La Federazione Russa è uno stato eterogeneo, formato da diversi soggetti politici. Essendo una federazione, conta al suo interno una notevole eterogeneità di soggetti. Attualmente sono presenti nel territorio federale russo circa 200 differenti gruppi etnici. Secondo il censimento del 2002, il 79.83% della popolazione (115.889.107 persone) è di etnia russa e, pertanto, è considerato dalle fonti ufficiali russe come appartenente al gruppo etnico di maggioranza dei russi, seguito dai più importanti gruppi come quello dei tatàri, ucraini, baschiri, finnici, ciuvaschi, ceceni, armeni, moldavi, kazaki, balcari e lettoni. 



Questa eccessiva frammentazione culturale è tipica della Russia fin dai suoi albori. Prima con il granducato di Mosca evolutosi nell’Impero zarista, successivamente nell’Unione Sovietica ed infine nella Federazione Russa, la frammentarietà e la multiculturalità sono stati i pilastri su cui si è fondata la stessa società russa.

L’elevata ed eccessiva frammentarietà appena descritta, ci fa pensare che la Russia possa aver subito da sempre la forza centripeta delle singole etnie nazionali nei momenti di difficoltà, invece si deve convenire che nei momenti di estremo bisogno e di crisi, il popolo russo, mosaico di culture differenti, ha sempre saputo fronteggiare le difficoltà come un unico corpo sociale, compatto e unito.

Il Primo a farne le spese fu Carlo XII di Svezia, quando il 20 ottobre 1709 Augusto II e Pietro I siglarono il trattato di Thorn: il primo si vide riconoscere formalmente come re della Confederazione polacco-lituana, ma dovette impegnarsi a perseguitare i gruppi anti-russi presenti in Polonia e ad accettare le condizioni che lo zar gli imponeva. Di fatto, Augusto avrebbe dovuto condurre i suoi affari di stato sotto l’ingerenza del suo potente vicino. La campagna contro la Svezia fu vinta solamente perchè il popolo russo attuò la tattica che venne replicato quasi un secolo dopo nei confronti di Napoleone. 

Il popolo russo è quello dell’assedio di Leningrado e Stalingrado, città divenute simbolo di una resistenza estenuante, dove si preferiva morire di fame anziché cedere all’invasore nazista. Una resistenza basata sopratutto sul quel popolo che si sentiva  ultimo baluardo degli slavi nel mondo.

Adesso, anche  in tempi di COVID-19 il popolo russo si riscopre unito contro un nemico invisibile che miete vittime. A dirlo è il  Kommersant, quotidiano finanziario russo, il quale ha riportato dati significativi che mostrano quanto siano aumentate in modo eccezionale le donazioni alle ONG russe.

A marzo e ad aprile i russi hanno donato alle ONG che lavorano con strati più vulnerabili della società (poveri, orfani, indigenti), quasi il doppio di quanto versavano prima della pandemia. Ad attestarlo è  un’analisi condotta da  Yesli Byt Tochnym (lett. “Per Essere Precisi”) che traccia le donazioni di oltre 600 ONG russe e di enti di beneficenza statali.

L’importo medio delle donazioni online è aumentato del 7% ad aprile, raggiungendo una media di 1.021 rubli ($ 14) a donatore.Sempre ad aprile sono aumentate le donazioni alle ONG mediche è aumentato di quasi il 31%, sempre secondo lo studio di Yesli Byt Tochnym . L’importo medio delle donazioni per questo ONG ad aprile è stato di 419 rubli ($ 5,80).

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Filippo Sardella, classe 1988, laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, corsista di "Political Ethics" presso la YALE University , conferenziere e analista politico, specializzato in storia e politica della Russia e dell’Europa Orientale, operatore certificato in "International Humanitarian Law", attualmente si occupa di analisi geopolitiche per l'Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI)
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