I media siriani hanno comunicato il raggiungimento di un accordo per il cessate il fuoco nell’ultima area controllata dai ribelli e dai jihadisti, quella di Idlib. Gli insorti si impegnano a rispettarne i termini sanciti nel vertice che sta avendo luogo ad Astana per la tredicesima volta e a cui partecipano Russia, Iran, Turchia, oltre a Iraq, Libano e Giordania nelle vesti di osservatori. Questi ultimi Paesi giocano un ruolo fondamentale nel teatro siriano in quanto sono chiamati a gestire l’accoglienza di numerosi profughi. Nel dettaglio, i ribelli devono ritirare le proprie armi dalla zona demilitarizzata fortemente voluta dal regime siriano. Damasco ha promosso la creazione di una zona cuscinetto di 20 km che possa limitare gli scontri tra governativi e opposizione armata.

Nelle ultime settimane l’esercito siriano è riuscito ad avanzare a nord-ovest conquistando alcuni villaggi e un paio di colline strategiche nella periferia di Hama. Questa volta, così come descrivono i media pro-regime, è stato determinante l’appoggio delle milizie di Hezbollah. Più volte il regime siriano, incontrando la resistenza dei ribelli, ha minacciato di prendere il controllo di Idlib se la Russia e l’Iran non riusciranno a trovare una soluzione diplomatica con la Turchia che sembra gestire le azioni sul campo degli insorti sotto il proprio controllo. Inoltre, nel nord-ovest siriano, sin da aprile, le stime ONU contano più di 400 vittime tra i civili, con 440000 persone fuggite verso il confine turco. Dopo il meeting di Astana, a cui partecipa anche l’opposizione legata alla Turchia, sarà difficile che il cessate il fuoco possa essere effettivo e risolvere le sorti del nord-ovest. I ribelli e Haya’t Tahrir al-Sham continuano a resistere. Damasco ha accusato la Turchia di non rispettare gli accordi perché continua ad occupare parti del territorio siriano con l’opposizione violando la sovranità territoriale.

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