Sotto il cielo della politica statunitense è comparsa una nuova nube, destinata a produrre i suoi effetti nella campagna elettorale per le presidenziali del novembre 2020. Dopo aver superato con successo le accuse legate al “Russiagate”, il Presidente Donald Trump si appresta ad affrontare un’altra spinosa vicenda legata alla sua condotta nei rapporti con un governo straniero. Vediamo quali implicazioni potrebbe avere l’avvio della procedura di impeachment contro il Presidente nel gioco politico americano.

Un nuovo principio di scandalo minaccia di travolgere la presidenza Trump. Un whistleblower, più precisamente un funzionario dell’intelligence statunitense, ha sollevato un caso problematico davanti l’Ispettore Generale della comunità dell’Intelligence USA:Trump è accusato di aver chiesto, in occasione di un colloquio telefonico, l’aiuto del Presidente ucraino Zelensky per avviare le indagini sui Biden, in particolare sul figlio dell’ex Vicepresidente democratico Joe Biden, colui che ad oggi pare il favorito per sfidare Trump nel 2020. Nella telefonata del 25 luglio- di cui la Casa Bianca ha diffuso le trascrizioni- il Presidente statunitense afferma che «sarebbe ottimo» se il governo ucraino, insieme al nuovo Procuratore Generale nominato da Zelensky, andasse a fondo sulle attività di Hunter Biden, membro (dal 2014 agli inizi del 2019) del board di una delle principali compagnie gassifere operanti in Ucraina, la Holding Burisma. Non solo: Trump, il quale ritiene, pur non avendo prove, che Biden abbia esercitato pressioni sul precedente governo ucraino affinché licenziasse un procuratore che stava indagando sulla Burisma, avrebbe offerto l’assistenza del suo avvocato personale, Rudolph Giuliani, e del Procuratore Generale USA, Barr. Inoltre, a gettare ulteriore ombra sulla condotta del Presidente si è aggiunto il blocco temporaneo dell’erogazione di aiuti militari dal valore di 391 milioni $ verso l’Ucraina, parte del programma Ukraine Security Assistance Initiative. I fondi, stanziati a giugno dal Congresso, poi bloccati dall’amministrazione per revisione e finalmente rilasciati nel mese di settembre, rappresentano una leva di politica estera fondamentale nelle mani degli Stati Uniti, poiché l’Ucraina deve far fronte alle minacce contro la sua integrità e stabilità territoriale provenienti dalla Russia. A detta dei detrattori, il congelamento di tali fondi potrebbe essere stato utilizzato come fattore di pressione su Kiev, un quid pro quo per spingere il governo ucraino ad approfondire le indagini sui Biden. Eppure, nel colloquio telefonico sotto accusa non emergono elementi in questo senso. L’unico riferimento alle questioni economiche è un lapidario: “prevedo che la vostra economia migliorerà sempre più”, riferito da Trump a Zelensky nella parte finale della conversazione.

La pietra dello scandalo sarebbe dunque la richiesta di assistenza di un governo straniero per indagare su un cittadino americano, pratica illegale secondo l’ordinamento statunitense. Trump, da parte sua, ha insistito sulla regolarità del suo colloquio telefonico e degli argomenti, trattati allo scopo di combattere la corruzione piuttosto che per esercitare pressioni miranti ad indebolire il rivale politico. Lo stesso Zelensky, contrariato dalla pubblicazione della telefonata, ha dichiarato di non aver subito alcuna forma di pressione. Tuttavia, l’approssimarsi dell’appuntamento elettorale più importante – con Trump accusato di voler fiaccare i Democratici- e ragioni di opportunità politica hanno spinto la Speaker del Congresso, Nancy Pelosi, ad avviare la procedura di impeachment1 nei confronti del Presidente, «le cui azioni hanno rivelato il fatto disonorevole del tradimento del suo giuramento, della nostra sicurezza nazionale e dell’integrità delle nostre elezioni».

La messa in stato di accusa del Presidente verrà redatta da una commissione d’inchiesta ad hoc del Congresso, per poi essere votata a maggioranza semplice. Successivamente toccherà al Senato confermare la domanda di imputazione attraverso una votazione a maggioranza qualificata (almeno dei due terzi). Se il Congresso, in maggioranza democratica, potrebbe esprimersi in tempi brevi a favore della messa in stato d’accusa; la situazione al Senato sorride al Presidente Trump. Al Campidoglio, infatti, occorrerebbero 67 voti su 100 per rendere definitiva la condanna e rimuovere il Presidente dal suo incarico. Pertanto, essendo il Senato a maggioranza repubblicana (53 senatori), appare alquanto improbabile – se non fantasioso- una deliberazione contro un Presidente repubblicano che punta alla rielezione.

Ci si chiede, a questo punto, se l’avvio della procedura di impeachment possa o meno sconvolgere gli equilibri elettorali e in che misura Trump può trarre un vantaggio dalla faccenda, dato che il successo della procedura di impeachment appare del tutto irrealistico.


La speaker del Congresso Nancy Pelosi annuncia l’avvio della procedura di impeachment contro il Presidente Trump

Le dubbie ricadute sul consenso e sugli equilibri politici

A quasi 3 anni dall’insediamento della sua presidenza, l’indice di gradimento nei confronti dell’operato di Trump non si è mai discostato da cifre intorno al 40%. Come si evince dagli ultimi sondaggi di Gallup2, nemmeno l’avvio della procedura di impeachment ha intaccato il consenso di cui gode il Presidente USA, il quale, secondo le ultime rivelazioni, ha raggiunto il suo massimo storico di consenso tra gli elettori repubblicani. Le politiche dell’amministrazione Trump, infatti, hanno prodotto risultati tangibili nella lotta alla disoccupazione (oggi al minimo storico da 60 anni), nella creazione di nuovi posti di lavoro e nell’abbassamento della pressione fiscale. Oltre a ciò, le strategie comunicative del Presidente hanno profondamente polarizzato l’elettorato americano: il consenso è diventato fisso; le preferenze degli elettori poco mobili e resistenti alle considerazioni dell’opinione pubblica.

Dal lato del Partito Democratico, dove confluiscono anime con sensibilità politiche diverse, la scommessa sull’avvio dell’impeachment contro Trump potrebbe produrre un duplice effetto: da un lato può ricompattare il partito in una feroce campagna contro la cattiva condotta dell’amministrazione Trump e sulle zone d’ombra dei suoi rapporti internazionali; dall’altro – soprattutto nel caso di fallimento della messa in stato d’accusa- potrebbe aggiungere fieno nel granaio delle strategie elettorali e comunicative del partito repubblicano. In particolare, Trump avrebbe buon gioco a sfoderare l’arma del vittimismo, ribaltando le accuse e agitando – come ha già fatto- la tesi cospirazionista di un tentativo di “colpo di Stato dei democratici e dell’establishment”. In ultima analisi, se si prolungassero i tempi, la vicenda “Ukraine-Gate” potrebbe oscurare – e, per Trump, sarebbe un prezioso assistl’assenza di risultati nel campo della politica estera. Nelle prossime settimane, il Dipartimento di Stato dovrà affrontare sfide cruciali, dal consistente peso specifico nella determinazione dell’efficacia della politica estera dell’ultimo triennio. I colloqui commerciali con la Cina, il negoziato per la denuclearizzazione della Corea del Nord, la crisi iraniana, i contatti con i Talebani per la ritirata delle truppe dall’Afghanistan, le tensioni commerciali con l’UE: dossier su cuil’amministrazione Trump non ha ancora ottenuto alcun accordo funzionale a ridurre le tensioni e l’isolamento internazionale della prima potenza economica mondiale.

Ultima in successione è arrivata un’intervista del Presidente in cui invitava pubblicamente la Cina ad indagare sui Biden per presunti affari sospetti di Hunter Biden, mentre il padre svolgeva le funzioni di Vicepresidente di Barack Obama. Anche in questo caso le accuse non sono supportate da prove, ma ciò che rileva è la totale risolutezza con cui il Presidente sta trattando la questione, con lo scopo di sfruttarla a suo vantaggio. Se Donald Trump riuscirà a brandire l’avvio dell’impeachment come un boomerang da scagliare contro gli avversari dem, la rielezione sarebbe ancor più vicina.

FONTI:

1 Messa in stato di accusa del Presidente o di chi ricopre cariche pubbliche, qualora si ritenga abbia commesso particolari illeciti nell’esercizio delle proprie funzioni (http://www.treccani.it/enciclopedia/impeachment/)

2 https://news.gallup.com/poll/203198/presidential-approval-ratings-donald-trump.aspx

3 https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/limpeachment-di-trump-potrebbe-non-essere-una-buona-notizia-i-dem-24021

4 https://www.businessinsider.com/ukraine-gas-company-burisma-holdings-joe-bidens-son-hunter-explained-2019-9?IR=T

5 https://www.cbsnews.com/news/ukraine-transcript-read-ukraine-president-phone-call-transcript-pdf-released-today-joe-biden-crowdstrike-2019-09-25

6 https://www.reuters.com/article/us-usa-trump-whistleblower/trump-publicly-asks-china-to-investigate-biden-even-amid-impeachment-inquiry-idUSKBN1WI0BC

 

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Emanuele Gibilaro

Emanuele Gibilaro

Emanuele Gibilaro laureato in Storia, Politica e Relazioni Internazionali presso l'Università di Catania. Iscritto al corso di Diplomazia e Organizzazioni Internazionali presso l'Università di Milano è appassionato di politica internazionale, analizza la politica estera statunitense, le questioni della sicurezza nazionale, marittima, energetica e gli interscambi della diplomazia americana con organizzazioni internazionali, Cina, Arabia Saudita e Iran.
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