Forza della Siberia. Il nome è già evocativo. Un nome che anticipa il grande lavoro di cooperazione e di medesima visione di intenti tra Pechino e Mosca. Il 4 dicembre 2019 il presidente Putin e il presidente cinese Xi Jinping, hanno ufficialmente dato il via all’inizio dei lavori per il gasdotto sopracitato, Forza della Siberia.

L’iniziativa di cooperazione energetica parte da lontano, questo non è certamente quel tipo di accordo che si raggiunge in pochi mesi del resto. Il contratto fu firmato già nel 2014, sull’onda della crisi ucraina e del grande gelo fra Russia e Occidente; proprio quando all’indomani della “presa di Crimea” il gas russo, che in Europa “accende 4 termosifoni su 7”, sembrava destinato a non dover più trovare la strada per il Vecchio Continente.

Il rapporto energetico fra Russia e Cina raggiunge un altro livello”, ha detto Putin, dando il via alle forniture. L’opera che verrà costruita da Gazprom sarà lunga 3000 chilometri e trasporterà il gas dai centri di produzione di Irkutsk e Yakutia ai consumatori dell’Estremo Oriente russo e quindi in Cina, attraverso la rotta orientale.

Del resto il tipo di accordo siglato è quel tipo di negoziazione che vede entrambe le parti soddisfatte; da un lato vi è un Paese, la Russia, con ingenti risorse energetiche che necessita di capitali, e dall’altro abbiamo la Cina, un Paese con ingenti risorse economiche che invece necessita di energia.

Per quanto riguarda il prezzo di fornitura del gas, questo rimane uno dei segreti di Stato più inaccessibili della Russia di Putin ma, stando a indiscrezioni pubblicate da alcuni media russi, varrà circa 400 miliardi di dollari nell’arco dei prossimi 30 anni (una media di 13 miliardi e mezzo di dollari l’anno) e che in piena efficienza trasporterà verso la Cina 38 miliardi di metri cubi all’anno.

 Anche Xi ha voluto esprimere la sua soddisfazione per i traguardi raggiunti “Lo sviluppo delle relazioni russo-cinesi è e rimarrà una traiettoria prioritaria nella politica estera di ciascuno dei nostri Paesi“, sottolineando come l’entrata in servizio del gasdotto sia “un importante risultato intermedio e l’inizio di una nuova fase della nostra cooperazione “

L’evento ovviamente è di portata storica, ma non solo da un punto di vista economico,ma anche geopolitico; in quanto l’accordo commerciale, viene visto come banco di prova anche per eventuali prossime trattative nel campo della fornitura energetica tra i due Paesi.

Sul piano energetico/commerciale infatti, un nuovo partner di livello come la Cina, permetterebbe alla Russia di potersi affrancare definitivamente in un prossimo futuro dal mercato europeo senza risentirne i contraccolpi. Non a caso l’accordo è nato dopo le tensioni del 2014 con l’Ucraina prima e poi con l’intera Unione Europea, che minacciava di rifornirsi altrove.

In una visione lungimirante, il governo russo, ha posto in campo energetico le basi di un’alternativa al mercato europeo, che ha sempre tenuto sotto reciproco ricatto entrambe le parti, in breve, è vero che la Russia poteva minacciare di bloccare le forniture di gas all’Europa, ma è anche vero, che fino ad oggi, Mosca non aveva altri canali commerciali altrettanto remunerativi come quello europeo.

Alla cerimonia di lancio del gasdotto ha partecipato anche l’amministratore delegato di Gazprom Alexei Miller, che si trovava presso la città di confine fra Russia e Cina Blagoveshchensk, dove è dislocata una stazione di pompaggio del gasdotto.

Quest’anno celebriamo i 70 anni da quando sono stati stabiliti i legami diplomatici tra Russia e Cina e iniziamo le forniture alla Cina“, ha affermato Putin. “Questo passaggio porta il partenariato strategico russo-cinese nel settore energetico a un livello completamente nuovo e ci avvicina all’obiettivo di un interscambio commerciale di 200 miliardi di dollari entro il 2024“, ha rimarcato Putin.

In conclusione, se Mosca in futuro dovesse aprirsi in maniera totalizzante da un punto di vista energetico al mercato cinese, potrebbe far cessare un rapporto di interdipendenza storico con l’Europa, tutto a svantaggio di quest’ultima.

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Filippo Sardella, classe 1988, laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, corsista di "Political Ethics" presso la YALE University , conferenziere e analista politico, specializzato in storia e politica della Russia e dell’Europa Orientale, operatore certificato in "International Humanitarian Law", attualmente si occupa di analisi geopolitiche per l'Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI)
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