Il Coronavirus ha gettato nel panico la popolazione italiana (e non solo) e il governo si trova di fronte alla sfida più ardua del suo mandato, l’emergenza sanitaria rappresenta senza dubbio la priorità a cui far fronte con più urgenza ma non si possono chiudere gli occhi di fronte alle conseguenze economiche che rischiano di abbattersi sulle tasche dei cittadini italiani. Ciò che impensierirà il popolo italiano di qui ai prossimi mesi non saranno più solo starnuti o strette di mano, ma anche una crisi che si prospetta molto, molto dura. 

Il virus ha iniziato a espandersi per tutto il Paese, la zona settentrionale è chiaramente quella più colpita e non a caso non ci sono (per fortuna) altre zone rosse sparse nelle regioni italiane che non siano Veneto e Lombardia. Oltre alla naturale apprensione per le conseguenze che rischia di portare il virus al sistema sanitario non possiamo ignorare i devastanti impatti che stanno riscontrando le regioni del Nord Italia, le imprese (grandi e piccole) fanno sempre più fatica e una situazione del genere non può essere a lungo sostenibile senza comportare gravi danni all’economia e al PIL. Il 2020 si prospetta un anno nero e occorre un pronto intervento da parte del governo, il “tampone” più importante (per usare un termine a dir poco calzante di questi tempi) va fatto all’economia. 

Come agire? È una situazione molto complessa, qualsiasi direzione rischia di amplificare l’emergenza su un determinato settore, bloccare un intero Paese per togliere stress al sistema sanitario significa penalizzare eccessivamente le attività economiche, ma anche la strada opposta sarebbe ugualmente deficitaria per i motivi legati alla salute pubblica. Le pesanti precauzioni prese dal governo per il prossimo mese non nascondono i grandi timori di fronte a un’emergenza che forse non è stata ancora affrontata nel modo giusto. Stiamo rimediando? Forse. O meglio, si spera. Il trend negativo che imboccherà l’economia italiana è ormai fuori ogni discussione, ed è in questo caso che entra in gioco l’Unione Europea al quale il nostro Paese non può che chiedere solidarietà.

Tra le vittime del virus riscontriamo i mercati azionari italiani con ribassi generalizzati su tutti i settori (tra cui spiccano quelli del turismo e dei trasporti), lo spread sale e il dibattito politico interno non fa che esacerbare una crisi già alquanto preoccupante. La palla passa all’Europa e mai come in questo momento l’Italia spera di andare incontro al maggior grado possibile di flessibilità, gli interventi che ha intenzione di attuare il governo porterebbero a un aumento del deficit che sforerebbe parametri che fino a qualche tempo fa scatenarono le ire di Bruxelles al punto da considerare l’avvio di una procedura di infrazione. 

La partita entra nel clou in quanto adesso si gioca su due fronti, bisogna essere bravi a difendere la propria porta ma anche a capitalizzare in contropiede se vogliamo usare un paragone calcistico. Da un lato arginare il virus e sperare che le misure precauzionali prese nell’ultima settimana si rivelino decisive, dall’altro dare “ossigeno” alle tasche degli italiani invocando la solidarietà dell’Unione Europea richiedendo maggior flessibilità. Non ci resta che sperare che l’Italia giochi (e vinca) una bella partita. 

 
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