La competizione tra percezione e realtà nella relazione tra Est e Ovest ha un ruolo rilevante nella comprensione dei rapporti tra le due parti. Ci sono due spazi di informazione differenti (Russia Vs. Ovest) che contribuiscono a creare idee diverse su quali siano i problemi e le rispettive soluzioni. La seguente analisi mira a riportare i punti cardine della propaganda Russa sulla NATO e la sicurezza Europea al fine di mostrare come quella che viene proposta quale realtà oggettiva dall’Ovest sia percepita differentemente dalla Russia.

 La fine della Guerra Fredda ha offerto la possibilità di costruire un genuino sistema di sicurezza Europeo, ma questa chance è stata mancata. Perché? Questo articolo tenta di illustrate il punto di vista Russo sulla NATO e la sicurezza in Europa. La loro argomentazione inizia osservando che alla fine della Guerra Fredda la Russia fu percepita come il nemico che era stato battuto, quando effettivamente il nemico era rappresentato dal comunismo e nella lotta contro esso l’Est e l’Ovest erano uniti. Tale percezione trovò concretizzazione nell’esplicito rifiuto da parte dell’Occidente di coinvolgere la Russia entro i confini della NATO.

Infatti, la Federazione Russa all’indomani della Guerra Fredda fece indirettamente intendere ai colleghi Europei un ipotetico interesse ad unirsi a loro. Chiaramente, l’Europa non avrebbe potuto accogliere ad occhi chiusi i Russi per più motivi (tra i quali il rispetto della democrazia), ma avrebbe potuto suggerire loro la via da percorrere per soddisfare i principi necessari all’inclusione entro l’alleanza militare. A questo punto, i Russi si chiesero quale fosse il ruolo della NATO dal momento che la Guerra Fredda era finita e che non vi erano opportunità per loro di entrarvi. Bene, si risposero che l’unica ragione doveva essere la competizione dell’Occidente verso di loro in quanto percepiti come i nemici da punire ed allontanare.

La narrativa Russa a tal proposito è che l’Europa si fece prendere dall’euforia di aver “vinto” la Guerra Fredda levando spazio al lavoro collettivo volto a soluzioni reciprocamente accettabili ed equilibrate. Fu così che la NATO confermò, secondo loro, un carattere di alleanza militare volta al contenimento della Russia. A sostegno di questa lettura, i Russi portano ad esempio il periodo di politica aperta ed inclusiva della NATO verso l’Europa Centrale e dell’Est e che portò progressivamente all’integrazione di ex-membri del Patto di Varsavia. Nonostante le perpetue dichiarazioni che la NATO non intendesse perseguire politiche confliggenti quelle Russe, la proposta del 2008 di annettere Georgia e Ucraina all’alleanza sconvolse la Russia, la quale iniziò a guardare con sguardo preoccupato in particolare alla “sorella” Ucraina.

Il graduale ma costante movimento della NATO verso Est è, agli occhi dell’opinione Russa, un fatto oggettivo e che in quanto tale offre tutte le ragioni di cui preoccuparsi. La decisione della NATO di iniziare i bombardamenti sul Kosovo nel Marzo del 1999 prima di consultare Mosca, rappresentò per i Russi il messaggio che gli Stati Uniti avevano deciso di presidiare un mondo unipolare. Improvvisamente, i sentimenti anti-Americani in Russia raggiunsero livelli molto alti. L’operazione in Crimea è da leggersi nell’ottica del timore che la Russia provava rispetto all’interesse della NATO verso una politica di contenimento nei loro riguardi, visto in realtà come obiettivo ultimo dell’alleanza militare, e del senso di umiliazione derivante dal comportamento della NATO in Kosovo.

Chiaramente, l’annessione della Crimea scandalizzò l’Europa rinforzando la narrativa dominante nell’Ovest che dipinge la Russia come un disturbatore della sicurezza Europea. I Russi, dal canto loro, sfruttano proprio la dichiarazione di indipendenza del Kosovo come giustificazione per riconoscere la secessione della Crimea, citando il cosiddetto “precedente dell’indipendenza del Kosovo”.  Tutto ciò fomenta l’opinione Russa che l’alleanza abbia perseguito lo sforzo di costruire una NATO imperniata sull’Occidente. Il rifiuto della proposta Russa dello European Security Treaty formulata nel 2008 ne farebbe da ulteriore esempio.

Dal 2014, la presenza militare della NATO presso i confini con la Russia ha subito un graduale incremento, giustificato dall’Occidente alla luce del comportamento autoritario della Russia in Ucraina, ma che dal punto di vista Russo rafforza la percezione di accerchiamento e isolamento che, come i recenti dati dimostrano, accompagnano un aumento della radicalizzazione e del conservatismo anche tra i più giovani. Questi ultimi e altri dibattono: non è stata la Russia a spostare i suoi confini verso la NATO, ma viceversa. Allora, chi pone una minaccia a chi?

Fonti:

Alexander Gremitskikh, 28.02.2020, Russia, NATO and European security, Finnish Institute of International Affairs https://sites.utu.fi/bre/russia-nato-and-european-security/ (Accessed 13.03.2020)

Alexandra Matas, 2020, Russian Vision of its Position in the Contemporary Security Landscape, appunti della lezione, European Security Course, Geneva Centre for Security Policy (GCSP), delivered 19 February 2020

Urlich Kühn, 28.03.2020, Preventing Escalation in the Baltics. Chapter 2 Russian Interests and Strategy https://carnegieendowment.org/2018/03/28/russian-interests-and-strategy-pub-75880 (Accessed: 13.04.2020)

Why the Kosovo “precedent” does not justify Russia’s annexation of Crimea. Washington Post. https://www.washingtonpost.com/news/volokh-conspiracy/wp/2014/03/24/crimea-kosovo-and-false-moral-equivalency/ (Accessed 21.04.2020)

Masha Gessen, 21.03.2014, Crimea is Putin’s revenge, Slate https://slate.com/news-and-politics/2014/03/putins-crimea-revenge-ever-since-the-u-s-bombed-kosovo-in-1999-putin-has-been-planning-to-get-even.html (Accessed 21.04.2020)

 

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