In un anno denso di elezioni per tutto il continente africano, gli osservatori internazionali si interrogano sulla bontà e sulla trasparenza dei sistemi elettorali messi in atto nei Paesi che andranno al voto nei prossimi mesi.

La questione del controllo internazionale sugli organismi elettivi, il conteggio dei voti, ed i sistemi per assicurare la genuinità del voto non è nuova per l’Africa: in tutta la sua storia indipendente, infatti, si sono susseguiti scrutatori indipendenti, dapprima per creare e irrobustire il neonato sistema di democratizzazione della scelta dei leaders, e poi per tentare, ove possibile, di arrestare la dilagante ed endemica corruzione che colpisce in modo particolare il sistema del conteggio dei voti. Proprio il delicatissimo momento dello spoglio è stato, ad esempio, contestato nel caso delle elezioni in Mozambico. Il partito dall’opposizione, la RENAMO, ha infatti accusato il presidente Nyusi di aver organizzato brogli durante il conteggio dei voti  dichiarando che avrebbe considerato nulle le elezioni che riconfermano il FRELIMO al potere.

E tuttavia non si tratta solo di infiltrazioni provenienti dall’interno. Sull’onda del clamore suscitato dal celeberrimo Russiagate, gli ultimi dati delle agenzie di intelligence  corroborano la tesi secondo cui i sistemi elettorali, uno dei pilastri della democrazia, siano sempre più compromessi, specie in quei Paesi che non hanno la possibilità, o la volontà, di assicurarsi adeguati strumenti di controllo. Il rapporto ha evidenziato come, una oscura società inglese, la SLC Group, adesso scomparsa dalle scene, sia coinvolta in numerose elezioni in tutta l’Africa tra cui spicca il voto del 2017 in Kenya che portò alla rielezione di Kenyatta. La SCL risulta tra l’altro, collegata a Cambridge Analytica. Il dato è allarmante se si pensa che il virare di queste società verso i partiti influenti alimenta sospetti di elezioni pilotate volte a sostenere il permanere dello status quo.

Proprio per questo, la comunità internazionale, in sede di concertazione riunita delle Nazioni Unitd, dovrebbe offrire ai paesi africani che sono chiamati alle urne nel 2020 tutto il supporto di commissioni elettorali indipendenti, con la partecipazione del popolo e la educazione all’esercizio di un diritto fondamentale alla sopravvivenza della democrazia, affinché l’Africa si allontani dall’ombra nera della corruzione che sembrerebbe permearla.

 
 
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Giulia Raciti

Giulia Raciti

Ciao a tutti, sono Giulia Raciti Longo, e collaboro con IARI da Giugno del 2019.Dopo la laurea in Giurisprudenza, conseguita a Catania, ho proseguito i miei studi a Milano, dove ho ottenutoil Master in Diplomacy presso l' ISPI-Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Sono fluente in tre lingue, e ho avuto la possibilità di studiare in tutta Europa, e di lavorare con l' ONG ruandese “ African Education Network" per un anno, occupandomi di analisi delle policies e mappatura legislativa. È in questi contesto che è nata la mia passione per l' Africa, territorio complesso e spesso sottovalutato nelle relazioni internazionali. Con IARI mi occupo proprio di Africa, focalizzandomisui processi elettorali e sui fenomeni migratori, temi che mi propongo di affrontare con un approccio trasversale tra geopolitica e diritto internazionale. Sono appassionata di storia contemporanea, in particolare delle decadi tra il ’20 e il ’40 del 900.Lavorareper la redazione dello IARI, mi ha dato la possibilità di mettere le mie competenze al servizio degli altri: credo infatti fermamente che la geopolitica sia uno strumento indispensabile per capire il mondo che ci circonda ed essere cittadini globali più attenti e consapevoli.Per questo cerco sempre di creare contenuti che siano fruibili anche dai non addetti ai lavori, ma rigorosi dal punto di vista scientificoed informativo.
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