Il 28 Maggio 2019, in occasione della giornata mondiale per la salute della donna, è stato presentato al Congresso della nazione Argentina un nuovo progetto di legge per la depenalizzazione e la legalizzazione dell’ interruzione di gravidanza. Il tema dell’aborto è estremamente sentito nel cattolicissimo paese Sudamericano, e l’opinione pubblica è letteralmente “spezzata in due” tra sostenitori dell’aborto e sostenitori del diritto alla vita.

Ad oggi la la legge prevede la possibilità di interrompere una gravidanza solo se la madre è in pericolo di vita e in caso di stupro, ed anche in questi casi l’iter burocratico (che prevede una richiesta formale alle autorità giudiziarie) è tanto lungo e complesso da rendere spesso impossibile un’azione legale nei tempi prestabiliti. In tutti gli altri casi l’aborto è considerata una pratica illecita ed è punito penalmente. Per ben sette volte sono stati proposti progetti di legge a favore della depenalizzare e legalizzazione dell’aborto in Argentina, tutti respinti dal Congresso o dal Senato. Il 2018 sembrava essere un anno decisivo, con il Congresso Nazionale che, il 13 Giugno, davanti ad una folla divisa tra fazzoletti verdi (pro aborto) e fazzoletti azzurri (contrari all’aborto), si era espresso per l’emanazione della legge con una (risicata) maggioranza di voti favorevoli e il benestare del presidente Macri (in foto), il quale, benché notoriamente contrario alla legalizzazione dell’aborto, aveva pubblicamente dichiarato che non avrebbe posto alcun veto alla legge qualora fosse stata approvata da entrambe le camere.

La battuta di arresto arriva però in Agosto, quando il Senato è chiamato a pronunciarsi in merito e boccia la legge con 31 voti a favore e 38 contrari. Da quel giorno, in attesa che passasse l’anno previsto dalla legge argentina per poter ridiscutere una proposta di legge bocciata nell’iter legislativo, i sostenitori dell’aborto hanno continuato a fare informazione e a manifestare per la legalizzazione. L’aborto ha continuato a far discutere, soprattutto in occasione del recente scandalo della bambina di 11 anni, rimasta incinta a seguito della violenza subita dal compagno della nonna, alla quale è stato negato il diritto all’interruzione di gravidanza. I fazzoletti verdi si sono fatti conoscere anche a livello internazionale, qualche giorno fa, infatti, al festival di Cannes, in occasione del quale è stato presentato il documentario di Juan Solanas “Que sea ley”, riguardante la situazione del paese sull’argomento, l’ingresso del regista è stato seguito da una folla di donne e uomini con il panuelo verde che hanno portato sotto i riflettori del mondo la loro battaglia.

Secondo le stime in Argentina circa 500.000 donne interrompono illegalmente una gravidanza ogni anno, il 10% di chi abortisce finisce in ospedale per complicanze, molte donne perdono la vita, le altre, oltre alle conseguenze mediche, subiscono le conseguenze penali dell’illecito compiuto. Per questi motivi il movimento a sostegno della legalizzazione, appoggiato da molte associazioni come “ni una menos” e “las madres de plaza de Mayo” chiede con forza ai politici di scegliere non tra aborto o non aborto, ma piuttosto tra aborto legale, sicuro e gratuito e rischiose pratiche di interruzione di gravidanza clandestine prive di controllo e supporto alla salute.

L’ottava proposta di legge, presentata il 28 Maggio, si compone di 20 articoli, prevede la possibilità di abortire liberamente e gratuitamente presso gli ospedali di tutta la repubblica argentina entro la quattordicesima settimana di gravidanza e non ammette obiezioni di coscienza, nel caso in cui la madre sia in pericolo di vita e in caso di stupro, invece, non vengono posti limiti di tempo.

La legge verrà discussa nei prossimi mesi, e chiederebbe chiaramente una modifica del codice penale argentino. Sicuramente sarà motivo di discussione non solo nella società, ma anche tra i candidati alle presidenziali che si terranno in Ottobre, che certamente si daranno battaglia sull’argomento. Le pressioni del crescente popolo dal panuelo verde potrebbe rendere più flessibili le opinioni del presidente uscente Macri che in clima elettorale potrebbe mostrarsi più vicino alle rivendicazioni dei suoi possibili elettori.

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Filippo Sardella, classe 1988, laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, corsista di "Political Ethics" presso la YALE University , conferenziere e analista politico, specializzato in storia e politica della Russia e dell’Europa Orientale, operatore certificato in "International Humanitarian Law", attualmente si occupa di analisi geopolitiche per l'Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI)
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