L’ascesa della Cina a potenza economica è ormai sotto gli occhi di tutti, ciò che un tempo però sarebbe stato accolto con entusiasmo e soddisfazione adesso fa paura. Raggiunto un certo grado di sviluppo, il Partito Comunista Cinese ha progressivamente iniziato a perpetrare non più una politica di concerto con la comunità internazionale, bensì suoi precisi obbiettivi passo dopo passo, anche a costo di entrare in collisioni con sfere di influenza pre-esistenti. La punta di diamante di questo nuovo assetto è la cosi detta “Belt and Road Initiative”, un gargantuesco progetto di investimenti su scala globale che già ha iniziato a destabilizzare l’ordine internazionale: stimolando appetiti, catalizzando antiche paure e infrangendo decennali alleanze.

Terminata la seconda guerra mondiale gli stati del mondo, almeno formalmente, rinunciarono ad utilizzare mezzi militari per esercitare pressioni l’un contro l’altro al fine di conseguire obbiettivi politici. Ciononostante, il mondo non sembra ancora esser superare l’antico sistema internazionale basato su stati sovrani ed indipendenti. Il risultato: una stanza piena di individui ambiziosi ed eguali ai quali è stato detto di non potersi aggredire fisicamente.

Le nuove regole del gioco non hanno impedito ovviamente a questi stati di farsi la guerra, a volte per procura, altre volte di nascosto tramite spie e mercenari, altre volte ancora semplicemente utilizzando la giustificazione dell’intervento umanitario come deroga a tale divieto.Tralasciando i suddetti esempi, la maggior parte degli stati ha preso atto col tempo che la propria politica estera avrebbe dovuto basarsi su altri tipi di valori quali l’economia, le proprie istituzioni e più in generale “l’appeal” che un determinato popolo deteneva agli occhi del resto del mondo; questo insieme di elementi è stato individuato e teorizzato nel 1990 da Joseph Nye con il termine “Soft Power”.

In questo senso la Cina non è stata certo da meno, la sua politica estera infatti dopo la fine dell’era di Mao ha adottato un ordinamento a “Basso profilo” imponendosi di non interferire, neppure indirettamente, nelle diatribe internazionali fossero esse di natura militare o economica. La Cina doveva aspettare il suo momento, crescere, tessere la sua tela di alleanze, in attesa del momento propizio per esporsi. Con l’elezione di Xi Jinping a Segretario Generale del Partito Comunista Cinese, il momento sembra arrivato. La strategia di Xi Jinping si prefiggeva di stabilire un nuovo ruolo per il paese, non più semplice fabbrica del mondo ma leader dirigenziale nel nuovo ordine sino centrico, rendere lustro al “Paese di mezzo”che con il suo imperatore regnava su “Tutto ciò che si trova sotto il cielo”. A tal fine venne varata una fallimentare campagna mediatica per promuovere all’estero lo Zhonguo Meng, il “sogno cinese” che su modello del precedente americano avrebbe dovuto diffondere un’immagine della Cina come paese vincente, florido, un esempio da imitare.

Nonostante l’appeal della Cina fosse stato sdoganato prematuramente, l’auspicio di resurrezione doveva continuare, è da esso infatti che il Partito Cinese ha deciso di varare la “Belt and Road Initiative”, la faccia più ambiziosa di questa politica.

La Belt and Road Initiative (Bri), il nome internazionale del progetto, è un piano annunciato nel 2013 per migliorare i collegamenti commerciali con i paesi dell’Eurasia, sviluppando sulla sua strada non solo binari ma veri e propri centri di connessione economici (e diplomatici). Da un primo stanziamento di 40 miliardi di dollari, durante il forum Bri del 2017 è stato annunciato un ulteriore stanziamento di 100 miliardi. Nell’ottobre del 2017 la Bri è stata inclusa nella costituzione cinese: è considerato il più grande progetto infrastrutturale e di investimenti della storia e coinvolgerà 68 paesi comprendenti circa il 65% della popolazione mondiale.

Formalmente, un piano di questo calibro dovrebbe essere tranquillamente identificato come fattispecie di attuazione di soft power. Tuttavia gli analisti internazionali hanno evidenziato come la Cina si sia servita del suddetto piano di investimenti per influenzare le politiche dei paesi interessati, una trappola del debito piuttosto efficace vista la quantità di capitale investito. Il caso più clamoroso riguarda l’ormai nota acquisizione del porto di Hambantota, in Sri Lanka, consegnato per l’80% del suo valore alla China Merchants Ports che, come tutte le maggiori holding di nazionalità cinese, è costretta ad ospitare un membro del Partito Comunista Cinese nel suo Consiglio di Amministrazione, una cessione di sovranità in piena regola che assicura alla Cina il pieno controllo di un punto nevralgico della rotta marittima interessata.

“Timeo danaos et dona ferentes”, la mano aperta che regala si stringe attorno al collo degli stati più deboli, il potere della Cina potrà apparire soft ma in realtà è sharp, affilato, e si fa strada sotto forma di ferrovie, stazioni, porti. La strategia di Pechino, ormai palese, si basa sull’antico modello cinese dell’Impero tributario: un grande perno (il Paese al centro) governato dalla nazione Cinese che, invece di conquistare e colonizzare i paesi limitrofi, punta ad assoggettare gli elementi più deboli con tributi e tasse, la Cina al centro del mondo non ha bisogno di governare le civiltà inferiori, basta che obbediscano al suo volere.

Per attuare un tale disegno dopo cento anni di umiliazione, la Cina deve ricostituire il suo esercito e assicurarsi la fedeltà, o quantomeno l’acquiescenza, dei paesi geograficamente importanti. In tal senso, il Kazakistan ha di recente acquisito una importanza centrale nella politica affilata di Pechino. Come ai tempi di Marco Polo, le steppose terre del Kazakistan si riaffermano crocevia imprescindibile per il completamento della Nuova Via della Seta: se appena nel 2010 nessun container cinese transitava in Kazakistan, i crescenti investimenti nel potenziamento delle infrastrutture terrestri hanno aumentato gli scambi fino ad un livello di oltre 135mile nell’anno 2018, rendendo i porti terrestri di Khorgosed Altynkol calamite di interessi particolari in vista dei prolungamenti ferroviari verso Mosca, Lodz e Duisburg.

“In un breve lasso di tempo, insieme abbiamo costruito corridoi economici che hanno evitato paesaggi naturali complessi e contraddizioni geopolitiche”, – ha affermato il premier Kazako Nazarbayev notando come il commercio all’interno dell’iniziativa abbia raggiunto i 5 trilioni di dollari. – ”Negli ultimi dieci anni, il Kazakistan ha investito circa 30 miliardi di dollari in attività di sviluppo, trasporto e logistica e competenze infrastrutturali. Quasi 3.000 chilometri di ferrovie nazionali e 12.500 chilometri di autostrade sono stati modernizzati o messi in funzione. I porti marittimi e aerei domestici sono stati ricostruiti. Di conseguenza, il paese si è trasformato in un hub di trasporto moderno e competitivo”.

C’era una volta un pellegrino in viaggio verso un luogo santo, in questo luogo era stata quasi terminata la costruzione di una nuova cattedrale. Lungo il percorso il pellegrino si imbatté in tre operai intenti a picconare il marmo, chiese dunque al primo:

– Cosa stai facendo?

– Spacco le pietre sotto il sole cocente perché ho fame.

Chiese di nuovo al secondo:

– Cosa stai facendo?

– Faccio un lavoro faticoso, ma lo faccio per la mia famiglia.

Chiese infine al terzo:

– Cosa stai facendo?

– Faccio parte di qualcosa più grande di me, lavoro per costruire una cattedrale.

La metafora insegna: non bisogna concentrarsi sul mezzo utilizzato, è un valore soggettivo, invece come sempre è il fine a determinare il valore di un’opera. il Kazakistan, come altri, rischia di commettere lo stesso errore dello Sri Lanka.

https://www.interris.it/esteri/via-della-seta–l-importanza-del-kazakistan

https://www.economist.com/china/2019/06/27/xi-jinping-wants-chinas-armed-forces-to-be-world-class-by-2050

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-con_la_nuova_via_della_seta_il_kazakistan__diventato_hub_di_trasporto_moderno_e_competitivo/82_28159

https://www.handelsblatt.com/today/politics/china-first-eu-ambassadors-band-together-against-silk-road

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