La politica estera della Repubblica di Nicaragua giorno dopo giorno acquisisce un’importanza strategica sul piano geopolitico internazionale nel contrasto all’imperialismo statunitense.

Daniel Ortega è stato uno dei leader della rivoluzione di ispirazione marxista che nel 1979 ha sconfitto l’ex dittatore de facto Anastasio Somosa. Da allora la sua popolarità nel Paese è sempre stata alta, tanto da garantirgli a lungo la presidenza del Nicaragua (1985-1990, 2007-in carica). Quella di Ortega è una politica vicina alle ideologie di Hugo Chavez e Fidel Castro, pur mantenendo sempre saldi e forti i rapporti con la Santa Sede; quest’ultima, insieme a diverse altre macro-aree geopolitiche, gioca un ruolo preminente nella politica estera della Repubblica di Nicaragua, che giorno dopo giorno acquisisce un’importanza strategica sul piano geopolitico internazionale nel contrasto all’imperialismo statunitense.

America Latina, crisi interne e il riconoscimento di Maduro

Durante la crisi diplomatica del 2008 tra la Colombia e l’Ecuador, il presidente del Nicaragua ha espresso la sua solidarietà al popolo ecuadoriano, accusando Alvaro Uribe di condurre una politica terroristica. La crisi è stata risolta con il summit di Rio del 2009. Nel 2019 ha riconosciuto e considerato legittimo il governo venezuelano di Nicolas Maduro, insieme a Russia, Cina, Messico, Cuba, Bolivia, Uruguay, Turchia e El Salvador. Ciò ha portato un’intensificazione della repressione economica da parte dell’amministrazione statunitense di Donald Trump, repressione che si è scagliata contro le stesse Nicaragua e Venezuela, ma che ha incluso anche la socialista Cuba.

Stati Uniti, il Nicaragua è una spina nel fianco

Nel 2010, Daniel Ortega ha interagito con il Congresso e con l’amministrazione di Barack Obama per chiedere di stanziare risorse da destinare alla contrasto al traffico di droga nel suo Paese, considerato da diversi rapporti uno snodo importante per le reti criminali. Tuttavia, il Nicaragua di Daniel Ortega sta diventando giorno dopo giorno una spina nel fianco sempre più dolente per gli Stati Uniti, dal momento che coltiva legami di amicizia con la Russia, con la Cina, con l’Iran.

Asia, l’amicizia con Taiwan e con la Cina

Nonostante le sanzioni dell’amministrazione statunitense Reagan, Daniel Ortega ha provato nel 2009 a conciliare i suoi legami tra la Repubblica di Cina e la Repubblica Popolare Cinese, coltivando buone relazioni diplomatiche sia con Taiwan sia con la Cina e adottando di fatto una linea moderata. Questa presa di posizione è stata riconfermata anche nel 2016, quando Taiwan e Nicaragua hanno firmati accordi di libero scambio tra le due nazioni. La Cina è invece uno dei maggiori investitori in Nicaragua, tanto da proporre, sollecitare e finanziare la costruzione di un canale che attraversasse il Paese. Al momento questo progetto non è andato in porto, però Pechino continua a sferrare colpi di attacco agli Stati Uniti posizionandosi come alternativa al mercato delle infrastrutture americano.

Medio Oriente, l’importanza delle relazioni iraniane

Nell’area geopolitica mediorientale il Nicaragua si muove in direzione filorussa o, meglio, antistatunitense. Il Nicaragua è stato il secondo Paese, dopo la Russia di Putin, a riconoscere l’indipendenza dalla Georgia delle due repubbliche di Abkhasia e dell’Ossezia del Sud. Tale decisione è stata presa a settembre del 2008 e ha comportato l’avvio di relazioni diplomatiche con i due nuovi Stati riconosciuti. Il ministro degli Esteri nicaraguense Samuel Santos López ha dichiarato: “Certo, noi pensiamo che la decisione di riconoscere Abkhazia indipendenti e Ossezia del Sud è stata equa e adeguata. A loro deve essere dato il tempo per le formalità interne. Coordineremo la possibilità e le condizioni di rapporti diplomatici diretti in un momento conveniente. Ovviamente e logicamente, agiremo tramite i nostri amici, probabilmente la Russia, per stabilire contatti più stretti e relazioni diplomatiche con le repubbliche.”

Sappiamo quanto l’Iran giochi inoltre un ruolo importante in America Latina, e di conseguenza anche Nicaragua. Diversi Paesi della regione hanno stretto legami forti con la nazione islamica: per il caso specifico nicaraguense, parliamo di accordi commerciali che delineano gli investimenti e i finanziamenti iraniani nel Paese. D’altro canto ricordiamo quando a inizio anno il Nicaragua, tramite le parole del cancelliere Denis Moncada, ha espresso solidarietà e cordoglio all’Iran in seguito all’uccisione del generale Soleimani. Altra spina nel fianco per gli Stati Uniti.

In conclusione, il Nicaragua di Daniel Ortega persegue una politica estera indipendente ma tendente a una vicinanza ideologica, politica e commerciale con l’Oriente. Riconosce l’indipendenza di Stati con riconoscimento limitato, come la Repubblica di Cina, anche conosciuta come Taiwan, l’Abkhasia e l’Ossesia del Sud. Si discosta, nonostante le sanzioni, dall’egemonia politica statunitense, che tuttavia sarebbe capace di peggiorare ulteriormente le condizioni economiche del Paese latinoamericano. Si può dire, dunque, che il Nicaragua sia una piccola spina nel fianco di Washington e che, in parallelo, Washington sia per Managua un ostacolo molto più invasivo. La speranza nicaraguense, che tuttavia crede nella propria indipendenza, è quella di poter contare, a livello economico e infrastrutturale, sugli amici orientali, in particolare la Russia e ancor di più la Cina. Ma la scelta fuori dal coro fatta da Daniel Ortega di moderare tra Taiwan e Pechino sembra voler far rimanere il suo Paese in un limbo di posizioni non prese, mentre l’obiettivo sarebbe quello di non precludersi alleanze, amicizie e rapporti commerciali. Riuscirà comunque a garantirsi un supporto filo-orientale persistente nel tempo?

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