Per comprendere le inclinazioni di politica estera di un leader statunitense, occorre volgere lo sguardo ai Consiglieri di cui si circonda. Il Democratico Joe Biden, colui che sfiderà Donald Trump per la Casa Bianca, punterà su un team di consiglieri ripescati dall’esperienza dell’amministrazione di Barack Obama. Ma non solo: l’ex Vicepresidente ha fatto sue alcune idee del Senatore Bernie Sanders, in particolare sulle relazioni con i Paesi del Golfo.



Negli ultimi giorni, il candidato alla nomination democratica, Joe Biden, è preso di mira via social dal Presidente Trump per una supposta “debolezza nei confronti della Cina”. Sebbene, da un punto di vista analitico, le posizioni di Biden riguardo la competizione strategica con la Cina risultino poco chiare, è possibile delineare una sua generale piattaforma programmatica di politica estera. Le prime caratteristiche che vengono alla luce sono la volontà di marcare le distanze dalla condotta internazionale di quest’amministrazione Repubblicana, ma al contempo continuare l’approccio di Obama.

Innanzitutto, l’aspirante Presidente Biden si circonda di “foreign policy advisors” di carriera come Tony Blinken, Vicesegretario di Stato degli Stati Uniti dal 2015 al 2017 e Vice Consigliere per la Sicurezza Nazionale dal 2013 al 2015 sotto il Presidente Obama, e adesso in pensione. Fu uno dei principali promotori dell’accordo sul nucleare iraniano e dell’ammorbidimento delle sanzioni contro Teheran. Blinken, nell’orbita di Biden da quasi 18 anni, è considerato dai commentatori americani come un importante ispiratore della politica estera di Biden. In alcuni editoriali su riviste di politica internazionale, Blinken ha argomentato l’urgenza di terminare la campagna di massima pressione contro l’Iran e giungere ad un accordo che garantisca la stabilità del Golfo Perisco e la sicurezza delle rotte energetiche. Tra gli altri funzionari della “vecchia guardia democratica”, spiccano Colin Khal, anch’egli nel National Security Council nell’era Obama e responsabile dei rapporti con l’Iran. Poi Elizabeth Rosenberg, membro anziano del programma CNAS per l’energia, l’economia e la sicurezza. Come Consigliere senior del Dipartimento del Tesoro, Rosenberg ha contribuito a inasprire le sanzioni contro l’Iran in vista dei negoziati sull’accordo nucleare nel 2015, mentre attuava sanzioni contro la Siria e la Libia.

Ulteriore punto che emerge dalla linea di politica estera di Biden è la rivalutazione delle relazioni con i sauditi, a cui l’amministrazione Trump ha dato lustro. In particolare, il leader democratico, facendo sue le battaglie di Bernie Sanders, spinge per la fine del tacito appoggio americano alla guerra dell’Arabia Saudita in Yemen. Eppure, nel 2015, Biden da Vicepresidente non obiettò alcunché ai sauditi quando espressero l’intenzione di combattere gli Houthi filoiraniani in territorio yemenita. Si presentano come faccende sensibili, invece, le posizioni di Biden rispetto all’annessione della West Bank da parte di Israele, nonché i rapporti con la Turchia di Erdogan in virtù dello storico sostegno dei democratici verso il popolo Kurdo.

Permangono ancora delle ambiguità sull’approccio nell’Iraq della ricostruzione post-bellica. Nella cerchia di Biden figura quel Nicholas Burns che dal 2001 al 2005 ricoprì il ruolo di ambasciatore USA alla NATO e, dal 2005 al 2008, fu Sottosegretario di Stato per gli Affari Politici nell’amministrazione Bush. Costui supportò strenuamente l’impegno militare in Iraq, così come fece Biden, quando da Senatore del Delaware votò per l’intervento armato. Nei prossimi mesi allo sfidante democratico toccherà chiarire al pubblico americano alcune sue posizioni di politica estera, ancora molto criptiche.

 

 

 

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Emanuele Gibilaro

Emanuele Gibilaro

Emanuele Gibilaro laureato in Storia, Politica e Relazioni Internazionali presso l'Università di Catania. Iscritto al corso di Diplomazia e Organizzazioni Internazionali presso l'Università di Milano è appassionato di politica internazionale, analizza la politica estera statunitense, le questioni della sicurezza nazionale, marittima, energetica e gli interscambi della diplomazia americana con organizzazioni internazionali, Cina, Arabia Saudita e Iran.
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