In questi giorni le autorità curde hanno deciso di liberare un gran numero di civili Siriani detenuti nel campo di Al-Hol, nel nord-est della Siria, nella provincia di Hasaka. Si tratta soprattutto di donne e bambini, alcuni dei quali sono stati accusati negli anni di essere legati allo Stato Islamico. Dopo un lungo periodo di collaborazione con gli Stati Uniti e con le tribù arabe le autorità curde hanno preso questa decisione che permette loro di alleggerirsi dal fardello cha hanno dovuto gestire negli ultimi anni; infatti il campo di Al-Hol è arrivato a ospitare più di 60.000 individui, tra cui dispersi durante i combattimenti contro le cellule dell’ISIS tra la Siria orientale e l’Iraq. Molti di loro si sono ritrovati nel campo di Al-Hol a seguito della liberazione simbolica della città di Baghuz nel marzo 2019 che ha segnato la “caduta” dello Stato Islamico. Inoltre le fonti curde hanno chiarito che verrà garantita l’amnistia a determinati civili liberati, tra cui bambini, e migliaia faranno ritorno presso le loro famiglie.

 

 

La decisione di attuare tale piano è stata comunicata da Ilham Ahmed, capo dell’esercito delle Forze Democratiche Siriane (FDS), direttamente legato al Syrian Democratic Council, ed è giunta dopo una lunga collaborazione strategica con gli Stati Uniti, partner più vicino nella lotta contro l’IS. Nel dettaglio, tale evento è importante per alcuni motivi. Innanzitutto, il fatto che i Curdi abbiano deciso di liberare un gran numero di civili siriani giunge dopo che si sono registrate per alcuni anni difficoltà nella gestione del campo che è diventato sempre più sovraffollato, mal equipaggiato, incapace di garantire la presenza di tutti i beni necessari. In aggiunta si sono registrati numerosi episodi di violenza, parecchie risse tra civili e membri di famiglie dell’ISIS. Donne appartenenti allo Stato Islamico hanno cercato di imporre più volte il loro credo. Una delle problematiche più evidenti e che spinge a riflettere soprattutto dal punto di vista umanitario riguarda il destino di numerosi bambini che faranno ritorno presso le loro famiglie ma di ci effettivamente non si hanno certezze sul loro percorso educativo. Ahmad, a tal proposito, ritiene che agli stessi debba essere concessa l’amnistia. E ancora, la decisione curda di alleggerire la pressione del campo di Al-Hol è frutto di trattative intense con le tribù arabe, con cui negli ultimi anni non sono mancati scontri e divergenze. Sarebbero state proprio le stesse a esercitare la loro pressione sulle autorità curde in merito a tale dossier; è noto, infatti, che queste non godono di buoni rapporti neanche con ex membri dell’ISIS. Tuttavia alcune questioni restano ancora aperte: liberare numerosi civili che hanno vissuto nel campo è un modo per trasferire la responsabilità alle tribù locali? Questa azione è parte di un piano concreto tra le medesime e le FDS? Intanto i Curdi sono altamente preoccupati del destino di tali civili, perché la liberazione potrebbe non essere sinonimo di sicurezza nell’area e potrebbe dar vita a nuove tensioni.

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