Ora che la pandemia è in fase discendente ci è possibile fare un computo delle strategie e misure messe in atto dai paesi baltici per farvi fronte. Tra organizzazioni regionali, piani UE e cooperazione lo scenario della regione si dimostra quanto mai interessante in vista della fase di ripresa dalla pandemia.

Ci si approccia alla fase di distensione della crisi sanitaria legata al Coronavirus COVID-19 e questo rende possibile un bilancio generale delle reazioni e dell’operato dell’Europa centrale e baltica. Nonostante l’Europa occidentale sia impegnata a raccogliere i cocci delle perdite economiche e delle previsioni delle ricadute del PIL in alcuni casi a più del 10% come nel caso Italiano (-14%), nel Baltico la tensione è molto minore e la stabilità sembra non esser mai stata perduta.

Stando ai dati del 11/06/2020 del WHO la Polonia ha 27757 casi e 1206 morti, la Lituania 1733 casi e 74 morti, la Lettonia 1092 casi e 26 morti, l’Estonia 1958 casi e 69 morti. Il paese che sembra aver avuto la ricaduta peggiore è la Polonia in rapporto alla popolazione, che tuttavia rimane non drastica e decisamente non preoccupante se paragonata a quelle occidentali. Le strategie di risposta hanno variato di paese in paese. Si nota una maggiore adesione della Polonia alle misure V4 (Visegrad 4), che hanno cominciato ad essere predisposte in seguito al primo caso in Repubblica Ceca il 1° Marzo ed in Ungheria e Polonia il 4° del mese. Lettonia, Lituania ed Estonia invece hanno agito in maniera concitata ed organizzata al vertice della Nordic-Baltic 8 Cooperation (NB8).

Il paese tra tutti si è dimostrato più preparato ad affrontare la crisi si è dimostrata l’Estonia. Qui il virus è arrivato tra il 27 Febbraio e il 12 Marzo, probabilmente giunto prima da una cittadina iraniana proveniente da Riga diretta a Tallin e successivamente da una squadra di Volley proveniente da Milano e diffondendosi attraverso trasmissioni su base locale. Il 13 Marzo il Governo ha dichiarato lo stato d’Emergenza fino al 1 Maggio. La zona più colpita è stata quella di Saarema che ha sorpassato la Contea di Harju, nonostante sia abitata da solo il 2,5% della popolazione estone che ricordiamo essere di 1,326,117 abitanti (dati del 11/06/2020 basati sul “worldometer” delle Nazioni Unite). L’Estonia è il paese che ha speso di più nell’informatizzazione dei servizi, rendendo già dal 2000 possibile l’accesso digitale ai servizi amministrativi e sanitari introducendo la piattaforma e-kol nel 2002 che ha consentito il proseguo delle attività d’Istruzione e scolastiche tenendo connessi insegnati, alunni e genitori. Il decreto governativo del 13 Marzo dichiarando lo stato d’emergenza ha vietato tutti gli assembramenti pubblici, interessando anche le attività commerciali che hanno potuto solo in parte continuare le proprie attività con le limitazioni e le precauzioni sanitarie introdotte in gran parte dei paesi Occidentali, le scuole e le università ed introducendo il controllo alle frontiere e rimborsando i biglietti del traghetto Tallin-Stoccolma. L’Estonia ha puntato sui tamponi a tappeto per verificare efficacemente il contagio e velocizzare la soluzione della crisi. Il paese ha stabilito un Fondo di Assistenza Sanitaria per garantire alle 66 mila persone stimate che non possono permettersi un’assicurazione di ottenerla con fondi statali. Molti soldi sono stati donati agli ospedali dal settore privato ed un ruolo fondamentale lo hanno avuto le forze armate Estoni che hanno installato un loro ospedale da campo in una delle zone più colpite a Kuressaare. L’impatto della crisi è stato minimo, la maggior parte delle attività commerciali erano in grado di svolgere le proprie funzioni digitalmente da prima, il governo ha stanziato un’emissione di obbligazioni a breve termine fino a 200 milioni di euro e le aziende hanno ottenuto dei prestiti ed il rinvio delle tasse o l’annullamento degli interessi.

In Polonia invece il primo decesso causato dal COVID-19 si è verificato il 12 Marzo. Dal 29 Febbraio sono sono stati prelevati 307 samples contenenti il virus da parte dell’istituto nazionale di salute pubblica e dall’Istituto di Igiene pubblica (NIPH–NIH), il 6 Marzo il Ministro della Salute ha annunciato 23 test SARS-COVID-19 fossero in processo. E’ stata varata tra il 1 e il 2 Marzo una cosiddetta legge speciale (specustawa in Polacco) che consentisse di gestire la crisi sanitaria COVID-19 o altre pandemie per vie amministrative, di bilancio e di misure sanitarie epidemiologiche votata in prima lettura dal parlamento ed in secondo scrutinio dal Sjem, la camera bassa polacca, passando con 400 voti negativi e 418 positivi a favore. Misura contestata dal giurista e filosofo Jerzy Zajadło che la ha giudicata non necessaria ritenendo le leggi già esistenti in grado di gestire la pandemia. E’ il paese baltico in cui le conseguenze economiche saranno maggiori specialmente nel commercio, nel turismo e nell’industria ospedaliera. E’ stata lanciata il 1 Aprile  lo “Scudo anti-crisi” (Tarcza antykryzysowa) che agirà in merito a 5 aree: la sicurezza finanziaria degli impiegati e la garanzia di protezione dei posti di lavoro; il Business e suoi fondi finanziari; la Salute Pubblica; il tamponamento delle restrizioni alle concessioni di crediti delle banche da parte del “Comitato per la Stabilità Finanziaria”; un piano investimenti. Il primo ministro Morawiecki si è dichiarato “grato che il gruppo Visegrad-V4 abbia raggiunto un consenso sulla distribuzione delle risorse UE appartenenti al piano Recovery found”. Rimangono perplessità sulle modalità di svolgimento delle elezioni, argomento al centro di polemiche negli ultimi mesi nel dibattito interno.

La Lituania ha aumentato il proprio bilancio in Deficit per far fronte al previsto crollo del 2,8 % del PIL, è riuscita ad attuare un piano infrastrutturale che ha consentito l’abilitazione di 5 ospedali a trattare il COVID-19 e si è prestata ad una prova dell’OMS sulle sperimentazioni di cure e terapie per il virus, di cui è stato protagonista l’ospedale di Santaros (Vilniaus Universiteto ligoninė Santaros klinikos) dell’università di medicina di Vilnius, inoltre tra il 25 e il 26 Marzo sono state aperte delle strutture per i test sul virus a Utena, Turagè e Panevėžys. Il virus ha colpito di meno in relazione alle morti rispetto al SARS del 2003 sebbene il rateo di contagio sia stato più alto.

La Lettonia invece il contagio e le morti hanno colpito in misura nettamente minore rispetto all’Europa Occidentale, sebbene Riga sia stata posta di fronte ad un problema legato ai fondi dedicati alla sanità e di mancanza di personale. Il 13 Marzo il governo ha annunciato lo stanziamento di 1 miliardo di euro di sostegno finanziario alle attività che hanno subito l’impatto della crisi da parte della Banca acquistata dallo stato ALTUM, significative a riguardo le affermazioni del ministro delle finanze Jānis Reirs che ha dichiarato il paese si trovi in una situazione di maggiore forza e stabilità rispetto alla crisi del 2008.

Il Baltico ha subito la crisi pandemica in misura molto minore rispetto all’Europa Occidentale, dimostrandosi in grado di assorbire il colpo e di apprendere dallo svolgimento della crisi nei primi paesi in cui sono scoppiati i focolai, Italia per prima. Questa attenzione alle modalità in cui l’Italia ha affrontato la crisi e le misure da essa adottate ètestimoniata nel caso polacco dal giornalista e scrittore Tomasz Łysiak, e tutti i paesi baltici ne hanno beneficiato elaborando strategie con peculiarità nazionali nel contesto di un concerto tra di essi. Attraverso la Nord Investment Bank (grazie alla quale la Lettonia beneficerà di 500 milioni di euro di finanziamenti dovuti alla Pandemia) e l’iniziativa NB8, il Baltico ha saputo cooperare al suo interno in termini di strategia di contenimento, rimpatri e ora durante la fase distensiva di ripresa delle attività, dei trasporti, del movimento delle persone e di collegamento marittimo anche con la penisola Scandinava ed il resto dell’Europa. La Polonia, a cavallo di due macro-organizzazioni oltre che sfere d’influenza (V4-NB8) ha beneficiato degli esempi occidentali e si pone sempre più come esempio regionale strategico. Sebbene non sia tutto oro quel che luccica, in quanto potrebbero presentarsi delle difficoltà nella gestione dei fondi europei e nel scemare della pandemia (si sono verificate alcune riaccensioni dei focolai), il baltico potrebbe riprendersi non solo in largo anticipo rispetto al resto dell’Europa ma potrebbe persino beneficiare maggiormente dei fondi strutturali di supporto stanziati dall’Unione Europea. Il virus sembra quindi aver acceso un ennesimo riflettore puntato sulla regione.

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