La politica estera russa non è fatta solo di basi militari in medio oriente, rapporti economico-commerciali con la Cina, lotta (per fortuna fino ad oggi solo in termini di dichiarazioni) alla NATO o dichiarazioni propagandistiche circa la ritrovata superiorità militare.  L’attuale politica estera russa, sembra aver imparato dagli errori del passato, dove a farla da padrone erano spesso e volentieri dichiarazioni minacciose, accompagnate da azioni spesso provocatorie. La Russia, ovviamente non intesa come entità politica astratta, ma come una vera e propria personificazione delle intenzioni del suo presidente, sembra aver capito che per emergere nello scacchiere internazionale, bisogna affiancare ai metodi da guerra fredda, spy story ed esercitazioni militari, anche una sana dose si softpower. Di questo aspetto, ne avevo trattato già in una precedente analisi, https://iari.site/quanto-la-politica-entra-nella-chiesta-ortodossa/.

L’attuale periodo storico, fornisce terreno fertile per quella che sembra essere una rinascita di una delle più grandi lotte ideologiche della storia. Ancora prima di capitalismo contro marxismo, il mondo per secoli fu diviso in cristianesimo contro islamismo.  Le recenti azioni di Erdogan – per i più distratti, mi riferisco ovviamente alla conversione del museo di Hagia Sophia in Moschea, con tanto di icone cristiane coperte; con il Mufti che durante la celebrazione della prima preghiera del venerdì, da quando il governo turco ha deciso di ripristinare le funzioni di culto, brandiva la spada di Mehmet II (detto in conquistatore, dato che fu proprio lui a prendere Costantinopoli) –  hanno fornito l’assist perfetto al presidente Putin, per potersi ergere, nuovamente, a garante dei cristiani perseguitati (anche se in questo caso sarebbe meglio parlare di cristianesimo).

La politica che sta mettendo in campo l’odierna Russia e i contrasti religiosi contro la Turchia non sono del tutto nuovi. Il precedente del tutto simile ci riporta alla guerra russo-turca che fu combattuta dall’aprile 1877 al marzo 1878, dall’Impero Russo contro l’Impero ottomano. Gli scontri ebbero inizio a seguito delle sollevazioni del 1875 degli slavi cristiani che si trovavano nei territori dell’Impero ottomano in Europa, specialmente in quelli balcanici. Così la Russia Imperiale, facendosi garante delle popolazioni cristiane, decise di iniziare le ostilità con l’Impero Ottomano. Per fortuna oggi giorno non parliamo più di ostilità in senso bellicistico, ma di quel famoso soft power di cui accennavo all’inizio. Per entrare nel dettaglio e nello specifico della questione, vi anticipo che la Russia aiuterà il Presidente Assad  a costruire una replica della Basilica di Santa Sofia in Siria, inoltre  questa sarà consacrata come cattedrale ortodossa.

 La conversione del sito di Hagia Sophia, ha suscitato proteste in tutto il mondo, con leader politici e religiosi che affermano che la struttura era stata un importante simbolo dell’unità interreligiosa. Quindi la Russia, approfittando della vicenda,  fornirà finanziamenti per la replica di Hagia Sophia nella provincia siriana occidentale di Hama. A dare la notizia è stato Vitaly Milonov, il quale ha sottolineato come sia importante il “dialogo pacifico” tra le fedi. “La Siria, a differenza della Turchia, è un paese che mostra chiaramente la possibilità di un dialogo interreligioso pacifico e positivo. Il presidente Bashar al-Assad sicuramente non incorrerà nelle stesse politiche di Erdogan ” Ha detto Milonov all’agenzia di stampa statale RIA Novosti all’inizio di questo mese. 

Ma perché parliamo di sfot power reliogioso russo e non di semplice “buona azione” per gli interessi cristiani?

Per capire questo dobbiamo sapere che il luogo di edificazione circa la nuova cattedrale/replica di Hagia Sophia, sarà nella  provincia di Hama. Questo luogo è stato individuato da Nabeul Al-Abdullah, leader della milizia fedele ad Assad e quindi di riflesso  fedele anche a Putin e ai soldati presenti sul territorio.  Inolte nella stessa provincia vi è una forte presenza della chiesa greco-ortodossa e li sono presenti anche numerose milizie russe, intervenute , come direbbero gli americani “boots on the ground”, nel 2015 durante il conflitto il Siria contro i miliziani dell’ISIS. Che la nuova cattedrale russa in Siria possa costituire il centro di una futura comunità russo-siriana-ortodossa? O magari rappresenta una modo per giustificare una perdurante presenza di tecnici, ingegneri e militari russi in Siria, che si stabiliranno in un territorio (dove è forte la presenza della chiesa  greco-ortodossa)  poco ostile ai propri interessi?

The following two tabs change content below.
Avatar
Filippo Sardella, classe 1988, laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, corsista di "Political Ethics" presso la YALE University , conferenziere e analista politico, specializzato in storia e politica della Russia e dell’Europa Orientale, operatore certificato in "International Humanitarian Law", attualmente si occupa di analisi geopolitiche per l'Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI)
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: