Nella giornata del 15 settembre, alla Casa Bianca, Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein hanno firmato un accordo per normalizzare le loro relazioni, sulla scia di ciò che era stato fatto nelle scorse settimane tra Israele ed Emirati. L’evento odierno avviene in occasione del ventisettesimo anniversario degli Accordi di Oslo del 1993, quando Bill Clinton svolse il ruolo di mediatore per il raggiungimento della pace poi svanita tra il Primo ministro Rabin e il leader dell’OLP Arafat.

Si tratta di un passo in avanti verso la normalizzazione dei rapporti tra Israele e gli altri Stati del Golfo, facilitando così la posizione regionale di tale Paese. Il rafforzamento delle relazioni tra Israele ed Emirati permette ai due Paesi di cooperare maggiormente nel settore tecnologico e cibernetico, portando di fatto alla possibile creazione di un fronte comune contro Turchia e Iran. Facilitare i rapporti tra Gerusalemme e le monarchie del Golfo è il palese scopo dell’amministrazione Trump che cerca di sfruttare gli sviluppi in chiave geopolitica a favore di Israele. D’altra parte il presidente statunitense, in vista delle prossime elezioni, cerca di erigersi a mediatore e fautore della pace in Medio Oriente per poter ottenere più consensi ed essere quindi confermato alla guida del suo Paese.

In tale percorso diplomatico il Bahrein, probabilmente, serve all’Arabia Saudita per intavolare trattative indirette con Israele, con cui una normalizzazione dei rapporti appare più difficile a breve termine. Più difficile ancora, nonostante le intenzioni di Trump di voler estendere tale accordo ad altri Paesi del Golfo nel futuro prossimo, risulta la normalizzazione dei rapporti tra Israele e Kuwait ed Oman. In questi Stati, infatti, l’opinione pubblica, i gruppi religiosi e politici sono piuttosto restii nel volersi avvicinare ad Israele e questo non è un elemento da sottovalutare. Mentre Netanyahu mantiene in stand-by l’annessione territoriale della Cisgiordania come tassello dell’accordo siglato già con gli EAU, il Primo ministro Palestinese Shtayeh ha chiesto al presidente palestinese Abbas di riconsiderare le relazioni tra l’Autorità Nazionale Palestinese e la Lega Araba che viene giudicata negativamente a causa della sua inerzia politica in questioni di tale genere. Un’altra reazione negativa è giunta dalla Striscia di Gaza da cui sono stati sparati dei razzi e sono rimaste lievemente ferite due persone. I Palestinesi si sentono traditi a seguito di quell’accordo.

 

Infine si potrebbe puntualizzare che l’accordo tra Israele, EAU e Bahrein potrebbe anche essere un modo per fare più pressione sull’attivismo regionale e nel Mediterraneo della Turchia, facendole sentire il fiato sul collo, senza tralasciare il pericolo che Teheran può rappresentare per la stabilità regionale. Intanto gli EAU hanno fatto sapere che sosterranno con più forza la realizzazione di uno Stato palestinese indipendente.

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