Nella giornata di martedì 25 giugno si è tenuto a Gerusalemme un meeting trilaterale tra i Consiglieri per la sicurezza nazionale di Stati Uniti (Bolton), Russia (Patrushev) e Israele (Shabbat), ai quali si è aggiunto anche il Premier israeliano B. Netanyahu. Si è discusso della possibilità di limitare il più possibile la presenza iraniana in Siria nella fase post-conflitto, facendo affidamento sulla Federazione Russa, e di questioni di sicurezza nell’area mediorientale.

Durante l’incontro è emersa soprattutto la posizione russa. Patrushev ha affermato che è inaccettabile considerare l’Iran alla pari dell’Isis o di qualsiasi altro gruppo terroristico, quindi un Paese che risulta essere una minaccia per la sicurezza globale. Egli, a tal proposito, ha sottolineato il ruolo della Repubblica Islamica nella lotta al terrorismo e per la stabilizzazione della Siria e dell’Iraq. Inoltre, egli ha anche bollato come “sgraditi” gli strike aerei israeliani condotti sulle postazioni iraniane in Siria. Si ricordi che dopo tali episodi non erano state pronunciate parole di accusa da parte del Cremlino nei confronti di Israele per condannare le azioni militari. Riguardo l’abbattimento del drone USA da parte di Teheran la settimana scorsa, Patrushev ha affermato di essere in possesso di informazioni che testimoniano che il drone sarebbe entrato nello spazio aereo iraniano prima di essere abbattuto.

Secondo la visione israeliana, la Russia si è mossa nel meeting come fosse un camaleonte, adattandosi in maniera astuta al dialogo sulla sicurezza nel Medio Oriente. In più è stato ribadito che Mosca ha bisogno degli Stati Uniti per la stabilizzazione della Siria. Lo Stato ebraico ha, inoltre, rimarcato che saranno intraprese azioni in Siria ogni qualvolta venga appurata una minaccia immediata, con chiaro riferimento all’Iran. Questa decisione è stata supportata dagli Stati Uniti. In aggiunta si spera di far affidamento sulla Russia per ridurre la presenza iraniana in Siria. Durante l’incontro è emerso, in generale, che la Russia, dopo la fine del conflitto in Siria, si impegnerà a mantenere le forze filo-iraniane ad una distanza di circa 80-100 km dalle strategiche Alture del Golan controllate da Israele. Il Cremlino, però, ha chiesto agli USA di ritirare le proprie forze dalla Siria, con riferimento indiretto all’area settentrionale e orientale dell’Eufrate, e di alleggerire le sanzioni imposte dopo l’annessione della Crimea del 2014. Gli Stati Uniti, tramite Bolton, hanno detto di essere favorevoli ad aprire negoziati sul nucleare con Teheran, per volontà del Presidente D. Trump.

Si possono fare una serie di considerazioni sul meeting. Primo. Dalle affermazioni di Patrushev è emerso che la Russia non può far a meno dell’Iran nella lotta al terrorismo, per stabilizzare la Siria e per mantenere al potere il Presidente Assad, nonostante la cooperazione con l’Iran sia solo strategica e limitata, vista la sovrapposizione di interessi nel Mediterraneo, precisamente nell’area occidentale siriana, e nell’ambito militare e politico. La Russia sta tentando di aumentare la propria influenza nella riorganizzazione dell’esercito di Damasco. Quindi sarà difficile che Mosca faccia pressioni sull’Iran per far abbandonare definitivamente la Siria con le proprie milizie alleate. Allo stesso tempo il Cremlino si impegnerà a mantenere salda l’alleanza con lo Stato ebraico, attore imprescindibile nella sicurezza regionale, e grazie al quale poter rafforzare la propria immagine di mediatore nel conflitto siriano (vedi la riduzione della presenza iraniana in prossimità delle Alture del Golan). Quindi Israele fa affidamento sulla Russia per sperare di ridurre la minaccia iraniana nell’area siriana e in prossimità dei suoi confini.

vSecondo. Chiedendo agli USA di ritirare le proprie forze dalla Siria, con chiara allusione all’area orientale controllata dai Curdi, la Russia dimostra di contare ancora sulla diplomazia statunitense per trovare una soluzione finale al conflitto, magari sperando di dominare incontrastata nella parte occidentale della Siria. Non è da escludersi che in futuro la Russia sia favorevole al riconoscimento dell’autonomia curda. A questo tema si collega la richiesta fatta agli Stati Uniti di ridurre le sanzioni imposte dopo l’annessione della Crimea. In cambio, Mosca potrebbe accettare la presenza statunitense nell’est siriano, aprendo, di fatto, ad una specie di spartizione. Ma chiederebbe anche il riconoscimento di Assad. Mantenere vivo il dialogo sulla Siria e sull’Iran nell’ambito della sicurezza permetterebbe a Mosca di continuare a rafforzare la propria posizione di attore principale nel Paese e di convincere Stati Uniti, Israele e Iran che non possono fare a meno della sua mediazione e quindi azione diplomatica. Soprattutto se si ragione in ottica di possibile conflitto tra Iran e Israele.

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