Proprio negli ultimi giorni di agosto, lo  spostamento di alcune truppe greche sull’isola di Kastellorizo, che dista circa tre km dalle coste turche, ha messo in allarme Ankara. Giustificato da Atene come un semplice cambio di routine, la mossa è stato il pretesto per Ankara per ritornare sulla questione delle isole dell’Egeo. Una questione mai veramente risolta.

Nel corso degli anni, la disputa dell’Egeo ha riguardato questioni come sovranità territoriale di alcune piccole isole disabitate, la pesca, le esplorazioni, e soprattutto gli aspetti militari. I Trattati più importanti che regolano, ancora oggi, la questione della militarizzazione delle isole egee sono il Trattati di Londra e di Atene del 1913 (che trattano del passaggio di alcune isole turche alla Grecia, formalmente accettato con i Trattato del 1923), il Trattato di Losanna del 1923 (che ha segnato il passaggio di alcune isole turche all’Italia e formalizzava la questione della militarizzazione per alcune isole greche) e il Trattato di Pace di Parigi del 1947 (che definisce il termine “smilitarizzazione” e segna il passaggio delle isole del Dodecaneso dall’Italia alla Grecia).

La smilitarizzazione riguarda in particolare sei isole dell’Egeo, Samotracia, Lemno, Lesbo, Chio, Samo e Ikaria, secondo il Trattato di Atene e quello di Losanna, così come quelle del Dodecaneso, la cui questione è ripresa nel Trattato di Parigi, dove è appunto sancito il passaggio delle isole dall’Italia alla Grecia e può leggersi: “[le predette isole] saranno e rimarranno smilitarizzate” (Art. 14.2). Già a partire dai primi anni Sessanta, la Grecia ha comunque proceduto ad una fortificazione militare delle isole disseminate nel Mar Egeo e Mediterraneo, con grande sospetto e disappunto da parte di Ankara, che ha ripetutamente denunciato la violazione dei Trattati post-bellici. Atene, da parte sua, si è sempre difesa in vari modi: anzitutto, favorendo prove del fatto che la militarizzazione delle isole non avesse ecceduto ciò che i Trattati stabiliscono (un certo limite di armamenti per truppe, etc…) ed avanzando anche l’idea che i Trattati fossero quasi obsoleti, perché non tengono conto delle modificazioni e delle innovazioni degli ultimi anni.

Alcuni studiosi di Ankara hanno avanzato la possibilità di contestare la sovranità di Atene sulle isole militarizzate proprio perché tali, essendo la smilitarizzazione uno dei presupposti essenziali alla avvenuta cessione delle stesse dalla Turchia alla Grecia nell’Accordo del 1914.  Al di là delle dispute accademiche (che pure andrebbero risolte nelle sedi competenti), sembra che Ankara, infastidita dal comportamento greco, così come da quello francese – dopo l’accordo dei 18 Rafale, Parigi passa alla portaerei Charles De Gaulle nel Mediterraneo –  abbia cominciato a spostare anche i suoi mezzi da terra.Quaranta carri armati hanno lasciato il distretto di Reikhanli al confine con la Siria e alcuni avrebbero raggiunto la regione della Tracia orientale (Edirne), al confine con la Grecia, mossa giustificata da Ankara come un dispiegamento di routine, pianificato già da un paio di settimane. Ciononostante, l’azione ha un chiaro quadro di riferimento in un contesto teso e dai toni certamente non sommessi da entrambe le parti.

Lo scontro, si intende, non si gioca in terra, ma su mare. Si vedrà se nel corso delle prossime settimane Atene dispiegherà altre truppe sulle sue isole e se rinforzerà i propri armamenti. Nel frattempo i dialoghi continuano in sede NATO, ma è verosimile non si raggiungerà alcun accordo, a meno che i vecchi Trattati non saranno rivisti e riformulati favorevolmente per la Turchia, che si sente costretta da cento anni in confini ed accordi a lei non confacenti. Ad ogni modo, nel caso in cui la NATO dovesse fallire (come sembra), la Russia è immediatamente pronta dietro l’angolo: nel corso dei prossimi giorni si terranno delle esercitazioni militari congiunte con la Turchia, mentre Lavrov, il Ministro degli Esteri russo, a Nicosia si è detto pronto a mediare fra le parti.

 

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Maria Nicola Buonocore

Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.
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