Mentre prosegue l’offensiva turca nel nord della Siria, nelle aree occupate dalle milizie dell’YPG e delle FDS più a est, senza risparmiare la città simbolo della resistenza contro l’Isis, Kobane, alcuni profili Twitter legati alle Forze Democratiche Siriane annunciano il raggiungimento di un accordo con il regime siriano nella giornata di domenica 13 ottobre. Tale step è figlio del ritiro statunitense nel nord-est siriano, anche se non totale. Nel dettaglio, l’esercito siriano sarà dispiegato nei territori curdi fino ad oggi controllati dalle milizie e lungo il confine con la Turchia. Assad desidera fortemente preservare l’integrità territoriale e liberare le zone occupate dall’esercito turco, forte dell’appoggio di diversi gruppi di ribelli siriani.
Lo scopo di Damasco è riconquistare gradualmente il nord e l’est siriano, ricco di risorse energetiche, necessarie per poter affrontare l’inverno ed evitare che possano sollevarsi nuove proteste antigovernative. Tuttavia, alcuni esponenti delle eroiche milizie curde hanno sottolineato come tale accordo sia soltanto militare e che gli aspetti politici dovranno ancora essere definiti.
Il governo siriano deve ancora trovare una soluzione per il destino delle milizie delle FDS che probabilmente verranno smantellate e collocate nella Legione d’assalto sotto il controllo russo. I Curdi, in cambio, chiederanno sicuramente una garanzia per i loro diritti nella nuova Costituzione siriana con l’autonomia che dovrà essere concordata tra la loro leadership e il governo siriano. Non si esclude che i Curdi chiedano ad Assad di intervenire ad Afrin per espellere la Turchia e i suoi mercenari.
In aggiunta, è da considerare la possibilità che dopo aver stipulato un definitivo accordo politico, difficile da raggiungere, alcuni combattenti curdi potrebbero assumere ruoli ufficiali nel governo siriano per facilitare il periodo di “transizione” politica fino alla formazione di una nuova Costituzione e/o di un nuovo governo.

Gli Stati Uniti, tramite Trump, hanno comunicato di voler punire la Turchia imponendole sanzioni che colpiranno il Ministro della Difesa, degli Interni e dell’Energia. Aumenteranno, così, le tariffe siderurgiche. La debolezza economica turca non corrisponde a quella militare, perché Ankara non intende fermarsi e prosegue con la sua offensiva nel nord, anche se dovrà vedersela con Siriani e Russi che sono entrati a Manbij e hanno occupato un’area circostante di ampie proporzioni. Importante, a tal proposito, la conquista dell’aeroporto militare di Tabqa, di due centrali idroelettriche e di ponti sul fiume Eufrate. I miliziani filoturchi si troverebbero a quasi 15 km da Manbij. Lo scopo di Putin sarà quello di mediare tra Assad e Curdi, evitando uno scontro diretto tra Damasco ed Ankara che possa mettere in crisi gli equilibri diplomatici raggiunti fino ad oggi.

Nell’attesa di sapere quali saranno le evoluzioni dell’offensiva turca nel nord del Paese, si può comprendere quanto strategica sia ancora la Siria per gli USA, per fermare la creazione del corridoio sciita che possa congiungersi al Libano. Alcune forze statunitensi rimarranno nel nord-est siriano, a sud della città di Manbij, in quanto il Pentagono si è opposto al ritiro totale annunciato dal Tycoon. Altre forze speciali resteranno nel valico di Al-Tanf, nel sud-est della Siria. Sarà determinante vedere se e fino a che punto le milizie iraniane potrebbero unirsi a lealisti siriani e alla polizia militare russa. Di certo, Teheran non vuole correre il rischio di perdere colpi in un’area in cui si è già guadagnata il proprio spazio e i propri interessi. Ad esempio, sarà realmente interessata a partecipare alla liberazione dell’autostrada M4 che è attualmente sotto il controllo degli insorti filo-turchi?

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