A gennaio 2020, Pechino ha reso note le nuove linee guida per la gestione dei prodotti in plastica monouso non biodegradabile, allo scopo di ridurre l’inquinamento in tutto il Paese entro il 2025. Il nuovo progetto rientra in un piano molto più ampio di implementazione di nuovi modelli di smaltimento dei rifiuti.

 

A gennaio 2020, la Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme e il Ministero dell’Ecologia hanno annunciato un piano quinquennale destinato a ridurre, entro il 2025, l’uso della plastica monouso. Oltre a proibire la produzione e la vendita di alcuni prodotti in plastica non biodegradabile come sacchetti, posate, piatti e cannucce, il documento prevede di incrementare le procedure di riciclo e introdurre nuove politiche volte a promuovere l’uso di contenitori ecosostenibili e a favorire la rapidità di consegne e spedizioni di beni alimentari.

Le misure sono state rese note in concomitanza dell’annuncio che la più grande discarica del Paese – grande quanto 100 campi da calcio – è stata riempita con 25 anni di anticipo, avendo fino ad ora accolto 10.000 tonnellate di rifiuti al giorno. La notizia non dovrebbe destare stupore. Il Paese, nel 2018, ha prodotto più di 211 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani, di cui il 12% era plastica. Il piano, che mira a ridurre i rifiuti in plastica monouso del 30%, prevede una applicazione graduale tanto a livello temporale che geografico. Wen Yunxuan, segretario generale della China Plastic Processing Industry Association ha infatti dichiarato che i divieti saranno imposti per fasi, dapprima nelle aree urbane più importanti e caratteristiche, poi nelle grandi città e infine in tutte le altre zone del Paese. 

Ad esempio, entro la fine dell’anno verrà vietata la produzione di prodotti chimici destinanti all’uso domestico contenenti microsfere in plastica, la cui vendita verrà bloccata solo due anni dopo, nel 2022. Inoltre, entro la fine del 2020, si prevede di proibire l’uso dei sacchetti in plastica non biodegradabile dapprima nei centri commerciali, supermercati e ristoranti delle principali metropoli del Paese. Successivamente, nel 2022, il divieto verrà esteso a tutte le aree urbane costiere fino ad arrivare ad un divieto completo in tutto il Paese nel 2025.

Non è la prima volta che Pechino avvia una campagna contro l’uso della plastica. Nel 2008, il Paese aveva proibito ai dettaglianti di distribuire gratuitamente ai clienti sacchetti in plastica, incentivandoli all’utilizzo di borse in tessuto, e messo al bando la produzione di sacchetti ultrasottili. Nel 2018, Pechino ha messo fine all’importazione dall’estero di 24 tipologie di materiali tra cui proprio la plastica, dopo aver importato, sin dal 1992, oltre 116 milioni di tonnellate di oggetti in plastica da Usa, Giappone e Germania. Inoltre, alcune aree del Paese hanno già attuato misure volte a ridurre l’utilizzo della plastica non biodegradabile. È il caso della città di Jilin in cui alcuni supermercati e piattaforme e-commerce hanno favorito l’uso di sacchetti più “environmentally friendly”.

 

 

La ragione delle recenti misure è piuttosto semplice: il consumo di plastica monouso non biodegradabile è cresciuto esponenzialmente, per cui il Paese necessita di un piano sistematico per ridurne l’inquinamento. I settori maggiormente colpiti sono due: ristorazione ed e-commerce, il cui sviluppo correlato li ha trasformati nella principale fonte di diffusione di plastica monouso nel Paese. Ad esempio, nel 2017, il mercato cinese del cibo a domicilio ha prodotto 1.6 milioni di tonnellate di rifiuti da imballaggio mentre nel 2018 i servizi di consegne hanno utilizzato circa 25 miliardi di sacchetti di plastica.

Alcuni giganti, come McDonald’s ed Hey Tea – famosa catena cinese di bevande- si sono immediatamente adattati alle nuove misure. A giungo McDonald’s ha annunciato che nei suoi ristoranti di Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen sarà vietato l’uso delle cannucce di plastica e, a seguito della modifica nel design della iconica cup, i clienti potranno bene direttamente dalla tazza. Hey Tea, invece, ha già introdotto l’uso di cannucce di carta nella città di Pechino prevedendo di estendere tale misura in altre città del Paese. A giugno, la quantità di cannucce di plastica risparmiate dalla nota catena di bubble tea è stata pari a 11 milioni.

Sebbene Pechino sembri ufficialmente riconoscere l’utilizzo smodato di plastica non biodegradabile come un problema, le misure adottate potrebbero non essere sufficienti. Il prezzo all’ingrosso di un sacchetto in plastica biodegradabile è pari a 0,3 RMB comparato ai 0,1 RMB di un sacchetto non biodegradabile e per molti commercianti, secondo quanto documentato dal South China Morning Post, il passaggio al biodegradabile non è fattibile, almeno nel prossimo futuro. Si prevede, dunque, che nel Paese la plastica non biodegradabile continuerà ad essere utilizzata ancora per molti anni, nonostante il divieto delle autorità governative, proprio come accaduto in passato. Secondo una indagine condotta lo scorso anno, quasi il 70% dei mercati del Paese fa ancora uso di sacchetti non a norma, nonostante le proibizioni imposte nel 2008. China Zero Waste Alliance – una organizzazione ambientalista – nel 2018, ha scoperto che solo il 17% dei dettaglianti di 9 principali città del Paese ha imposto ai clienti una tariffa sui sacchetti di plastica. Inoltre, l’eventuale futuro incremento nell’uso di plastica biodegradabile genererebbe un ulteriore difficoltà dal momento che nel Paese sono poche le strutture in grado di gestirne lo smaltimento. Il pericolo è che Pechino si ritrovi inondata nuovamente dalla plastica – compostabile sì ma pur sempre plastica.

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