Armenia, Georgia, Azerbaijan, Moldavia, Ucraina e Bielorussia fanno tutti parti del “Partenariato Orientale”, un programma di associazione creato dall’Unione Europea nel 2008 per avvicinare i suddetti paesi all’UE. L’obiettivo è quello di rafforzare i legami economici, politici e commerciali fra paesi membri del Partenariato e quelli dell’Unione, e nel frattempo cercare di instillare valori di democrazia e rispetto dei diritti umani nei sei paesi ex-sovietici. L’adesione al Partenariato non implica automaticamente che il paese entrerà a far parte dell’Unione Europea. Tuttavia, il maggiore avvicinamento economico e culturale, oltre che il maggior dialogo istituzionale, possono indubbiamente facilitare un eventuale ingresso nell’UE.

Nel caso dell’Armenia, un passo in tale direzione era previsto nel 2013 con la firma di un Accordo di Associazione con l’Unione Europea. L’obiettivo principale di tale accordo era la creazione di un’area di libero scambio fra il blocco europeo ed il paese caucasico, legando economicamente così il secondo al primo. Tuttavia, con una certa sorpresa, nel settembre del 2013 il presidente armeno Sargsyan rinunciò all’Accordo di Associazione e preferì invece entrare a far parte dell’Unione Economica Euroasiatica (UEE) a guida russa [1]. Questo segnò un cambio di passo in termini di relazioni internazionali per l’Armenia, la quale entrava anche istituzionalmente nell’orbita russa. L’eventuale ingresso nell’UE sembrava a questo punto un capitolo chiuso.

Ci furono, però, due momenti che presagirono un riavvicinamento a occidente. Il primo nel novembre nel 2017, con la firma dell’Accordo di Partenariato Globale e Rafforzato (CEPA) tra Armenia ed UE. Tale accordo prevedeva riforme delle istituzioni armene in senso democratico, e un aiuto europeo al paese tramite finanziamenti e sostegni a piccole-medie imprese [2]. Il secondo nell’aprile del 2018, con la rivoluzione di velluto che portò il primo ministro Sargsyan a dimettersi dopo dieci anni al potere. Il nuovo leader armeno Pashinyan, molto critico dell’Unione Economica Euroasiatica [3], sembrava intenzionato a riallacciarsi all’Unione Europea [4]. Tuttavia, ad un anno e mezzo di distanza dalla rivoluzione di velluto, questo riavvicinamento ancora non si è conretizzato in termini sostanziali.

    In blu i paesi membri dell’Unione Europea, in verde i paesi del Partenariato Orientale

Come mai, dunque, l’Armenia sembra impossibilitata dall’entrare nell’orbita europea, nonostante più volte ci siano stati corteggiamenti da entrambe le parti? Le motivazioni sono sostanzialmente legate a tre fattori: economia, sicurezza, e cautela europea. Ed in tutti e tre la Russia gioca un ruolo importante.

Economia  

Innanzitutto, la Russia è il primo partner commerciale dell’Armenia, con il primo che assorbe circa il 20% delle esportazioni del secondo [5]. Per quanto riguarda le importazioni, l’Armenia dipende completamente dal gas russo. Nel 2013, infatti, il paese ha ceduto il controllo delle proprie infrastrutture di gas a Gazprom come pagamento di un debito di 300 milioni di dollari che avevano nei confronti della società russa. Oltre al controllo infrastrutturale, in cambio della cancellazione del debito l’Armenia ha dovuto garantire a Gazprom diritti esclusivi nel paese per un termine di 30 anni. La Russia, quindi, controlla completamente il mercato del gas armeno. Oltre ad importare gas, gli armeni importano rimesse, che nel 2017 equivalevano a circa il 12% del PIL del paese [6]. Di questo 12%, circa il 70% sono provenienti proprio dalla Russia, che ospita tra 1.5-2.5 milioni di armeni sul proprio territorio [7]. Il quadro che ne esce è uno di grandissima dipendenza economica dalla Russia, la quale può minacciare aumenti di prezzi del gas se il paese dovesse scontentare troppo Mosca. E non è facile per l’Armenia, priva di sbocchi sul mare, diversificare le proprie importazioni ed esportazioni, anche per via del blocco commerciale dei vicini Azerbaijan e Turchia.

Sicurezza

L’Armenia rimane tutt’oggi imbrigliata con il conflitto per il Nagorno-Karabakh, territorio de jure Azerbaijano ma de facto controllato da separatisti armeni. Il blocco commerciale dell’Azerbaijan e dell’alleato turco è causato proprio da questa situazione che si trascina dal 1988. L’Azerbaijan, forte delle proprie rendite derivate da petrolio e gas, ha aumentato considerevolmente negli anni la propria spesa bellica. Per fare un confronto, nel periodo 2009-2018 l’Azerbaijan ha speso 24 miliardi di dollari nel settore sicurezza, l’Armenia solo 4 [8]. Uno dei motivi per cui l’Azerbaijan non cerca di riprendersi militarmente il controllo del Nagorno-Karabakh è l’incertezza riguardo una eventuale reazione russa. La 102ª base militare russa è infatti collocata nella città armena di Gyumri, mentre la 3624ª sin trova nell’aeroporto di Erebuni vicino alla capitale Yerevan. Truppe russe, inoltre, pattugliano il confine Turco-Armeno e quello Irano-Armeno. La presenza russa rappresenta quindi un forte deterrente a una operazione militare su larga scala da parte dell’Azerbaijan. Non è per altro del tutto certo che la Russia interverrebbe a difesa dell’alleato armeno, ma è una possibilità che spaventa molto il governo del presidente azero Aliyev. Un altro aspetto non sempre enfatizzato è la deterrenza nei confronti della Turchia. In caso di conflitto tra Armenia e Azerbaijan, la Turchia potrebbe infatti intervenire a favore dell’alleato azero. Questo scenario è però escluso fintantoché ci saranno basi russe sul territorio armeno. L’Armenia, quindi, dipende moltissimo sulla Russia per quanto riguarda la propria sicurezza e quella del Nagorno-Karabakh. E l’Unione Europea, o uno qualsiasi dei suoi membri, non sono in grado di offrire una alternativa di garante per sostituirsi alla Russia.

 

L’Armenia necessita del deterrente russo per mantenere l’occupazione del Nagorno-Karabakh

Cautela Europea

Non è per altro detto che l’Unione Europea, con già molti conflitti politici al proprio interno, sia oggi propensa ad un ulteriore allargamento ad est. Un elemento sicuramente di freno è il presidente francese Emmanuel Macron. Nell’ottobre del 2019, infatti, la grande maggioranza dei paesi UE erano favorevoli ad aprire i negoziati per l’adesione di Albania e Macedonia del Nord all’Unione. Il presidente, tuttavia, ha posto il veto su entrambi i paesi, sostenendo che andavano cambiati i meccanismi di adesione e che l’UE doveva prima riformarsi al suo interno [9]. La politica estera dell’Unione richiede l’unanimità per poter procedere, e basta quindi il voto contrario di un solo membro per bloccare una decisione. È pur vero che Macron non resterà presidente a vita, e potrebbe cambiare idea mentre è in carica, ma questo episodio mostra come ci sia grande cautela nell’allargare l’Unione Europea. E se ci sono state difficoltà per Albania e Macedonia del Nord, geograficamente vicine e già economicamente più integrate, ve ne saranno maggiori per la più distante e meno integrata Armenia.

In conclusione, l’Armenia difficilmente entrerà mai a far parte dell’Unione Europea. Il paese dipende economicamente troppo dalla Russia, la quale può anche minacciare aumenti del prezzo del gas per far riallineare lo Stato caucasico ai propri interessi. L’Armenia ha inoltre bisogno del deterrente russo per questioni di sicurezza, deterrente che l’UE o uno dei suoi paesi membri non possono offrire in alternativa. E anche qualora l’Armenia riuscisse ad uscire dall’orbita politica ed economica russa, non è detto che la stessa UE accetterebbe di buon grado un ulteriore allargamento ad est. Come mostra il recente episodio con Albania e Macedonia del Nord, vi è grande cautela da parte di alcuni Stati ad ulteriori allargamenti. E benché la situazione generale potrà cambiare nel medio-lungo termine, le prospettive di adesione dell’Armenia rimangono estremamente difficili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bibliografia

 

[1] https://www.balcanicaucaso.org/aree/Armenia/L-Armenia-tra-Mosca-e-Bruxelles-142290

[2] https://www.balcanicaucaso.org/aree/Armenia/Armenia-rinnovate-ambizioni-europee-184572

[3] https://eurasianet.org/following-revolution-armenia-comes-to-terms-with-eurasian-union

[4] https://www.bbc.com/news/world-europe-46502681

[5]https://data.worldbank.org/indicator/BX.TRF.PWKR.DT.GD.ZS?locations=AM&year_high_desc=false

[6] https://oec.world/en/profile/country/arm/

[7] http://ceswp.uaic.ro/articles/CESWP2019_XI2_TER.pdf

[8] https://eurasianet.org/armenia-azerbaijan-whos-the-big-defense-spender

[9]https://www.iusinitinere.it/il-processo-di-adesione-allue-i-casi-di-albania-e-macedonia-24174

 

 
 
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