/25/kosovo-senza-governo/

2 https://iari.site/2019/09/kosovo-lue-inizia-il-monitoraggio-elettorale/

3 https://eeas.europa.eu/headquarters/headquarters-homepage/55703/remarks-hrvp-mogherini-joint-press-conference-following-5th-eu-serbia-stabilisation-and_en

4 https://www.balcanicaucaso.org/aree/Kosovo/Kosovo-Serbia-scontro-sui-dazi-191415

5 https://eeas.europa.eu/headquarters/headquarters-homepage/54242/statement-federica-mogherini-kosovo-government-decision-taxing-goods-serbia-and-bosnia-and_en

6 https://balkaninsight.com/2018/11/20/kosovo-s-bid-to-join-interpol-fails-11-20-2018/

7 https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2019/09/26/serbia-stati-riconoscono-kosovo-balcani-onu/

8 https://www.eastjournal.net/archives/99781

9 https://www.agcnews.eu/balcani-kosovo-gli-usa-chiedono-a-pristina-di-sospendere-i-dazi-sulla-serbia/

10 https://europeanwesternbalkans.com/2019/09/03/palmer-solution-of-the-issue-of-kosovo-high-on-my-agenda/

11 https://www.telegraf.rs/english/3033363-for-the-first-time-trump-wrote-in-the-letter-to-vucic-what-is-the-key-to-relations-with-pristina-he-officially-mentioned-the-mutual-recognition

12 http://www.ansa.it/nuova_europa/it/notizie/rubriche/altrenews/2019/09/27/kosovo-macron-dopo-elezioni-impegno-attivo-nel-dialogo_0b843ebd-f041-49d3-a6f2-21ecf83f08e3.html

13 https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2019/09/19/kosovo-merkel-serbia-palmer-usa/

14 https://www.dw.com/en/serbian-pm-ana-brnabic-srebrenica-a-terrible-crime-not-genocide/a-46307925

15 http://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-8-2018-0478_IT.html?redirect

16 https://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/it/ec/128566.pdf

17 https://europa.eu/rapid/press-release_IP-13-347_en.html

18 https://it.euronews.com/2019/04/13/belgrado-nuove-proteste-anti-vucic

19 http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2019/06/06/serbia-vucic-prossime-elezioni-in-2020_20639a75-18af-40af-919d-8e450044c64d.html

20 https://www.agenzianova.com/a/5d88766c83de84.41827692/2615256/2019-09-23/kosovo-serbia-ambasciatore-britannico-abbott-modifiche-ai-confini-danno-alla-stabilita

21 http://en.interaffairs.ru/experts/987-russian-ambassador-in-serbia-resolution-1244-must-be-the-basis-for-resolving-the-kosovo-issue.html

22 https://balkaneu.com/serbia-should-ensure-an-exit-clause-in-its-deal-with-russia-mcallister-says/

23 https://www.ft.com/content/2961e60a-313b-11e9-ba00-0251022932c8

24 http://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20190207IPR25209/nuovo-sistema-ue-per-il-controllo-sugli-investimenti-esteri

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