La Mongolia, un vasto paese di steppe aride e montagne, racchiuso tra la gelida Siberia a Nord ed il Deserto del Gobi a sud, un paese in apparenza insignificante che invece racchiude una considerevole importanza geopolitica. Lungi dai templi gloriosi, secondo le correnti nazionaliste, di Gengis Khan e della sua Orda D’oro, la Mongolia ha saputo nel secolo passato costruire la sua rilevanza strategica come stato cuscinetto tra Russia e Cina. Conscia di questo ruolo, la Mongolia ha saputo destreggiarsi ed oscillare tra le zone di influenza di ambo le parti, ponendosi come ago della bilancia tra due grandi potenze nemiche-amiche.

La Mongolia è un paese con una estensione di 1566000 km² , una popolazione di 3031330 milioni di abitanti ed una conseguente densità di 1,94 abitanti per chilometro quadrato, collocandola tra i paesi meno densamente abitati del mondo.Questo stato, salvo le ben note scorrerie delle sue orde, non ha mai rivestito un ruolo da attore nella storia fino al 1911, anno dell’indipendenza dall’impero cinese dei Qing, che ha spinto immediatamente il paese sotto l’Egida dei Bolscevichi i quali, come accadeva con ogni altro stato limitrofo, instaurarono un regime comunista perdurato fino alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, nel 1991.

Visti i precedenti, ci si potrebbe aspettare da parte della Mongolia un atteggiamento cauto nei confronti di quella che è stata a tutti gli effetti una potenza occupante, invece la Mongolia rappresenta tutt’oggi un paese colmo di contraddizioni e di assetti peculiari che la rendono unica nel panorama degli stati asiatici.

Nonostante l’effettiva presenza dell’Armata Rossa entro i suoi confini, è bene precisare come i rapporti tra Mongolia e Russia si siano sempre basati sulla mutua assistenza: la Russia ebbe infatti modo di difendere il neonato stato mongolo in più occasioni: prima dalle rivendicazioni cinesi, nel 1921, ed infine nel 1939 da una sanguinosa campagna espansionistica dell’Impero Giapponese, il quale già nel 1931 aveva occupato la Manciuria creando lo stato fantoccio del Manchukuo, uno territorio sulla terraferma completamente sottomesso da cui il Giappone poteva lanciare a più riprese numerose di campagne di conquista, prontamente respinte.I rapporti con Russia e Cina sono stati per molto tempo quindi una scelta quasi obbligatoria per il governo di Ulaanbaatar. Consacrata a stato cuscinetto, la Mongolia ha fatto della politica comunista e da una politica di buon vicinato la sua ragione di sopravvivenza.

Le relazioni con la Cina sono migliorate dagli anni 80 ed ora sono basate sul Trattato di Amicizia e Cooperazione del 1994, che sancisce il reciproco rispetto dell’Indipendenza e dell’integrità territoriale. Parallelamente il rapporto con la Russia è stato rifondato dopo il ritiro delle truppe sovietiche da un trattato di Amicizia e Cooperazione, siglato nel 1993.

La nuova relazione con la Russia è stata ampliata progressivamente dall’intervento del neoeletto Primo Ministro Vladimir Putin che ha ampliato i campi di cooperazione al settore economico e politico nel 2000, nel 2009 e nel 2014 sempre su impulso di Putin ora Presidente della Federazione Russa. Vista l’ottima evoluzione dei rapporti con la Russia, Ulaanbaatar ha migliorato progressivamente la sua partnership con la Cina arrivando nel 2016 ad annunciare congiuntamente un piano per lo sviluppo di un corridoio economico comune, combinando l’ambizioso progetto della Belt and Road Initiative cinese con la nuova Ferrovia Transcontinentale Russa. Obbiettivo di Ulaanbaatar è superare l’assenza di uno sbocco sul mare per ridurre costi di transito delle merci e diversificare gli investimenti dall’industria mineraria, settore cardine dell’economia Mongola.

Pur mantenendo dunque le relazioni con Mosca e Pechino, la Mongolia ha cominciato a perseguire una politica estera autonoma, aderendo al movimento dei non allineati e perseguendo una maggiore partecipazione alle Nazioni Unite ed ai forum di cooperazione multilaterale. Questa moderna politica di buon vicinato ha permesso alla Mongolia di instaurare relazioni pacifiche con altri paesi asiatici, i così detti terzi vicini, quali Giappone, India e Corea del Sud ma anche con Stati Uniti ed Europa.

In particolare, nel 2015 è stato siglato un accordo di libero scambio con il Giappone e nello stesso anno è stata aperta una linea di credito da un miliardo di dollari con l’India a seguito della visita del primo ministro indiano Narendra Modi. Questa politica di apertura è senza dubbio proiettata verso la prospettiva di sganciare il paese dalla dipendenza biunivoca Cina-Russia. La Cina è infatti ad oggi il principale mercato per le esportazioni mongole, con una quota crescente dell’84%, assieme al settore terziario che a partire dal 2014 ha registrato una crescita media annua del 10%.

D’altro canto, nonostante gli ingenti giacimenti di carboni e di petrolio Mongoli arrivino a coprire rispettivamente il 72% ed il 23% del proprio fabbisogno di energia, il paese si ritrova ad acquistare dalla Russia più di tre quarti dei prodotti derivati dal greggio e parte dell’energia elettrica, rimanendo così parzialmente dipendente dalle importazioni. La necessità di far affidamento su di una politica diplomatica eclettica e adattabile non ha tuttavia impedito alla Mongolia di affermare in politica intera alcuni principi cardine avviati dal 1990.

Il processo di democratizzazione della Mongolia è stato infatti tortuoso come per qualsiasi altro paese costretto, in forza del cambiamento dei tempi, a riallineare le proprie forme di governo verso un sistema democratico multipartitico. Ciononostante, la Mongolia ha saputo equilibrare la necessità di dar voce alle proprie componenti sociali mantenendo un ruolo guida per il Partito Rivoluzionario del Popolo Mongolo, che ha rinunciato all’impronta rivoluzionaria.Assieme ad un rinnovato sistema politico, la Mongolia ha abbracciato a pieno titolo la protezione dei diritti indicati dal sistema liberale, quali la libertà di impresa e la libertà religiosa, entrambe sancite oggi dalla Costituzione e nel 2015 il parlamento è addirittura arrivato ad abolire la pena di morte con uno storico voto.

Le sfide del terzo millennio hanno messo alla prova tutti i paesi del mondo, nessuno escluso, sfide diverse dai decenni precedenti, con maggiori contraddizioni, meno ideologia e contornate da una costante ricerca di una identità nazionale.La Mongolia, viste le precedenti considerazioni, sembra esser riuscita a svincolarsi dal ruolo di pedina sfruttabile adeguandosi ad un ruolo di basso profilo, conciliante al multilateralismo e apparentemente non allineato. Il mantenimento della stabilità della Mongolia, vista l’assenza di conflitti interni ed opposizione armata, sembra basarsi interamente sulla crescita economica, un assetto che è riuscita abilmente a definire concedendo puntualmente giri di valzer ai suoi spasimanti, o per meglio dire, giri di Tsam.

Fonti

https://www.rferl.org/a/russia-mongolia-sign-new-treaty-to-bring-partnership-to-whole-new-level-/30144655.html

https://bit.ly/2nhQ36W

https://www.rferl.org/a/putin-to-sign-landmark-permanent-treaty-with-mongolia/30141895.html

 

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