I crescenti interessi economici della Cina – culminati in maniera graduale agli inizi degli anni ’80 e soffermatisi durante l’ultimo decennio – hanno determinato un importante cambiamento nell’orientamento strategico e nell’utilità delle proprie forze navali (PLAN) e delle sue capacità militari di tipo anfibio (PLANMC).

Con Xi Jinping al potere, nel 2015 ha preso forma la China’s Military Strategy. In tale Strategia militare si leggeva la necessità, da parte della Repubblica Popolare Cinese, di sviluppare una moderna struttura di forze militari marittime, commisurata agli interessi del governo che comprendevano il lato economico, la sicurezza nazionale e lo sviluppo tecnologico; salvaguardando la sovranità nazionale e gli interessi marittimi. La Strategia, inoltre, inseriva la Cina nella cooperazione marittima internazionale in modo da fornire un supporto strategico per la costruzione di una potenza marittima. Per stimolare l’economia interna la Cina conta molto sul commercio marittimo e sull’accesso alle risorse energetiche d’oltremare, il coinvolgimento sempre più attivo del PLAN consiste ne tutelare e supportare questi procedimenti economici, per far si che non si riscontrino controversie – anche sul piano militare – a livello internazionale.

Data la forte dipendenza della Cina dal commercio marittimo, Pechino sta avviando sempre più spesso missioni volte a garantire la sicurezza del commercio internazionale via mare. In quanto forza militare sempre più moderna e flessibile, il PLAN è in prima linea nell’affrontare una serie di sfide cruciali per la sicurezza cinese: dall’ossessione della riunificazione con Taiwan, all’affermazione delle rivendicazioni marittime della Cina nel Mar Cinese Meridionale e Orientale. Oggi, l’obbiettivo primario di pianificazione delle strategie militari da parte del PLAN e dei copri anfibi (PLANMC), rimane nell’intento di affermarsi come forza navale predominate nei mari circostanti, dove la Cina deve affrontare dispute di sovranità su varie isole e acque territoriali contese. Il procedimento di crescita di diverse missioni “non-belliche” della Cina – tra cui l’assistenza umanitaria e il soccorso in caso di calamità naturali, la protezione delle rotte marittime tra i porti nazionali e internazionali per il commercio, la logistica e lo spostamento delle forze militari navali e le operazioni di mantenimento della pace in zone critiche – è stata una delle principali motivazioni e giustificazioni per l’espansione della Strategia navale del 2015 e della consistente presenza della Cina nei mari intercontinentali. 

Negli ultimi anni, le dispute nelle acque territoriali del continente asiatico tra la Cina e i suoi contendenti – tra cui il Giappone, le Filippine, il Vietnam e la Malesia – si sono intensificate. Le forze militari sono sempre di più presenti in tutta la regione marittima, Pechino ha infatti impiegato corpi di terra e corpi anfibi per attuare strategie sempre più coercitive per far valere i propri interessi regionali. Allo stesso tempo la Cina si impegna ad evitare un’escalation militare nella acque asiatiche, mantenendo una visione pacifica dei propri interessi economici.

Il corpo dei Marines del PLAN – PLAN Marine Corps (PLANMC) – è il reparto di combattimento terrestre della Marina militare cinese, non costituisce una forza armata autonoma poiché dipende ancora dal PLAN, anche se progressivamente si sta adottando di processi militari decisionali semiautonomi. Il PLANMC è una forza militare prevalentemente anfibia in grado di condurre operazioni d’assalto, utilizzando molteplici assetti militari da combattimento che la classificano come la forza predominante all’interno del Mar Cinese Meridionale. Tale predominio è evidenziato nell’assalto che il governo di Pechino sta attuando per rivendicare la sovranità delle isole Spratly e Paracel, contrastandosi – per ora diplomaticamente – con le Filippine e la Malesia. Le operazioni militari messe in atto dal PLANMC consistono nell’attaccare e neutralizzare una posizione di difesa nemica posizionata lungo la costa di un territorio sabbioso (beachhead), una volta conquistata la posizione nemica, le forze di sbarco hanno il compito di organizzare e guidare  le aree di sbarco del PLAA, il corpo di fanteria dell’esercito cinese. Altre missioni includono incursioni anfibie, l’offensiva ai danni di basi navali, porti e isole nemiche e la copertura del PLAA mentre avanza versi l’interno della costa. La Strategia del 2015, delinea come il PLANMC sia sempre più orientato verso i confini cinesi nella rivendicazione della sovranità marittima e nella salvaguardia della sicurezza e degli interessi del governo di Pechino. Inoltre, all’interno del Libro bianco delle forze armate cinesi, si legge come il PLANMC debba essere sollecitato in caso di emergenze in mare e calamità naturali, operando a fianco del PLAA.

Nel 2017 le truppe del PLANMC sono state dispiegate nella prima base militare cinese d’oltreoceano, a Gibuti. Tale dispiegamento militare nel Gibuti – nazione africana che si affaccia sul Mar Rosso – è avvenuto per prevenire attacchi di pirateria che si verificano nel Corno d’Africa, talvolta a danni di navi mercantili diretti nel continente asiatico. Le truppe anfibie sono altamente addestrate nella tattiche e procedure necessarie per le missioni di antipirateria, tra cui la neutralizzazione di navi nemiche (Visit, Board, Search and Seizure – VBSS) e il salvataggio di ostaggi. Le recenti riforme del governo hanno incluso l’istituzione di un quartier generale del PLANMC, un centro di addestramento e amministrazione generale con a capo un comandante. Si stima che il PLANMC sia composto da 35.000 unità. Dove il PLANMC deve ancora affrontare sfide e limitazioni, è il settore del supporto e l’assalto aereo per le operazioni anfibie su larga scala; proprio per questo ancora non è in grado di competere con le potenze militari mondiali come Stati Uniti, Russia, Giappone e Corea del Sud.

Un grande passo in avanti si è verificato nel 2019, con la messa a termine della nave da sbarco anfibio LHD (Landing Helicopter Dock) Type 075. La nave costruita dall’azienda Hudong-Zhonghua – sussidiaria della pubblica China State Shipbuilding Corporation, CSSC – si presenta sulla falsa riga della nave britannica Queen Elizabeth e dell’italiana Trieste, per cui anche la prima LHD Type 075 sarà costituita da una doppia isola che divide la torre di comando dalla torre di controllo delle operazioni, che siano terrestri o aeree. La caratteristica della doppia isola è una rottura con la navi progettate nel passato, si tratta di una soluzione di alta ingegneria messa in atto per la prima volta in Europa che permette di avere maggiore spazio sul ponte di volo, infatti potranno essere cistiti circa sei elicotteri di medio-grandi dimensioni in uso alle forze armate cinesi, mentre tramite gli elevatori sarà possibile accedere agli hangar che ospitano i mezzi anfibi da sbarco che potranno essere messi in mare dalla rampa di pompa.

Le dimensioni del ponte di volo e degli hangar, potrebbero anche trasformare la Type 075 in una portaerei leggera per l’utilizzo di aerei a decollo corto e atterraggio verticale. Questa capacità militare avvicina ulteriormente le capacità del PLANMC a quelle della Marina statunitense, garantendo senza molti problemi la possibilità di mettere in atto politiche militari di potenza nell’area del Marc Cinese Meridionale e Orientale. La costruzione della prima LHD Type 075, ha permesso alla Cina di modernizzare e migliorare la flotta di navi da sbarco anfibie che erano rappresentate inizialmente delle più piccole Type 071. L’obbiettivo è quello di ultimare la costruzione e di mettere in servizio attivo altre tre nuove LHD, cercando di arrivare nel quinquennio successivo ad un totale di nove Type 075. Pechino – con una visione militare a lungo raggio – ha espresso l’intenzione di dotare le proprie forze armate di capacità e assetti per tutelare gli interessi politici ed economici della Cina: in questo contesto le navi di tipo LHD risultano fondamentali perché permettono di svolgere operazioni di supporto aereo e logistico, ma sono anche in grado di far decollare elicotteri in assetto da combattimento antisommergibile; senza dimenticare che la missione principale della LHD Type 075 è quella di assicurare la possibilità di compiere sbarchi anfibi su larga scala.

Uno dei mezzi anfibi più utilizzati dal PLANMC per lo sbarco delle proprie forze armate su territori costieri presieduti forze nemiche, è lo ZBD-05: si tratta di un veicolo da combattimento da fanteria anfibio prodotto dalla China North Industries Corpotation (NORINCO) per il PLANMC. Il pilota del mezzo siede a prua, mentre il comandate – che autorizza lo sbarco dei marines presenti nel mezzo – e l’artigliere – che gestisce una torretta con una cannone anche eventualmente col visore notturno – sono posizioni al centro dello scafo, mentre le truppe sbarcano dal portellone posteriore. Il ZBD-05 è dotato di una corazzata che protegge i propri soldati dalle armi di piccolo calibro e dalle schegge delle esplosioni, inoltre presenta anche un sistema di protezione per le armi nucleari, biologiche e chimiche. Oltre al cannone posizionato sulla torretta, per le offensive lanciate su territori nemici e sopratutto per difendere i propri soldati durante lo sbarco, il mezzo presenta una mitragliatrice automatica, un lanciagranate automatico AGS-17 e due sistemi di lancio missilistico anticarro guidati Hong Jian-73C su entrambi i lati della torretta, torretta che è anche armata di otto lanciagranate fumogene. Per quanto riguarda la difesa durante la navigazione, il mezzo è dotato di missili subacquei e un cannone automatico KBA-2 a bordo che può sparare 330 colpi al minuto.

Proprio lo sbarco anfibio su larga scala sembra essere cruciale nella strategia militare della Cina: infatti, il rapporto del Pentagono del 2019, evidenziava come le forze armate di Pechino non avessero la possibilità di effettuare sbarchi anfibi né di grandi e né di piccole dimensioni.  L’obbiettivo più ambizioso delle imbarcazioni LHD Type 075 è senza dubbio quello di attuare in un futuro – sembrerebbe non troppo lontano – uno sbarco su vasta scala a Taiwan e nelle isole del Mar Cinese Meridionale. La Repubblica Popolare Cinese sta dimostrando la volontà di accorciare i tempi per avere capacità militari di sostegno alla politica estera di Xi Jinping, Presidente che mira ad avere un controllo totale dell’Asia Pacifica.

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