Le condizioni dell’economia nordcoreana rimangono fonte di speculazione, basando considerazioni e statistiche su dati parziali che trapelano dalla Corea del Nord o da paragoni con l’economia del proprio paese, come nel caso della Bank of Korea.

Le sanzioni imposte nel 2006, 2009 e 2016 dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU hanno gravemente colpito l’economia nordcoreana in settori che rappresentano la maggior parte del PIL del paese, tra cui importazioni ed esportazioni di minerali; nonostante ciò, come si legge anche nel più recente working paperOCSE sull’economia nordcoreana (“North Korea: The Last Transition Economy”[1]), il paese continua ad importare ed esportare prodotti in contravvenzione alle decisioni dell’ONU stesse. I metodi utilizzati per aggirare le sanzioni migliorano sempre più, come ha notato anche il New York Times[2] in un recente articolo, dove intervista anche il dirigente di una compagnia italiana che avrebbe venduto alcune Mercedes blindate al regime.

Se l’economia del paese si basa principalmente sui settori colpiti dalle sanzioni, la Corea del Nord non si è persa d’animo e ha iniziato a investire nel settore del turismo. Parlare di turismo e Corea del Nord sembrerebbe quasi un ossimoro, ma il regime ha puntato fortemente sullo sviluppo del settore, sviluppo che si nota nel numero di stranieri, soprattutto europei e americani, che partecipano a viaggi organizzati nel paese, al numero di turisti cinesi che hanno visitato il paese e agli investimenti forti nelle infrastrutture che il regime ha effettuato. Chiaramente anche il settore del turismo è stato colpito dalla pandemia[3] e dalla chiusura dei confini nazionali e in particolare la percentuale di turismo proveniente dalla Cina è fortemente diminuito nel primo trimestre del 2020.

Il turismo europeo o americano invece è facilitato dalle diverse agenzie presenti sul territorio cinese che offrono molteplici tipologie di viaggi in Corea del Nord, dalle visite alla capitale, a viaggi a tema legati a particolari eventi che avvengono nel paese, come i Mass Games, una serie di eventi ginnici e atletici che si svolgono una volta all’anno d’estate.  Sembra ormai essere una moda poter dire di aver messo piede nel “regno eremita”, un paese per molti versi isolato, di cui si sa poco o niente e da cui trapelano informazioni contrastanti. Nonostante l’occasionale incidente internazionale che scoraggia temporaneamente gli stranieri dal pensare di intraprendere quest’avventura, questi viaggi sono diventati sempre più comuni e diffusi e Youtube ormai è pieno di video di giovani che filmano il loro soggiorno in Corea del Nord.

Il numero maggiore di turisti in Corea del Nord proviene comunque dalla limitrofa Cina. Il turismo invece non attraversa più il 38° parallelo, o almeno non più dal 2008, quando vennero interrotti i tour a causa di un incidente che coinvolse un turista sudcoreano. Essendo la Cina il principale alleato di Pyongyang, negli anni passati i due governi hanno tentato di facilitare il turismo cinese la Corea del Nord, nonché gli investimenti cinesi nella costruzione e nello sviluppo delle più diverse località turistiche. Le stime mostrano un costante aumento del flusso di turisti, nonostante il governo cinese abbia smesso di fornire dati ufficiali dal 2013.

Anche per questo motivo, il regime nordcoreano ha investito fortemente nel settore edile e in particolare nello sviluppo di località turistiche, come località balneari, percorsi in montagna e terme e il turismo interno al paese non giustificherebbe tali investimenti[4], nemmeno quelli nel settore dei trasporti. Nello scorso decennio è stato aperto il resort sciistico Masik Pass e un’altro resort vicino al monte Baekdu, la località montuosa preferita del leader stesso. Un altro punto di interesse per lo sviluppo del turismo in Corea del Nord sarebbe lo sviluppo del turismo medico, nel quale rientrerebbero le località termali, e la zona turistica di Wonsan-Kalma, la spiaggia tristemente nota per i lanci dei test missilistici, che dovrebbe essere trasformata e diventare un centro balneare e turistico di notevoli dimensioni, un progetto che starebbe particolarmente a cuore a Kim.

Quello che che appare abbastanza chiaro è che, pandemia permettendo, questi tour e l’apparente apertura al turismo straniero (apparente perché si è incredibilmente limitati in quello che si può vedere e nelle persone con le quali si può parlare) sono un importante strumento nelle mani del regime di Kim. Da un lato, sono indubbiamente una fonte di introiti importante, soprattutto in un periodo in cui il paese è colpito da una lunga lista di sanzioni internazionali, senza arrivare però neanche a pensare che l’economia di uno dei paesi meno visitati al mondo possa essere sostenuta principalmente dal turismo.

Dall’altro lato, e forse il punto da tenere maggiormente in considerazione, i turisti che tornano in patria dopo aver visitato il paese condividono con la loro famiglia, i loro amici e con il resto del mondo un’immagine della Corea del Nord che va contro quella propaganda puramente negativa che proviene dall’Occidente. Parlano di volti sorridenti, di bambini che giocano e di donne che ballano nelle piazze. I racconti dei turisti e della vita a Pyongyang fanno quel lavoro che tanti anni di diplomazia tra stati non riuscirebbero a fare, ossia migliorare l’immagine della Corea del Nord, oscurando, anche solo per pochi minuti, tutto ciò che di negativo avviene nel paese.

Fonti

[1] https://www.oecd-ilibrary.org/economics/north-korea-the-last-transition-economy_82dee315-en

[2] https://www.nytimes.com/2020/03/09/world/asia/north-korea-sanctions.html

[3] https://www.forbes.com/sites/michaelgoldstein/2020/04/08/north-korean-tourism-the-real-victim-of-covid-19/#7993b19316d3

[4] https://www.38north.org/2014/09/ramonpp090414/

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