E’ un inizio di agosto piuttosto caldo, soprattutto per l’Armenia. Ultimamente, il leader armeno si è lasciato andare a posizioni meno moderate e ha utilizzato slogan e toni più sensazionalistici sia in politica interna che estera, tradendo quella che potrebbe apparire come una perdita di consenso, dovuta principalmente alla mancata promessa di debellare la corruzione dalle istituzioni.

Il 4 Agosto, Pashinyan ha annunciato su Facebook l’esistenza di un “rapporto segreto”, adottato dal governo precedente, che descrive le condizioni in cui verte il Paese. Lo stesso si è rifiutato di divulgare lo stesso alla pubblico, in quanto si tratta comunque di un documento segreto. L’unica allusione che ha fatto trapelare a riguardo è stata “L’intero sistema governativo dell’Armenia era basato sulla corruzione e qualora tu rimuovi la corruzione, vedi che l’intero sistema di governo non esiste più”. Parole pesanti che hanno sollevato naturalmente le obiezioni dell’opposizione, che ha invitato il governo a rendere pubblico l’intero documento, pena la perdita di credibilità per aver montato una vicenda inesistente. I rappresentanti del Partito Repubblicano hanno attribuito il significato di tali dichiarazioni all’esigenza di coprire i fallimenti del governo di Pashinyan.

Il giorno dopo, in un discorso pubblico che ha succeduto la visita del leader nella Repubblica auto dichiarata del Nagorno, lo stesso ha fatto appello alla riunificazione del Artsakh (denominazione originale in lingua armena per il Nagorno – Karabakh). Tale dichiarazione è piuttosto forte e si concretizza in un indiscusso passo indietro nei negoziati con l’Azerbaijan. Infatti, se inizialmente Pashinyan stava seguendo la struttura degli accordi di Minsk e si stava aprendo al dialogo con il vicino azero, dichiarare pubblicamente le pretese sul Nagorno appare una chiara provocazione fuori da questo contesto.

L’evoluzione della retorica del leader armeno, da moderata e progressista verso sfumature più estremiste, è sintomo di un disequilibrio sul fronte interno. Quello che l’Armenia si aspetta è una dura lotta alla corruzione principalmente, che però ha radici profondissime e difficili da estirpare nel breve periodo. I compromessi che il Presidente ha fatto fin ora non sono forse risultati all’altezza delle aspettative e c’è bisogno di rinnovare l’entusiasmo per la leadership al potere, in questo caso, anche al prezzo di fare dei passi indietro.

E’ un inizio di agosto piuttosto caldo, soprattutto per l’Armenia. Ultimamente, il leader armeno si è lasciato andare a posizioni meno moderate e ha utilizzato slogan e toni più sensazionalistici sia in politica interna che estera, tradendo quella che potrebbe apparire come una perdita di consenso, dovuta principalmente alla mancata promessa di debellare la corruzione dalle istituzioni.

Il 4 Agosto, Pashinyan ha annunciato su Facebook l’esistenza di un “rapporto segreto”, adottato dal governo precedente, che descrive le condizioni in cui verte il Paese. Lo stesso si è rifiutato di divulgare lo stesso alla pubblico, in quanto si tratta comunque di un documento segreto. L’unica allusione che ha fatto trapelare a riguardo è stata “L’intero sistema governativo dell’Armenia era basato sulla corruzione e qualora tu rimuovi la corruzione, vedi che l’intero sistema di governo non esiste più”. Parole pesanti che hanno sollevato naturalmente le obiezioni dell’opposizione, che ha invitato il governo a rendere pubblico l’intero documento, pena la perdita di credibilità per aver montato una vicenda inesistente. I rappresentanti del Partito Repubblicano hanno attribuito il significato di tali dichiarazioni all’esigenza di coprire i fallimenti del governo di Pashinyan.

Il giorno dopo, in un discorso pubblico che ha succeduto la visita del leader nella Repubblica auto dichiarata del Nagorno, lo stesso ha fatto appello alla riunificazione del Artsakh (denominazione originale in lingua armena per il Nagorno – Karabakh). Tale dichiarazione è piuttosto forte e si concretizza in un indiscusso passo indietro nei negoziati con l’Azerbaijan. Infatti, se inizialmente Pashinyan stava seguendo la struttura degli accordi di Minsk e si stava aprendo al dialogo con il vicino azero, dichiarare pubblicamente le pretese sul Nagorno appare una chiara provocazione fuori da questo contesto.

L’evoluzione della retorica del leader armeno, da moderata e progressista verso sfumature più estremiste, è sintomo di un disequilibrio sul fronte interno. Quello che l’Armenia si aspetta è una dura lotta alla corruzione principalmente, che però ha radici profondissime e difficili da estirpare nel breve periodo. I compromessi che il Presidente ha fatto fin ora non sono forse risultati all’altezza delle aspettative e c’è bisogno di rinnovare l’entusiasmo per la leadership al potere, in questo caso, anche al prezzo di fare dei passi indietro.

L’evoluzione della retorica del leader armeno, da moderata e progressista verso sfumature più estremiste, è sintomo di un disequilibrio sul fronte interno. Quello che l’Armenia si aspetta è una dura lotta alla corruzione principalmente, che però ha radici profondissime e difficili da estirpare nel breve periodo. I compromessi che il Presidente ha fatto fin ora non sono forse risultati all’altezza delle aspettative e c’è bisogno di rinnovare l’entusiasmo per la leadership al potere, in questo caso, anche al prezzo di fare dei passi indietro.

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