“In Francia abbiamo fatto la rivoluzione, ma un giorno alla settimana”. Un’esclamazione dell’ex primo ministro François Fillon che porta a riflettere alle instabilità sociali che percuotono il paese: al movimento dei gilet gialli, presente ormai da un anno, si accoda infatti una nuova protesta contro la riforma delle pensioni, che sta paralizzando il Paese.

Il presidente Emanuel Macron ha annunciato una riorganizzazione del sistema pensionistico, con l’introduzione di un calcolo unico dell’accesso al pensionamento per tutte le classi di lavoratori. Pur  non essendoci ancora un testo ufficiale della riforma, il fine di tale riforma sarebbe quello di eliminare alcuni privilegi di determinate categorie di lavoratori: coloro che verrebbero principalmente coinvolti sarebbero, ad esempio, gli impiegati pubblici nel settore dei trasporti, i quali attualmente raggiungono il pensionamento fra i 50 e i 55 anni.

Il sistema pensionistico francese si rivela molto complesso e poco uniforme per via dei diversi accordi sindacali, ma la riforma non è ancora stata presentata e la riorganizzazione di questo sistema resta per il momento poco chiara. Appare tuttavia ben chiara l’intenzione del governo francese, di presentare un’ulteriore manovra, come quella sul lavoro del 2017, al fine d’ indebolire i sindacati francesi, i quali secondo Macron esercitano una forte rigidità nel mercato del lavoro, ostacolando di conseguenza la crescita economica.

Tuttavia il fattore che più colpisce è vedere una enorme mobilitazione di protesta attorno ad una riforma che non appare ancora del tutto chiara: un elemento che lascia piuttosto intuire la crescente insoddisfazione generale nei confronti della presidenza Macron.

Se da una parte il Premier giustifica le sue manovre come necessarie per la tutela dell’ambiente e la crescita economica, dall’altra parte i francesi percepiscono un aumento delle diseguaglianze sociali a cause di riforme che favoriscono il precariato.

I recenti tumulti in vista di una possibile riorganizzazione del sistema di pensionamento sembrano inoltre aver riacceso il movimento dei gilet gialli, i quali l’8 dicembre sono nuovamente tornati a Parigi.

Le manifestazioni dei gilets jaunes, cominciate nel novembre del 2018, sono state particolarmente intense in tutta la nazione e non sono mancati diversi atti di violenza e vandalismo, che hanno gettato il paese in una situazione di caos: le immagini degli scontri fra i manifestanti e le forze dell’ordine hanno attirato l’attenzione dei media mondiali e l’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, aveva dichiarato un’inchiesta approfondita riguardo la violenza del corpo di polizia, esercitata durante le manifestazioni.

Se inizialmente si trattava di una protesta contro l’aumento delle tasse sugli idrocarburi, giustificata dal governo come una manovra ambientale, oggi il movimento rappresenta una vera e propria rivolta nei confronti del governo Macron.

Tuttavia non si trattano di episodi isolati: è ormai noto come in Francia si registrino frequentemente casi in cui delle semplici manifestazioni si trasformino in vere e proprie rivolte popolari.

Basti pensare anche a dei casi storici come le proteste antinucleari degli anni 70, che hanno registrato particolare violenza in Francia durante gli scontri fra polizia e manifestanti. Ciò che distingue in particolare la Francia da altri paesi europei, è la presenza di uno stato fortemente centralizzato con un forte esecutivo, il quale per numerosi studiosi rappresenta tutt’ora un oggetto di dibattito.

Il periodo che ha caratterizzato la Quarta Repubblica (1946-1958) è connotato da una forte instabilità politica, dovuta da un governo molto debole: con l’adozione di un voto a scrutinio proporzionale, nessun partito riusciva all’epoca ad ottenere una maggioranza parlamentare per consentire un governo stabile.

De Gaulle, che aveva vissuto in prima persona l’instabilità di quel periodo, giungendo alla conclusione che la Quinta Repubblica necessitasse di un esecutivo più forte: si adottò di conseguenza una democrazia diretta, attraverso la quale il presidente, eletto a suffragio universale, potesse acquisire una maggiore legittimità.

L’elezione presidenziale francese è inoltre caratterizzata da un sistema maggioritario a doppio turno, nel quale soltanto i due candidati con la maggioranza dei voti arrivano alle seconde elezioni. Tale sistema permette, da una parte la formazione di un governo stabile e maggioritario, sfavorendo delle possibili coalizioni confusionali, dall’altra parte la presenza di un’opposizione molto debole e di conseguenza la quasi assenza di un dibattito parlamentare.

Il centralismo rappresenta un elemento chiave della tradizione storica e culturale francese che si riflette tutt’ora all’interno della struttura politica e istituzionale nazionale. Alla volontà di Stato condotta da una forte classe d’élite dirigente resta soltanto la voce dei cittadini come opposizione. Queste condizioni spiegherebbero le ragioni per cui in Francia l’opposizione si manifesti spesso all’esterno delle istituzioni.

Le contestazioni contro il governo Macron sembrano non cessare ma il presidente si mostra determinato al perseguimento delle sue riforme. Questo braccio di ferro fra il governo e i cittadini francesi favorisce sempre di più l’ascesa del Rassemblement National di Marie Le Pen. L’anno 2019 ha rappresentato una forte ripresa per la destra populista, dopo la sconfitta delle elezioni nel 2017.

Nei suoi discorsi ad Atene e alla Sorbonne di Parigi, poco dopo il successo alle elezioni presidenziali, Macron aveva guadagnato la fiducia da parte dei cittadini francesi, definendosi come il Presidente dalla parte del popolo, che avrebbe rappresentato una rottura con la tradizionale politica delle élite.

Tuttavia, dopo due anni di presidenza, la sua politica social-liberale sembra aver generato più contestazioni che consensi. Probabilmente bisognerà aspettare qualche anno per poter riscontrare gli effetti delle sue riforme, ma i francesi saranno abbastanza pazienti?

 

Fonti:

Atlantico.fr. „La France, patrie du centralisme : pour le meilleur…ou pour le pire ?“ Zugegriffen 19. Dezember 2019. https://www.atlantico.fr/decryptage/3291526/la-france-patrie-du-centralisme–pour-le-meilleur–ou-pour-le-pire-mathieu-laine-jean-philippe-feldman.

MARESCHAL, EDOUARD DE. „L’équilibre des pouvoirs en France est-il «une illusion» comme l’assure Wauquiez ?“ Le Figaro.fr, 20. Februar 2018. https://www.lefigaro.fr/politique/2018/02/20/01002-20180220ARTFIG00280-l-equilibre-des-pouvoirs-en-france-est-il-une-illusion-comme-l-assure-wauquiez.php.

Droit-Finances. „Réforme des retraites 2019 – 2020 : la retraite Macron“. Zugegriffen 19. Dezember 2019. https://droit-finances.commentcamarche.com/faq/61908-reforme-des-retraites-2019-2020-la-retraite-macron.

Ronza, Consiglia Di. „L’accentramento imperfetto francese: centralismo, deconcentrazione e intermunicipalità“, o. J., 26.

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