Al-Sisi, per garantirsi piena legittimazione, sta ora provvedendo ad assorbire il Dar Al-Ifta, al cui vertice v’è il Gran Mufti d’Egitto, la carica religiosa più importante d’Egitto, dal ruolo giuridico importantissimo. L’obiettivo di Al-Sisi è depotenziare Al-Azhar e garantirsi uno scenario sgombro di opposizioni.

Nel mondo islamico, le istituzioni religiose (università, comitati, consigli – soprattutto giuridici – scuole e così via) hanno un ruolo tutto particolare ed altresì un’importanza notevole. Esse hanno la capacità di influenzare i regimi politici con la loro (morbida) forza coercitiva e il loro potere dissuasivo (soprattutto sulle masse).

Ma se da un lato possono vantare un tale potere, è anche vero il contrario, ovvero che nel corso degli anni hanno subito non poche influenze da parte dei regimi politici, che ne hanno volutamente modificato persino le intenzioni.

Una di tali strutture, la più importante in Egitto e (forse) in tutto il mondo sunnita, è l’Università Al-Azhar. Fondata nel 970 d.C., essa è considerata il centro formativo teologico più importante in tutto il Medio Oriente e, in qualche modo, portavoce del pensiero teologico sunnita. Non manca, però, di una certa connotazione politica.

Negli ultimi anni, proprio a seguito del colpo di Stato egiziano del 2013, può dirsi essere il braccio ideologico-religioso del regime di Al-Sisi, avendo avuto un ruolo cruciale nella deposizione di Morsi, esponente dei Fratelli musulmani. Da allora (ed anche precedentemente), Al-Azhar ha cercato di costruire e veicolare un certo pensiero, nella ricerca continua di equilibrio. Nonostante qualche rigurgito autonomista, non ha rifiutato di appoggiare Al-Sisi anche nelle sue campagne più controverse. L’ultima voce favorevole è proprio quella in supporto all’invio di truppe egiziane al confine libico, in nome della difesa nazionale e dell’antiterrorismo.

Un altro colpo politico considerevole e recente del regime del Cairo è la nuova proposta di legge che mira, in definitiva, al pieno controllo politico del Dar Al-Ifta, ovvero il Gran Mufti d’Egitto, presidente del comitato legale consultivo per le questioni giuridiche. Essa è considerata, in linea, la seconda carica religiosa più importante d’Egitto, subito dopo il Grande Imam di Al-Azhar, ed ha un grandissimo valore giuridico, giurisprudenziale ed anche affettivo per tutta la popolazione egiziana musulmana. È infatti l’organo adibito alla pronuncia dei fatwa, ovvero chiarimenti o spiegazioni (di valenza giuridica) su diverse questioni o controversie (anche di vita quotidiana) ed è deputato alla risposta alle istituzioni statali in caso di pena capitale.

Grazie a questa legge, Al-Sisi sarà in grado di nominare egli stesso il Gran Mufti d’Egitto, scelto fra una terna proposta dal Consiglio dei saggi di Al-Azhar (che è a sua volta presieduto dal Grande Imam). Precedentemente, il Gran Mufti veniva nominato unicamente dal Consiglio, senza la supervisione del regime. Si nota, quindi, che l’intento non è solo controllare direttamente il Dar Al-Ifta, ma limitare in conseguenza gli stessi poteri di Al-Azhar ed assoggettarlo ulteriormente al regime.

La progressiva penetrazione del regime nei comparti (religiosi) chiave più importanti del Paese ha sia dei risvolti interni, che riguardano espressamente la battaglia, personale e nazionale, che Al-Sisi ha ingaggiato contro l’estremismo, la radicalizzazione ed anche una certa corrente politica; che dei risvolti esterni. Il regime non desidera interferenze alla sua linea procedurale e ambisce, di contro, ad una legittimazione, persino religiosa, alle varie iniziative nazionali e regionali.  

Ciò non farà altro che acuire la frattura già presente all’interno del mondo sunnita e, a livello politico, il confronto fra Egitto e Turchia (e dunque fra EAU, Arabia Saudita e Qatar) diventerà sempre più decisivo per gli equilibri regionali. La mossa di Al-Sisi potrebbe però risultare controproducente: indebolire in tal modo Al-Azhar, quasi delegittimandolo, darà forse ampio spazio di manovra alla Turchia di affermarsi nella umma islamica. Ma, almeno a livello nazionale, garantirà al regime una certa sicurezza ideologico-culturale, nonché giuridica.

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Maria Nicola Buonocore

Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.
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