La Turchia gode di una certa autorevolezza in Antartide, in qualità di paese osservatore, sulla basse del Trattato Antartico. Nell’Artico invece non gode della stessa posizione. Nel paese si susseguono i progetti per lo sviluppo di una realtà scientifica ai poli, ma è chiaro che si punta alle risorse. Per il momento però, almeno nell’Artico, la Turchia non è quella potenza polare che aspira a diventare.



Il Mar Glaciale Artico comincia ad affollarsi. I player artici ed i giganti economici europei ed asiatici, hanno ormai reso l’area, un punto nevralgico della politica e dell’economia mondiale. In questa corsa all’oro artica, dove ogni accesso per lo sfruttamento di risorse o per la navigazione è, oltre che un vantaggio in prospettiva economica, anche una dimostrazione di forza, si è affacciata anche la Turchia. Nello specifico sono gli scienziati turchi che hanno intrapreso numerosi studi e spedizioni in Antartide e nell’Artico. In realtà questo avviene già da qualche anno, nell’ambito di numerosi progetti di ricerca. Ma le dichiarazioni d’intento dei referenti turchi fanno intendere una volontà di innalzare la Turchia al ruolo di potenza polare.  

L’azione di Ankara la vede presente sul polo antartico maggiormente, dove è già una realtà ben consolidata come potenza scientifica e dove vi è la ferma intenzione di realizzare una base permanente per il 2023, anno in cui ricorre il centenario della fondazione della Repubblica di Turchia. Per quanto riguarda l’Artico invece, la Turchia è una new entry che, in punta di piedi cerca di guadagnarsi il proprio spazio. Per il momento, la presenza turca sui poli sembra incentrata sulla sola ricerca scientifica: cambiamenti climatici, batteri e studio dei fondali. Tuttavia i principali centri di ricerca del paese non hanno fatto mistero dell’interesse nei confronti delle riserve di idrocarburi dell’Artico. Le importanti opportunità commerciali stanno interessando numerose società turche che potrebbero organizzare progetti che garantiscano la presenza stabile della Turchia nell’Artico, accanto a giganti come Cina e Russia.



Nonostante lo sforzo e lo sgomitare di Ankara, per l’accesso all’Artico, come competitor di potenze come Pechino e Mosca, il percorso è ancora lungo. Al Polo Nord infatti, i turchi non godono dello stesso status di cui possono fregiarsi al polo opposto. In Antartide la Turchia è membro del Trattato Antartico dal 1966, in qualità di osservatore, cosa che gli concede una maggiore libertà di movimento. Per quanto riguarda l’Artico, la Turchia non ha avuto la stessa fortuna: candidatasi nel 2015 come osservatore del Consiglio Artico, si trova per il momento con un nulla di fatto. Per questi motivi, La presenza di Ankara nei mari del Nord non costituisce un problema per l’equilibrio economico e geopolitico dell’area.

L’Artico è una realtà “nuova” per gli interessi mondiali, ma che sta concretamente orientando il nuovo assetto politico; in questo contesto, le opportunità sono tante, così come tante sono le risorse a disposizione. Per questo motivo, una presenza della Turchia come player minore non sarebbe da escludere. Sembra invece fuori discussione la definizione di “potenza polare” che in Turchia sembra voler prendere credito. Va tenuto presente che il paese si trova invischiato in numerose vicende complicate, all’interno ed ai margini dei propri confini. Questo fa della Turchia un attore sicuramente importante, ma altrove; vicende belliche e politiche che indeboliscono sicuramente l’equilibrio turco. La concorrenza nell’Artico è agguerrita: oltre a Cina e Russia, seguono Norvegia, Stati Uniti e Danimarca; questo se non si vuol tenere in conto realtà come la Corea del Sud che si dimostra molto attiva nelle attività estrattive di minerali utili alla componentistica elettronica. Per questo, se Ankara ha intenzione nel breve termine di diventare potenza polare, deve mettersi in fila. Se invece, il tentativo viene fatto nella logica della cooperazione e del soft power, l’Artico vedrà la Turchia fare il suo ingresso in qualità di player di tutto rispetto.

 

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Domenico Modola

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) laureato in Scienze Politiche, Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” , con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali. La macroarea di cui mioccupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori. Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.
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