La guerra civile yemenita ebbe inizio con la ribellione degli Houthi, un gruppo armato sciita anti-governativo che nel 2015 lanciò un’offensiva per estendere il proprio controllo nelle province meridionali dello Yemen, rovesciando il governo del presidente yemenita Rabbih Mansour Hadi. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli Houthi, che controllano la capitale Sana’a e alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh, sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale, con alleato principale l’Arabia Saudita.



La base giuridica per l’intervento in Yemen della coalizione guidata dall’Arabia Saudita è il consenso della nazione teatro di guerra. Il 24 marzo 2015 il presidente Hadi ha scritto al Consiglio di sicurezza dell’ONU chiedendo una risoluzione del Capitolo VII “invitando tutti i Paesi che desiderano aiutare lo Yemen a fornire sostegno immediato alla legittima autorità, con tutti i mezzi e le misure per proteggere lo Yemen e scoraggiare l’aggressione degli Houthi”. In tale lettera, ha anche informato il Consiglio di sicurezza di aver richiesto l’assistenza della Lega araba e del Consiglio di Cooperazione del Golfo per fornire “tutti i mezzi necessari, compreso l’intervento militare, per proteggere lo Yemen e la sua popolazione dal continuo attacco degli Houthi”. Nella Risoluzione 2216, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha preso atto delle richieste di assistenza del presidente Hadi e ha anche riaffermato il suo sostegno alla “legittimità del presidente dello Yemen, Abdo Rabbo Mansour Hadi”. Il presidente Hadi ha quindi chiesto e acconsentito all’assistenza saudita nello Yemen in termini generali. In quanto tale, tale consenso fornisce una base giuridica per l’intervento militare saudita.

Il sostegno di una nazione europea: Il Regno Unito

Il Regno Unito risulta avere un ruolo fondamentale per quanto riguarda il conflitto in Yemen, avendo rapporti diretti con diversi attori regionali che stanno compiendo brutalità nei confronti della popolazione yemenita, in particolare vi sono dei rapporti di cooperazione e commercio con l’Arabia Saudita: il governo di Riad ha un ruolo primario nella guerra in Yemen. In base a diverse inchieste internazionali, risulta che il Regno Unito non si limita a fornire le bombe che cadono sullo Yemen e uccidono migliaia di civili, ma fornisce anche il personale e le competenze necessarie a far andare avanti la guerra.

Per più di quattro anni, una brutale azione aerea saudita ha bombardato lo Yemen, uccidendo  e ferendo decine di migliaia di civili, causato milioni di sfollati e creando una delle peggiori crisi umanitaria del mondo. Ogni giorno lo Yemen viene colpito da bombe di fabbricazione britannica, sganciate da aerei britannici che sono pilotati dall’aviazione saudita su addestramento della RAF (Royal Air Force). Un ruolo di particolare importanza è svolto dalla BAE Systems: la più grande compagnia britannica che fabbrica assetti militari che è stata incaricata dal governo di Londra a fornire armi, personale di manutenzione e ingegneri militari a favore dell’esercito Saudita.Secondo l’ONU, la coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita – che comprende Emirati Arabi Uniti (EAU), il Bahrein e il Kuwait – “ha preso di mira i civili in modo diffuso e sistematico”, bombardando luoghi civili come scuole, ospedali e campi per sfollati in fuga dalle bombe.

Le bombe britanniche che piovono sullo Yemen sono prodotte in tre diverse città: a Glenrothes in Scozia, a Harlow e a Stevenage nel sud-est dell’Inghilterra. Gli ordigni partono dalle linee di produzione di proprietà della Raytheon UK e della BAE Systems, aziende che hanno ricevuto dal governo l’incarico di produrre le bombe Paveway, le bombe Brimstone e i missili da crociera Storm Shadow per la Saudi Royal Air Force. Una volta che queste armi arrivano in Arabia Saudita, il coinvolgimento della Gran Bretagna è tutt’altro che finito. L’esercito saudita non ha le competenze per usare tali assetti militari altamente tecnologici per combattere una guerra aerea senza sostegno, così la BAE, in base ad un altro contratto con il governo britannico, fornisce i cosiddetti servizi “in-country”. In pratica, circa 6.300 contractors britannici sono di stanza in basi operative avanzate in Arabia Saudita per addestramento strategico e militare.

Le industrie della difesa e della sicurezza britanniche producono e supportano le attrezzature che le Forze Armate, le forze dell’ordine, i servizi di sicurezza, di intelligence e i gli alleati utilizzano. L’Arabia Saudita e gli Stati del Golfo rappresentano una significativa opportunità di mercato per le esportazioni del Regno Unito nel settore della difesa e della sicurezza. Il 66% del totale delle esportazioni militari del Regno Unito – che in valore si stima si aggiri intorno agli 8,5 miliardi di sterline nel 2014 – è stato esportato nei paesi del Medio Oriente (compresa l’Arabia Saudita e gli Stati del Golfo). Nel periodo 2004-2013, la regione del Medio Oriente ha dominato il mercato delle esportazioni del Regno Unito nel settore della difesa, riflettendo la continua importanza del mercato per il Regno Unito e gli elevati livelli di spesa per la difesa sostenuti dalla regione. Le esportazioni di assetti militari e di sicurezza (compresa la sicurezza informatica) in Arabia Saudita e nei Paesi del Golfo rappresentano un’opportunità crescente per le aziende del Regno Unito, poiché la regione sta cercando di migliorare le proprie misure di sicurezza, di intelligence e delle infrastrutture critiche contro il terrorismo e gli attacchi informatici.

Il caso della Raytheon UK

La Raytheon è un’azienda statunitense che produce assetti militari. La sede in Regno Unito si trova a Glenrothes, nella contea scozzese di Fife, è qui che è presente la Raytheon UK: da questo stabilimento industriale escono le bombe sganciate dall’Arabia Saudita sullo Yemen, più dettagliatamente nella Raytheon UK vengono fabbricati i sistemi elettronici destinati agli ordigni esplosivi di precisione teleguidati. I prodotti più noti della fabbrica sono le schede di circuito destinate alla Paveway IV, un ordigno a guida laser. Tale esplosivo – dal 2015 – è particolarmente richiesto dall’Arabia Saudita per i bombardamenti nello Yemen. Il governo di Riad spende circa 57 miliardi di euro l’anno per affrontate la guerra yemenita, una parte considerevole di questa somma di denaro viene spesa in armamenti statunitensi e britannici.

Diversi ordigni Paveway IV sono stati ritrovati tra le rovine di centinaia di luoghi civili dello Yemen, tra cui ospedali, scuole e infrastrutture come pompe per l’estrazione dell’acqua. Ovviamente la Raytheon UK non è responsabile per la decisione di un determinato governo di bombardare obbiettivi civili, tuttavia è tenuta ad osservare le leggi in materia di esportazione di armi verso Paesi impegnati nella cosiddette “guerre sporche”: il compito di far rispettare tali regole , in questo caso, spetta al governo britannico.

Secondo alcuni ministri ed ex ministri britannici, il governo di Londra prende molto seriamente le sue responsabilità in materia di esportazione di armi, gestendo uno dei regimi di controllo delle esportazioni militari più solidi e rigidi al mondo. Tutte le domande di licenza di esportazione sono valutate in base ai criteri nazionali di autorizzazione all’esportazione di armi, tenendo conto di tutti i fattori pertinenti al momento della domanda.

Il governo ha sempre affermato che nessuna licenza sarà rilasciata, per nessun Paese, se ciò dovesse risultare in contrasto con una qualsiasi disposizione dei criteri nazionali obbligatori sull’esportazioni di armamenti; nel caso quindi gli assetti militari possano essere utilizzati per commettere una grave violazione del Diritto Internazionale Umanitario. Il governo è attualmente convinto che le licenze esistenti per l’Arabia Saudita siano conformi ai criteri di autorizzazione all’esportazione del Regno Unito.

Vi sono, però, prove schiaccianti che i sauditi stanno palesemente violando il diritto internazionale umanitario, proprio per questo il 20 giugno 2019 la Corte d’Appello britannica ha stabilito che l’allora ministro del commercio – Liam Fox – aveva illegalmente autorizzato esportazioni di armi verso l’Arabia Saudita senza valutare i rischi per i civili nello Yemen. Leggendo la sentenza si scopre che all’inizio del 2016 le procedure di autorizzazione erano state ritoccate di nascosto per fare in modo che nei meccanismi decisionali non fossero tenute in considerazione le denunce contro i sauditi per gli attacchi ai danni dei civili. Per cui le leggi sulle esportazioni ideate per proteggere la popolazione dalle armi britanniche non erano state applicate.

La sentenza della Corte d’Appello ha spinto il governo britannico a sospendere le vendite di armamenti all’Arabia Saudita, ma non ha impedito alle armi prodotte dalla Raytheon UK di raggiungere i campi di battaglia dello Yemen. Le autorizzazioni alle esportazioni emanate prima della sentenza non sono state revocate, e Londra ha continuato a concedere alla Raytheon UK nuove licenze per l’esportazione di componenti negli Stati Uniti. A gennaio, il sottosegretario britannico al commercio Graham Stuart ha confermato che nei sei mesi precedenti erano state concesse alla Raytheon UK sette “licenze singole standard” per esportare direttamente negli Stati Uniti. Tra i componenti esportabili risultano missili, bombe, siluri e razzi. Una volta arrivati negli Stati Uniti, nulla impedisce che questi componenti siano inseriti in armi destinate ai sauditi.

Da qualche anno, diverse inchieste giornalistiche britanniche e internazionali hanno posto la Raytheon UK nell’occhio del ciclone, senza però trovare mai conferme ufficiali da alti dirigenti dell’azienda di Glenrothes. Anche un’apposita Commissione parlamentare britannica per il controllo sull’esportazioni delle armi, ha riscontrato diversi problemi nel ricevere informazioni relative all’esportazioni dei propri assetti militari dai funzionari della Raytheon UK. Raramente alcuni dipendenti dell’azienda si sono esposti a lasciare dichiarazioni: oltre alla segretezza imposta dai dirigenti, per molti in questa regione scozzese economicamente depressa, conservare il posto di lavoro, ovviamente, è più urgente che preoccuparsi di questioni etiche legate ad una guerra lontana.

In seguito al voto favorevole della Brexit – nel giugno 2016 – il ministero per il commercio internazionale, appena istituito e incaricato anche di autorizzare le esportazioni di armi, ha comunicato di voler potenziare il settore degli armamenti. Il governo britannico spende ogni anno circa un miliardo di sterline in sovvenzioni al settore della difesa e della sicurezza, settore che è promosso anche da un centinaio di funzionari con l’incarico di promuovere le armi britanniche sui mercati internazionali.

La vendita di armi all’Arabia Saudita è regolata dall’accordo di Al Yamamah del 1985-86, i cui termini non sono mai resi stati pubblici. Tuttavia, da alcuni memorandum desecretati, si ricava che l’intesa impegna il Regno Unito a fornire armi ai sauditi sia in tempo di guerra che in tempo di pace. Nel dettaglio, il Regno Unito ha fornito alle forze armate saudite una serie di attrezzature e servizi militari, quali: aerei militari Tornado (Hawk e Typhoon), attrezzature navali per la rilevazione di mine marittime, supporto logistico, addestramento alle forze saudite e diverse infrastrutture militari. In base a tale accordo, si sovviene che il personale britannico militare non è autorizzato a partecipare alle missioni in Yemen, diversi funzionari della Difesa hanno fatto notare che i propri militari non sono coinvolti nella pianificazione delle operazioni militari, nella selezione degli obbiettivi strategici e nel processo decisionale saudita di individuazione degli yemeniti.

Per concludere, nel 2019 lo “European center for constitutional and human rights” (ECCHR) – un’organizzazione internazionale di avvocati – ha citato davanti alla Corte penale internazionale alcuni dirigenti di aziende europee che hanno fornito assetti militari ai sauditi per i bombardamenti in Yemen. Linde Bryk, un’avvocato dello studio, afferma che su diversi luoghi in Yemen dove sono stati effettuati attacchi sauditi, sono stati ritrovati resti di ordigni della Raytheon UK. Nella denuncia dell’organizzazione nei confronti della Raytheon UK, si sostiene che alcuni alti dirigenti aziendali debbano essere processati per complicità di crimini di guerra. D’altro canto, l’azienda britannica si è rifiutata di commentare, contestando anche le accuse.

In tal caso, se si riuscirà a convincere il pubblico ministero della Corte penale internazionale che il governo saudita si sia macchiato di crimini di guerra utilizzando gli armamenti prodotti dalla Raytheon UK, potrebbe aprirsi un lungo procedimento giudiziario, con eventuali sanzioni ai danni dell’azienda e ai sui dirigenti.

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