Qualcosa potrebbe cambiare nelle sorti dell’offensiva turca in Siria, quella che nei giorni scorsi poteva sembrare una reazione gelida da parte della Russia nei confronti dell’offensiva di Erdogan contro la Siria, invece si è mostrata come un’attesa che potrebbe essere finalizzata ad un impegno più concreto.

Ma perché la Turchia ha iniziato l’offensiva “Operazione Fonte di pace” mercoledi 9 ottobre?

Il presidente turco Erdogan ha dichiarato che lo scopo dell’operazione è quello di creare una “zona cuscinetto” nel nordest della Siria per allontanare dal confine con la Turchia le milizie dell’Ypg, le unità combattenti di protezione popolare curde, considerate dal governo turco un gruppo terroristico alla stregua del Pkk (paramilitari del Partito dei lavoratori curdo che da decenni si battono per vedere riconosciuta l’autonomia curda in territorio turco).

L’offensiva militare della Turchia punta inizialmente ad allontanare i curdi dalla frontiera, ma resta da capire fin dove potrà spingersi l’avanzata sul terreno.

Erdogan vorrebbe trasferire due milioni di rifugiati siriani che attualmente si trovano in Turchia, ma per farlo – ha spiegato – “occorrerà arrivare fino a Raqqa e Deir ez-Zor“, ben oltre i trenta chilometri previsti inizialmente dalla “safe zone”, la “zona cuscinetto” concordata con gli Stati Uniti.

Inizialmente la reazione di Mosca nei confronti dell’Operazione Fonte di pace è stata piuttosto fredda, limitandosi solamente alle dichiarazioni del portavoce del Cremlino, Dimitry Peskov, il quale aveva dichiarato di “non essere stato informato” del ritiro del contingente statunitense nel nord della Siria, rivelando però che nutriva anche forti dubbi circa fatto che gli Usa avrebbero richiamato l’intero contingente. Peskov ha garantito che Mosca “continua a seguire la situazione da vicino” e attende di capire “se e quanti militari verranno richiamati dagli americani”.

Copyright LASTAMPA – immagine della situazione attuale in Siria

Nella giornata di domenica 13 settembre, però, avviene qualcosa di inaspettato, un avvenimento che sembra ricordare quegli accordi di diplomazia segreta di inizio XX secolo. Nel primo pomeriggio, ore italiane, il Pentagono per bocca del segretario alla Difesa Mark Esper, rilascia alla CBS una dichiarazione dove spiega che gli Stati Uniti si apprestano a ritirare circa 1.000 soldati dal nord della Siria, come parte di quello che Esper ha definito “un ritiro volontario”. Il segretario alla Difesa ha definito questa mossa, che potrebbe essere vista come una “ritirata”, una misura atta a salvaguardare le forze armate americane e a “non metterle in pericolo”; sopratutto alla luce di quanto accaduto nei giorni scorsi e riportato da Newsweek, il quale ha scritto “contingente statunitense colpito apparentemente per errore dalle truppe turche”.

Quale è il ruolo della Russia al momento?

Qualche riga più sopra avevo parlato di qualcosa di inaspettato, quasi da diplomazia segreta, perché quanto è accaduto a distanza di pochissime ore sembra frutto della migliore coincidenza; infatti, da una parte abbiamo avuto la dichiarazione di ritiro delle truppe statunitensi da parte di Mark Esper e dall’altra si è avuta la notizia, a pochissime ore di distanza che le forze curde situate nel Nord della Siria si siano accordate con la Russia per consentire all’esercito governativo siriano di entrare in due località chiave nel nordest della Siria per respingere l’offensiva turca in corso nell’area. L’intesa sembrerebbe, pertanto, essere stata raggiunta grazie alla mediazione di Mosca. Le truppe di Damasco sono pronte quindi a entrare a Manbij e a Ayn Arab (Kobane in curdo), rispettivamente a ovest e a est dell’Eufrate.

Come riferisce l’agenzia di stampa Sana, con il crescere dell’escalation che ha visto nei raid turchi l’attacco ad un convoglio di giornalisti, dove 2 di loro sono rimasti uccisi, Damasco ha iniziato a muovere le sue forze per affrontare le truppe turche, che da giorni operavano contro i curdi nell’area.

Perché e come mai la Russia è coinvolta in Siria?

Va ricordato, per dovere di analisi, che il recente appoggio Russo alla Siria avviene già dall’inizio del conflitto civile siriano nel 2011. Inizialmente il supporto russo era meramente e prettamente politico con aiuti militari, mentre dal 30 settembre 2015 si è avuto un coinvolgimento militare diretto. Va specificato quanto sia importante nell’ambito delle relazioni internazionali l’intervento russo del 2015, dato che questo ha segnato il primo intervento, dalla fine della guerra fredda, in cui la Russia è entrata direttamente in un conflitto armato al di fuori dei confini dell’ex Unione Sovietica.

Dall’ottobre 2011, quindi fin da subito, la Russia in qualità di membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite , ha ripetutamente posto il veto ai progetti di risoluzioni sponsorizzate dall’Occidente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che chiedevano le dimissioni del presidente siriano Bashar al-Assad e aprivano la possibilità di sanzioni delle Nazioni Unite contro il suo governo; quindi, si è posizionata da un punto di vista diplomatico incondizionatamente come difensore del Presidente siriano.

Nel settembre 2015, il Consiglio della Federazione, la Camera alta del parlamento russo, ha autorizzato il Presidente Putin ad usare le forze armate in Siria per mezzo di attacchi aerei e missilistici contro le milizie dell’ISIS , ma anche contro i gruppi ribelli di al-Nusra, cellula siriana di al-Qaeda.

Attualmente una scesa in campo diretta delle forze russe contro quelle turche sembra altamente improbabile, anche perché si correrebbe il rischio di ritornare a scenari bellici da pre-guerra fredda, credo fermamente, però, che la Russia voglia agire dietro le quinte fornendo un supporto logistico e bellico all’esercito di Damasco evitando così di entrare in rotta di collisione con Erdogan.

 

Fonti

https://www.today.it/mondo/guerra-in-siria-turchia-curdi-perche.html

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/10/13/siria-erdogan-embargo-armi-non-ci-fermiamo-merkel-lo-chiama-fermati-colpito-convoglio-di-reporter-un-giornalista-ucciso/5512853/

The following two tabs change content below.
Avatar
Filippo Sardella, classe 1988, laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, corsista di "Political Ethics" presso la YALE University , conferenziere e analista politico, specializzato in storia e politica della Russia e dell’Europa Orientale, operatore certificato in "International Humanitarian Law", attualmente si occupa di analisi geopolitiche per l'Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI)
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: