Lula ha scelto di far visita all’Italia, come il presidente argentino Fernandez. Quali saranno le intenzioni nascoste dietro a questo viaggio all’estero? Una ventata da sinistra ha soffiato sull’Italia in quest’ultima settimana. Necessaria, sconvolgente, puntuale.

E’ stato scarcerato lo scorso 8 novembre, dopo aver trascorso 580 giorni di detenzione. Quasi due anni a fronte dei diciassette di condanna. La Corte suprema ha deciso di far rimanere in libertà gli imputati, di cui non è stata ancora accertata la colpevolezza, fino alla decisione definitiva.  La carcerazione ha impedito a Lula di correre alla presidenziali del 2018, vinte da Jair Bolsonaro. Tuttavia, da quando è uscito di prigione, ha dimostrato di non avere intenzione di rimanere con le mani in mano. Il Brasile di quest’ultimo periodo è ben diverso dal Brasile sotto la sua presidenza, dove l’attenzione era rivolta ai lavoratori, agli affamati, ai poveri, dove la sua politica di sinistra era riuscita ad alzare la qualità di vita dei brasiliani: dal 2003 al 2013 (tre anni dopo la fine del suo mandato) l’indice di povertà è sceso dal 31% al 21,4%, l’alfabetizzazione è aumentata di due punti percentuali dal 2004 al 2010 e la disoccupazione è scesa dall’11% al 6%.

La prima meta estera raggiunta dall’ex presidente brasiliano dopo la sua scarcerazione è stata l’Italia. Mercoledì 12 febbraio Lula è arrivato a Roma con un’agenda ricca di incontri e di temi da affrontare: disuguaglianza, diritti, giustizia. Il suo primo interlocutore, come già avvenuto per il neopresidente argentino Fernandez qualche settimana fa, è stato il Papa, definito dallo stesso Lula “l’unico leader spirituale che supera la sinistra”. Nello stesso viaggio ha incontrato anche numerosi politici italiani: Nicola Zingaretti, Massimo D’Alema e Roberto Speranza hanno avuto l’occasione per discutere di futuro e di azioni, partendo dal tema della lotte alle disuguaglianze. Il presidente operaio, ex leader del Partito dei Lavoratori, non poteva non incontrare, ascoltare e confrontarsi con la realtà italiana dei sindacati CGIL e CISL, con cui sono storicamente e politicamente “vecchi amici”.

Una ventata da sinistra ha soffiato sull’Italia in quest’ultima settimana. Necessaria, sconvolgente, puntuale. Quale siano le reali intenzioni nascoste dietro questa visita italiana sappiamo poco a causa della riservatezza dei colloqui avvenuti. Possiamo tuttavia supporre un ritorno di Lula sulla scena politica brasiliana, dettato dal malcontento dilagante causato dalle scelte di Bolsonaro. Possiamo sempre supporre, come nel caso di Alberto Fernandez, che il terzomondista Lula stia cercando sostegno e appoggio, creando assi con la sinistra internazionale; ma soprattutto, con l’uomo più di sinistra e più vicino alla causa latinoamericana che sia attivo al momento: Papa Bergoglio.

 

 
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