Se una delle civiltà più gloriose, misteriose e affascinanti di tutta la storia dell’umanità ha potuto nascere e prosperare in un territorio arido come quello africano, è grazie all’acqua del fiume Nilo. Il secondo corso d’acqua più lungo al mondo, scorre placido attraverso dodici stati dell’Africa, due dei quali si trovano adesso, al centro di una disputa che rischia di mutarsi rapidamente in una escalation di tensione regionale, per il controllo di una delle risorse più importanti del territorio: l’acqua.

L’ Etiopia, al momento, si trova impegnata nella costruzione della “Grand Renaissance Dem” – in cui si trova coinvolta anche la grande azienda italiana Salini Impregilo – un’opera infrastrutturale mastodontica che porterebbe il Paese ad avere il controllo sulla più grande centrale idroelettrica del continente, nonché una delle più grandi al mondo. La Grand Renaissance, non influenzerebbe la circolazione del fiume, né ne devierebbe il corso, ma avrebbe ripercussioni sulla portata delle acque, specialmente al momento iniziale del riempimento della diga.  È questo ciò che preoccupa il Cairo: l’Egitto infatti, deriva il 95% del suo approvvigionamento idrico dal fiume, così come gran parte delle sue risorse e dei suoi introiti turistici. Inoltre, un trattato del 1929 tra Egitto e Gran Bretagna, rivisto poi nel 1959 e al centro del Nile Framework Agreement, consegna i diritti di proprietà sulle acque del Nilo ad Egitto e Sudan, garantendo anche al Cairo un diritto di veto su tutte le opere infrastrutturali che interessano il bacino idrico. È proprio questo diritto di veto a trovarsi al centro della controversia tra Egitto ed Etiopia: infatti, mentre Addis Abeba vorrebbe terminare la costruzione della diga entro il 2021, il Cairo propone tempistiche più dilatate, per consentire al governo i necessari accorgimenti per l’approvvigionamento di acqua.  Fino ad ora, i negoziati condotti tra i rispettivi ministri dell’acqua si sono conclusi in un nulla di fatto.

Mentre l’Etiopia lotta per conquistare sempre più ampi spazi di leadership regionale, l’Egitto, un Paese storicamente influenza nell’area nord-africana, si ritrova a fare i conti con una seria minaccia per il suo fabbisogno interno. Per questo sarà importante vedere come si evolveranno i negoziati, adesso mediati dagli Stati Uniti, nei prossimi mesi, onde scongiurare un nuovo focolaio di crisi nel continente.

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Giulia Raciti

Giulia Raciti

Ciao a tutti, sono Giulia Raciti Longo, e collaboro con IARI da Giugno del 2019.Dopo la laurea in Giurisprudenza, conseguita a Catania, ho proseguito i miei studi a Milano, dove ho ottenutoil Master in Diplomacy presso l' ISPI-Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Sono fluente in tre lingue, e ho avuto la possibilità di studiare in tutta Europa, e di lavorare con l' ONG ruandese “ African Education Network" per un anno, occupandomi di analisi delle policies e mappatura legislativa. È in questi contesto che è nata la mia passione per l' Africa, territorio complesso e spesso sottovalutato nelle relazioni internazionali. Con IARI mi occupo proprio di Africa, focalizzandomisui processi elettorali e sui fenomeni migratori, temi che mi propongo di affrontare con un approccio trasversale tra geopolitica e diritto internazionale. Sono appassionata di storia contemporanea, in particolare delle decadi tra il ’20 e il ’40 del 900.Lavorareper la redazione dello IARI, mi ha dato la possibilità di mettere le mie competenze al servizio degli altri: credo infatti fermamente che la geopolitica sia uno strumento indispensabile per capire il mondo che ci circonda ed essere cittadini globali più attenti e consapevoli.Per questo cerco sempre di creare contenuti che siano fruibili anche dai non addetti ai lavori, ma rigorosi dal punto di vista scientificoed informativo.
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