Doveva essere una settimana importante, le diplomazie europee avrebbero dovuto sbarcare a tripoli per giungere a un passo in avanti riguardo alle problematiche che sconvolgono la Libia ormai da parecchio tempo. Tuttavia, al momento, le cose non sembrano promettere affatto bene. I ministri degli Esteri di Italia, Francia, Germania e Regno Unito si sono incontrati a Bruxelles e hanno proclamato l’embargo di armi da parte dei Paesi europei per interrompere qualsiasi potenziale escalation di tensioni in Libia.

Si è parlato di bloccare le interferenze esterne, chiaro che il messaggio sia rivolto fondamentalmente a Russia e Turchia, l’UE cerca di mantenere (o forse far credere di avere) una presa importante sullo scenario libico, eppure la realtà al momento non sembra essere di quelle promettenti, partendo dal fatto che il summit programmato da tempo a tripoli non solo si è svolto a Bruxelles, ma non ha neppure visto la presenza dei due principali protagonisti della questione libica, Haftar e Al Sarraj.

La diplomazia italiana si è incaricata di svolgere un ruolo importante sulla questione, gli sforzi attuali dell’UE non sembrano tuttavia fruttuosi in quanto non solo la Francia non si mostra collaborativa come dovrebbe (spettava a loro convincere Haftar a presenziare al summit ma alla fine non sono stati abbastanza convincenti come avrebbero dovuto), ma in più le carte in tavola che stanno mischiando Turchia e Russia non promettono nulla di buono. Il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha chiesto al suo omologo turco di venire incontro alle richieste di un “cessate il fuoco”, ma lo scenario ormai è talmente ingarbugliato che non si può guardare con indifferenza all’incontro che dovrà tenersi tra erdogan e Putin.

Nella questione libica ormai ci sono sempre più attori in gioco, l’Italia cerca di alzare la voce e sensibilizzare il mondo sulla questione, mettere in dubbio l’unità della Libia e accettare una divisione per sfere di influenze sarebbe uno scenario nefasto. Sul fronte libico ormai non solo bisogna mettere d’accordo (cosa quantomai ardua, per usare un eufemismo) i paesi europei (Francia su tutti, per niente “affidabile”), ma bisogna anche tenere conto di altre realtà che potrebbero peggiorare la situazione in quella che rischia di diventare una pericolosa reazione a catena che porterà ai picchi di escalation di tensione nell’Africa settentrionale. Da un lato gli egiziani che mal tollerano la presenza dei turchi ma non sono in ogni caso propensi a incrociare le armi con loro, dall’altro i turchi e i russi che hanno messo piede su una questione già ingarbugliata di suo, dall’altro i tentativi di Roma di sensibilizzare Washington nella speranza di una maggior considerazione sul caso.

Tra presenze turco/russe e continui rischi di aumento dell’escalation, la Libia continua a impensierire l’Unione Europea che, per l’ennesima volta, non sembra essere in grado di gestire la questione al meglio senza doversi affidare ad attori esterni.

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Stefano Privitera

Stefano Privitera

Stefano Privitera. Laurea in Relazioni Internazionali. Per lo IARI analizza la politica interna italiana
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