Che gran parte delle coste e dei territori dei paesi artici, fosse ricca di minerali, è un fatto ormai risaputo. È nota altresì, l’importanza che questi, costituiscono in termini economici e strategici. Già da qualche anno, numerose corporation riempiono questi territori con le loro attività estrattive, che tanto bene fanno alle casse degli stati di appartenenza, ma che logorano ambiente e stile di vita delle popolazioni autoctone. Tra una moltitudine di questioni già note, vi è qualche aggiornamento, inerente la Russia. Pare infatti che, la vecchia base militare Afrikanda-1 posta sulla penisola di Kola, stia per diventare una grande miniera per l’estrazione di terre rare. Da un lato quindi vi sono le prospettive positive di una nuova attività mineraria che va ad incrementare l’alto numero di miniere già attive, dall’altro però c’è la questione ambientale, sollevata persino dalle piccole comunità, prime vittime dei danni arrecati all’ambiente in funzione di un progresso economico.

Afrikanda-1: prima base sovietica, poi villaggio fatiscente ed ora miniera

Ad Afrikanda ci sono ancora i militari. Il luogo è ancora sotto il controllo dell’esercito russo, almeno ufficialmente.  Attualmente la base si presenta come un cumulo di casupole fatiscenti ed in evidente stato di abbandono, ma non è sempre stata così. L’aeroporto di Afrikanda, infatti risale alla Seconda Guerra Mondiale. È stato successivamente rinnovato agli inizi degli anni ’50 come base per il 431° reggimento dell’aviazione da combattimento sovietico, con un gran numero di aerei da combattimento, mentre  nel 2001 la base è stata ufficialmente chiusa e abbandonata.Questo sito, dunque, sta per ospitare un nuovo importante progetto minerario, che verrà realizzato grazie anche a sostanziosi finanziamenti privati, con una cifra che si stima intorno ai 18 miliardi di rubli (201 milioni di euro). Toni entusiastici del governatore della regione di Murmansk, Andrey Chibis, che durante la presentazione del progetto ne ha sottolineato l’importanza, in termini di ritorno d’immagine, ma soprattutto occupazionale.  La presenza di minerali preziosi come le terre rare, il titanio ed il tantalio, fu scoperta da ricercatori sovietici già negli anni ’30, ma la lavorazione non venne intrapresa per problemi tecnici. La Russia sta recuperando il tempo perduto in quest’area. D’altronde è pur sempre tra i paesi al mondo con le maggiori riserve di metalli rari, con un totale di 66 licenze minerarie.  La penisola di Kola poi, è tra le regioni del paese con le maggiori riserve di terre rare. Molte sono le miniere attive ed altrettante sono in fase di partenza, tra cui anche Afrikanda, la cui inaugurazione è prevista per il 2024.

Minerali ed ambiente nella penisola di Kola. Il grido d’allarme dei Sami contro NorNickel

L’apertura di nuove miniere e le conseguenti attività di scavo e trasporto, sono sicuramente un vanto per governatori e compagnie minerarie, ma lo stesso non si può dire per le comunità locali e l’ambiente, irrimediabilmente danneggiato.  Infatti, proprio mentre il governatore di Murmansk parla dell’apertura di  Afrikanda, come nuova miniera per l’estrazione di terre rare, a Monchegorsk, 130 km più a sud, sono in atto contestazioni da parte delle comunità locali. In questa zona infatti vivono i Sami, una popolazione i cui insediamenti, partendo dalla Penisola di Kola si estendono fino a Norvegia, Finlandia e Svezia. la maggior parte vive in Norvegia, mentre in Russia vi sono circa 2000 Sami. Pur essendo un numero così esiguo, essi si riuniscono nel “Sami Council”, un organo rappresentativo della propria comunità. Nell’ambito dell’ultimo incontro, si è parlato molto dei danni ambientali causati dall’estrazione di nickel, rame ed altri minerali. Questi minerali poi, vengono rivenduti per essere utilizzati nella componentistica per automobili o elettrodomestici. Tra i principali acquirenti vi è Tesla, la nota compagnia automobilistica statunitense, guidata dal CEO Elon Musk. Proprio a lui, la comunità Sami ha indirizzato l’appello che invita il noto imprenditore ad astenersi dall’acquisto dei minerali, perché la fabbrica che lavora i metalli a  Monchegorsk ha rovinato la tundra circostante. Nella lettera si rivendicano una serie di requisiti ambientali che dovrebbero essere rispettati da fabbriche e miniere, ma il dito accusatore è puntato contro la compagnia russa NorNickel, la più grande produttrice di nickel al mondo. L’appello dei Sami ha comunque dato vita ad una campagna che sembra attecchire molto nel nord della Russia, con l’utilizzo anche dell’hashtag #AnswerUsElonMusk.  Tuttavia le giuste motivazioni delle piccole comunità locali dovranno scontrarsi con la dura legge del mercato, che prevede incrementi nella produzione e nella domanda di materie prime minerarie, dato l’incremento previsto di nuove automobili ibride nei prossimi anni.

Come si configura la leadership mineraria di Mosca nei confronti degli altri player

Se parliamo di attività minerarie, intese come corsa alle risorse, si può facilmente dire che Mosca parta avvantaggiata. Nell’Artico infatti, con la scoperta di numerosi giacimenti di oro, nickel, piombo, tantalio, zinco, rame e terre rare, si è avuto un vero e proprio boom di compagnie minerarie, provenienti da tutto il mondo, con lo scopo di acquistare una fetta di quella che è l’immensa torta artica. Se si osserva questo scenario, fatto di licenze concesse ed accordi diplomatici per le concessioni, il vantaggio della Russia è ancor più evidente. Lo si può facilmente dedurre guardando l’immensa parte di costa russa che affaccia nell’Artico. La Russia ha un’immensa quantità di risorse minerarie lungo le sue coste e sotto i suoi fondali. Le attività minerarie russe, avvengono in primo luogo su quello che è un territorio in cui Mosca esercita sovranità a pieno titolo, e solo successivamente si effettuano campagne di ricerca e scavo in altre località, esterne al territorio russo. Un vantaggio notevole anche per le stesse compagnie russe, rispetto a quelle asiatiche o americane, specie per l’approvvigionamento delle terre rare. Il minerale in questione è fondamentale per gli apparecchi di tecnologia digitale, sulla cui realizzazione sembra palese il dominio asiatico. Tuttavia, l’ingente quantità di terre rare in possesso dei russi, potrebbe aprire prospettive decisamente interessanti. In quest’ottica, la Russia potrebbe non solo ergersi ad interlocutore di tutto rispetto nella logica della realizzazione delle nuove tecnologie,ma anche fare la voce grossa, determinandone i processi di acquisto della stessa. Per questo motivo le compagnie cinesi ed americane attingono dalla Groenlandia, che ha sul suo territorio molti giacimenti di terre rare ancora da scoprire, ed una situazione politica fragile, che fa molto comodo alle compagnie straniere.

 

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Domenico Modola

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) laureato in Scienze Politiche, Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” , con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali. La macroarea di cui mioccupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori. Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.
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