Netanhayu procede all’estensione delle colonie israeliane nei territori della Cisgiordania, come promesso durante la campagna elettorale. Il piano è stato criticato da alcuni paesi membri dell’Unione Europea, ma una risposta comune e coerente è necessaria.



La situazione in Cisgiordania è destinata ad inasprirsi. In particolar modo, se Netanyahu, al suo quinto mandato, terrà fede alle promesse della campagna elettorale circa l’ampliamento degli insediamenti israeliani nei territori occupati.
Il governo di unità, recentemente formatosi, scaturisce da un accordo tra Netanyahu e il suo rivale Gantz, a fronte dell’impasse politico e per meglio gestire la situazione di emergenza sanitaria, evitando, in questo modo, il ritorno alle urne, per la quarta volta in pochi mesi.Il segretario di Stato, Mike Pompeo, nella sua ultima visita in Israele, ha ribadito il forte supporto offerto all’alleato, funzionale per combattere gli attuali nemici nella regione: il virus e l’Iran.

L’Alto Rappresentante dell’Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ha ribadito che la politica di annessione è contraria al diritto internazionale e che, in caso di violazione, l’Europa prenderà delle misure appropriate. La situazione europea non cambia: in accordo con le risoluzioni ONU, tra cui la risoluzione 242 e la risoluzione 338, l’Unione Europea non riconosce la sovranità di Israele sulla Cisgiordania. Borrell è guardato con ostilità dal governo israeliano per le critiche rivolte alle politiche adottate da Tel Aviv.

 

Nel 2018, in qualità di ministro degli affari esteri del governo spagnolo, aveva dichiarato l’urgenza, per l’Unione Europea, di prendere una posizione chiara circa il riconoscimento dello stato palestinese, in supporto alla soluzione dei due Stati. In caso di fallimento nel raggiungere una posizione unanime a livello europeo, dichiarava, la Spagna avrebbe proceduto al riconoscimento unilaterale. Dichiarazione non gradita ad Israele, che ha accusato il politico spagnolo di mostrare ostilità nei suoi confronti e simpatie verso l’Iran, dato il suo supporto all’accordo sul nucleare.

Ora, Francia, Irlanda, Belgio e Lussemburgo spingono per la linea dura e chiedono di applicare misure punitive, in modo da ostacolare il piano di Netanyahu.  Anche il Regno Unito esprime la sua contrarietà. Il ministro degli esteri inglese, James Cleverly, ha dichiarato che Londra non supporta il piano di annessione poiché rende complicato il cammino verso la pace. La soluzione dei due stati rimane l’unica opzione possibile, ma è chiaro che la comunità internazionale deve reagire in maniera risolutiva, non con delle semplici dichiarazioni.  Ora l’Europa è chiamata a rispondere. È necessario che prende una posizione chiara sulla questione palestinese, prima che sia troppo tardi.

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Noemi Verducci

Noemi Verducci

Sono Noemi Verducci, analista IARI per la sezione MedioOriente. Ho conseguito la laurea triennale in Mediazione Linguistica presso l’Università del Salento, durante la quale ho svolto un anno di studio all’Università di Siviglia, nell’ambito del programma Erasmus. Lo studio della lingua araba mi ha permesso di avvicinarmi al mondo mediorientale, dapprima dal punto di vista esclusivamente linguistico e culturale e, successivamente, anche dal punto di vista politico. IARI è uno spazio fertile in cui potersi confrontare ed arricchirsi, crescendo insieme.
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