Strategie nazionali e competitività nel settore dell’AI, determinante in campo economico e nella definizione degli equilibri geopolitici mondiali.

L’intelligenza artificiale riveste un ruolo fondamentale nello sviluppo economico di molti Paesi e condiziona notevolmente le trasformazioni concernenti il mondo del lavoro, dell’IT e della vita quotidiana. Una vera e propria rivoluzione tecnologica che già nel 2018, anno estremamente importante per lo sviluppo dell’AI nel mondo, ha spinto l’Europa a confrontarsi con due importanti problematiche: la totale dipendenza da soluzioni tecnologiche di altri Paesi e le implicazioni etiche nei confronti di una tecnologia che fino a non molto tempo prima aveva potuto svilupparsi in assenza di un’effettiva disciplina che ne regolasse i limiti di utilizzo.L’assenza di una compiuta governance in materia ha dato vita a lacune giuridiche e scenari inediti che contribuiscono a rafforzare le molte perplessità ancora legate a questo settore; sebbene l’AI rappresenti una delle più importanti opportunità dei nostri tempi, infatti, l’adozione dei sistemi intelligenti da parte di aziende e istituzioni è ancora inferiore rispetto a quanto atteso e ciò è dovuto principalmente a resistenze di tipo culturale, le quali però non considerano che molte delle banali operazioni di vita quotidiana si fondano ormai proprio sulla tecnologia dell’intelligenza artificiale.

 

Risale a marzo 2018 la pubblicazione da parte dell’Agenzia per l’Italia Digitale del Libro Bianco del governo italiano sull’IA a servizio del cittadino, il primo documento che analizza l’impatto dell’AI nel mondo della Pubblica Amministrazione al fine di ottimizzarne l’efficacia e l’efficienza. Sulla scia dell’iniziativa italiana, altri Stati hanno intrapreso simili valutazioni grazie anche all’adozione del Libro Bianco quale testo di rifermento del gruppo di lavoro dell’OCSE sull’utilizzo delle tecnologie emergenti nel settore pubblico; ciò ha reso il testo in oggetto un documento di riferimento su base mondiale, definito in un articolo  del Brookings Institute come il programma più completo tra tutti quelli ad oggi realizzati in materia. La Commissione Europea ha intanto realizzato, sempre nel 2018, una comunicazione per l’Europa sull’Intelligenza artificiale in cui esorta gli Stati membri ad avviare un lavoro strategico completo in questo campo; l’invito è stato prontamente raccolto da vari Paesi che hanno intrapreso un percorso finalizzato all’elaborazione di strategie nazionali nel settore. A distanza di due anni dall’avvio dei programmi, il 2020 segna ora l’arrivo dei relativi piani nazionali: nelle scorse settimane il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato le proposte per la Strategia nazionale per l’intelligenza artificiale realizzate da un gruppo di 30 esperti supportati da varie Pubbliche Amministrazioni.

Il documento in oggetto riprende varie criticità già esaminate nel Libro Bianco del 2018 e le integra con un’analisi più fluida che coinvolge non solo la Pubblica Amministrazione ma anche il sistema produttivo del Paese, fornendo alcune indicazioni per la futura implementazione della Strategia nazionale. Per la realizzazione di tale programma sarà necessaria l’individuazione di soggetti idonei all’investimento in progetti di AI mediante mappatura delle eccellenze italiane (lavoro già avviato nel 2018 dall’AGID), in coordinamento con il Fondo Nazionale Innovazione. All’incremento della ricerca scientifica nel campo dell’intelligenza artificiale di questi ultimi anni hanno contribuito in buona parte i fondi europei, con particolare riferimento al programma Horizon 2020 che ha allocato un miliardo e mezzo di euro dal 2018 al 2020 e che mira a far crescere i numeri con programmi Horizon Europe e Digital Europe. La Commissione europea punta inoltre a consolidare l’innovazione legata all’IA in Europa mediante una serie di iniziative tra cui un recente invito a presentare proposte nel campo dell’intelligenza artificiale per le pubbliche amministrazioni regionali e locali,ed è dello scorso febbraio la pubblicazione del Libro bianco sull’intelligenza artificiale: un approccio europeo all’eccellenza e alla fiducia, che mira a promuovere l’adozione dell’IA e a fronteggiare i rischi che derivano dall’utilizzo di tale tecnologia mediante un approccio normativo e orientato agli investimenti.

Si stima che entro il 2025 l’impatto economico dell’AI sarà tra i 6,5 e i 12 trilioni di euro all’anno, e ciò implica la necessità di restare competitivi in un settore che sarà sempre più decisivo non solo in campo economico ma anche nella definizione degli equilibri geopolitici mondiali. L’Italia continua intanto a fare la sua parte: nelle scorse settimane la Presidenza del consiglio ha individuato la città di Torino quale futura sede dell’Istituto italiano per l’Intelligenza artificiale, annunciando al contempo che Milano potrebbe invece ospitare il Tribunale Unificato dei Brevetti. L’Istituto italiano per l’Intelligenza artificiale si chiamerà I3A e coordinerà le diverse attività di ricerca nel settore dell’AI, strategico nel programma del ministero per lo sviluppo economico. L’obiettivo è quello di diventare capaci di attrarre talenti internazionali e diventare un punto di riferimento per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale di pari passo con la crescita dei principali trend tecnologici come 5G, industria 4.0 e Cybersecurity. I settori interessati saranno principalmente quelli della manifattura e della robotica, ma anche sanità, pubblica amministrazione, energia, mobilità, aerospazio e cultura. In conclusione, se è facile prevedere che nei prossimi anni l’Intelligenza artificiale svolgerà un ruolo ancora più determinante nel perseguimento degli interessi dei singoli Paesi e nella definizione di nuovi equilibri sul piano tecnologico, economico e politico, è di fondamentale importanza non solo che l’Europa, l’Italia e gli altri Paesi membri restino competitivi nel settore, ma anche che si giunga ad una disciplina a carattere internazionale quanto più omogenea possibile, che possa definire e delimitare i possibili utilizzi di tale tecnologia e così fugare le resistenze di tipo culturale che ancora caratterizzano il mondo dell’AI.

 

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